©www.birrerya.com Avremo il piacere, durante il Villaggio della Bir
ra 2009, di avere come ospite (oltre a Tim Webb) Mike Tessier. Canadese, Ex Birraio, giornalista e giudice nei Concorsi Birrari internazionali. Conosciamolo meglio attraverso una piccola intervista.
Mike, ci elenchi le cinque birre che hanno cambiato la tua vita?
John Labatt’s Classic: una lager canadese che, ne sono certo, nessuno dei lettori conosce. Appena terminato il liceo, ho lavorato part-time presso i magazzini periferici delle tre più importanti fabbriche canadesi di birra dell’epoca. Era l’unica birra fra tutte le pseudo-birre in circolazione che sapesse di qualcosa. Quando mi sono procurato un lavoro a tempo pieno e sono diventato proprietario della mia prima casa, ed ero molto più in là con gli anni, questo è stato il primo vero lusso che mi sono concesso con la mia paga prima di sviluppare un reale interesse per la birra.
Nelson Paddywhack IPA: ho assaggiato questa birra della Columbia Britannica durante uno dei primi festival della birra cui ho partecipato. Ricordo di aver bevuto questa birra chiara dello stretto dell’Inside Passage, fabbricata nello stile del nordovest del Canada, e di essermi chiesto come e perché ci avessero messo del pompelmo. Davvero, quella è stata la prima volta in cui ho provato una birra con del luppolo Cascade, non immaginando che sarei poi diventato un drogato di luppolo e un grande estimatore delle birre al gusto di pompelmo.
Maudite: è una strong ale belga del Canada Francese. Fino a questo momento non avevo mai immaginato che una birra potesse essere così buona. A differenza delle due birre precedenti, questa la bevo ancora regolarmente, possiedo una cantina ben fornita di bottiglie che risalgono al 1998. Mi piace berla per accompagnare le bistecche.
La Sour Flanders Brown Ale, di mia produzione, vincitrice di medaglie d’oro per le birre artigianali nei concorsi nazionali canadesi e americani dedicati a questo tipo di birra. La ricetta di questa birra mi è parsa talmente interessante quando l’ho letta che ho deciso che dovevo produrla. Al primo assaggio ho deciso che avrei gettato via l’intera partita, poiché non avevo mai bevuto una birra acida prima. È stata mia moglie a convincermi a partecipare a un concorso di birre artigianali: questa birra ha vinto un mucchio di medaglie. La birra acida adesso piace molto a entrambi e cerchiamo di avere sempre delle bottiglie di Duchess du Bourgogne e di La Folie nella nostra cantina.
Bière des Sans Culottes: questa birra è uno dei motivi ispiratori del viaggio che stiamo per intraprendere. Il guazzabuglio di strani ingredienti contenuti in questa birra era qualcosa che non avevo mai sentito prima. Mi ha spinto ad andare in giro alla scoperta delle fabbriche di birra Saison e Bière du Garde. Ho visitato anche le fabbriche Fantome, Vapeur e Dupont nel 2005 e, poco prima di recarmi a questo Villaggio della Birra, avrò già visitato le fabbriche di birra Bière du Garde.
Stai facendo molto per la promozione della birra artigianale. Quali altri giornalisti, birrai e/o associazioni segnaleresti per il loro lavoro?
Mi affanno a leggere la maggior parte delle opere degli altri scrittori in tema di birra, è vero: troppi sembrano voler utilizzare una marea di aggettivi per descrivere le loro esperienze di gusto, e questo mi annoia. A me piacciono le storie, mi sorprendo a rileggere le opere di Michael Jackson, che descrive la birra come il frutto di un esperimento romantico. Ha raccontato la storia della birra e le storie che si narrano su di essa, spingendomi a viaggiare e a vedere tutto, cosa molto più divertente di quel che c’è in un bicchiere.
Le opere di Tim Webb. Tim è uno dei pochi scrittori che mette tutto il suo tagliente e corrosivo umorismo in quello che scrive. È il “beer-writer” più divertente nel mondo della birra e, soprattutto, non dimentica mai che birra vuol dire divertimento.
Jean François Gravel (titolare del brewpub “Dieu du Ciel!”). Quest’uomo ha un’immaginazione fervidissima nel fabbricare birre eccezionali di stili diversi e nel produrre creazioni da lui stesso firmate.
Todd e Jason Alstrom. La birra, loro, la vivono. La loro rivista “Beer Advocate” è una boccata d’aria fresca per chi produce birra. Dicono le cose come stanno, mettendo nella loro rivista tutto ciò che riguarda la birra, con scrittori in erba che non hanno paura di esprimere le loro emozioni. Gli unici problemi che ho avuto con la rivista sono l’eccessiva brevità dell’esposizione e sette pagine di recensioni sulle loro birre, ma si sa che questo è il difetto di molte riviste. Mi sono abbonato a 5 di esse.
Quanto alle associazioni, qualsiasi club di birre artigianali che incoraggi l’immaginazione e la conoscenza a proposito della nostra bevanda preferita, la “birra”. Penso che, per capire la birra, sia necessario fabbricarla o averla fabbricata in passato.
“Belgio la nazione della birra” è un’affermazione esagerata?
Ad eccezione – giustificata – degli Stati Uniti, nessun altro Paese possiede una varietà di stili così profonda e ampia. Il ciclone delle birre belghe ha investito il mondo intero. Il bello ora è – sebbene alcuni puristi delle birre belghe possano storcere il naso – l’influenza reciproca che le fabbriche di birra americane stanno esercitando su quelle belghe, con birre come la Houblon Achouffe e la de Ranke bitter.
Le norme europee penalizzano i piccoli produttori?
Onestamente, come canadese dell’ovest non posso rispondere a questa domanda. Nella nostra provincia l’assetto fiscale è tale che, meno birra un birrificio produce, meno tasse deve pagare. E questo vale sia per le birre importate sia per tutte quelle fabbricate nella nostra provincia di Alberta. La struttura fiscale della nostra provincia è quindi molto vantaggiosa per i piccoli birrifici belgi e italiani, che possono praticare prezzi migliori ed essere più competitivi nel territorio della nostra provincia.
Le birre belghe sono molto apprezzate in Italia. Cosa ne pensi e cosa pensi della nuova realtà italiana? È spaventoso, è qualcosa che incoraggia l’immaginazione dei vostri birrifici italiani e, come ho già detto, il Belgio è uno dei maggiori produttori di birra al mondo.
Cosa non ami del Belgio birrario?
La pseudo-birra allo sciroppo di frutta, tipo Früli. Pare che alcuni birrifici belgi stiano distruggendo una gloriosa tradizione di birre di carattere solo per cercare di penetrare nel mercato del vino “alla moda” con qualcosa che non può certo definirsi birra. L’aspetto triste è che i giovani della moderna “soda pop generation” hanno perso il gusto dell’aspro, e pare che alcune fabbriche di birra si stiano orientando verso il gusto dolce, perché sono convinte che questa sia la direzione da imboccare per conquistare fette di mercato.
Hai un aneddoto birrario divertente da raccontarci?
Trovo buffo il fatto di aver voluto partecipare a un festival della birra in Toscana e poi di frequentarlo con il mio amico Tim Webb, e di partecipare ai Laboratori di degustazione. Anche se può sembrare assurdo, l’aspetto più divertente è dato dalla mia posizione nel mondo della birra dopo averla fabbricata, averne scritto e parlato in pubblico per tanti anni. Non avrei mai immaginato che un semplice hobby, una passione sarebbero diventati il modo per guadagnarmi da vivere.
