Maagd van Gottem

IMG_1661A vederlo così, fa un certo effetto: mi riferisco al cono di Kent Goldings inglese che Piet Meirhaeghe, mastro birraio della Sint Canarus, ha inserito “direttamente” in bottiglia, come modalità “estrema” di dry hopping. Sembra quasi un ragno, il cono del luppolo, la cui “sfaldatura” si nota nettamente guardando in controluce la birra, alla quale conferisce striature di color erbaceo aggiunte al naturale colore dorato. E’ birra particolare, meno luppolata di quanto uno si potrebbe aspettare, visto l’artifizio, generalmente rotonda e maltata, con il luppolo che le conferisce (quasi inaspettatamente) sentori e aromi tendenti più all’affumicato che allo speziato/floreale, come invece il Kent ci ha abituati ad aspettarci. Ha frizzantezza non accentuata, con schiuma poca e di relativa persistenza, una leggera evoluzione citrica e un finale tendenzialmente morbido, dato da una maltatura diffusa. Da ri-valutare con ancora più attenzione dopo un periodo più consistente di maturazione, per vedere se il consiglio che Chris (Podge) Pollard (“the beer investigator” del CAMRA) ha dato a Piet si confermerà ancor più azzeccato. Alc. 6,2% vol ©Alberto Laschi

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