Abbaye de Bonne-Esperance

L’abbazia di Nostra Signora della Buona Speranza, sorge ancora nel Comune di Estinnes (vicino a Binche), ed è 140PX-~1l’unica costruzione monastica dell’ Hainaut i cui edifici sono sfuggiti alle devastazioni della Rivoluzione francese. La sua storia inizia con una donazione: nel 1125 infatti, il Signore di Cross-lez-Rouveroy dona parte del proprio patrimonio a una giovane comunità di canonici Premostratensi, guidata da padre Norbert, un sacerdote di origine tedesca, la cui predicazione provoca molte conversioni, tra le quali anche quella del figlio di Lord Cross-lez-Rouveroy. Nel 1130 la comunità sceglie il luogo definitivo dove far sorgere gli edifici della propria comunità, l’attuale sito dell’abbazia. Essa diventa, nel corso dei secoli, un ricercato luogo di spiritualità, una vera e propria “potenza” economica e una frequentatissima meta di pellegrinaggi. La superficie dei possedimenti monastici si dilata sempre di più nel corso dei secoli, grazie a numerose donazioni, raggiungendo nel XVIII secolo (periodo di massimo splendore) la superficie di circa 4.700 ettari. La Rivoluzione francese costringe i monaci ad abbandonare l’Abbazia, i cui beni furono tutti venduti o alienati, ma non pregiudica gli edifici, salvati, probabilmente, dall’intervento dei residenti locali. Passati gli anni turbinosi della Rivoluzione, la comunità dei Premonstratensi non vi fa comunque ritorno, e lascia, nel 1829, tutti gli edifici in eredità al Seminario di Tournay, che la trasforma in un vero e proprio istituto di istruzione superiore. Attualmente a Estinnes sono rimasti una scuola primaria e una secondaria e un Centro Diocesano per la Casa della Gioventù, oltre ad essere ancora un frequentato luogo di pellegrinaggi religiosi.

 

Non compare fra le 100 birre belghe che secondo Tim Webb & Joris Pattyn si dovrebbero bere prima di passare a miglior vita; Michael Jackson la cita di sfuggita in un paio o tre delle sue (strategicamente) numerose guide birrarie. E’ comunque birra conosciuta, soprattutto in Italia, dove è facilmente reperibile, prodotta dalla brasserie belga Lefebvre fin dal 1978; e questa facilità nel trovarsela di fronte agli scaffali di un supermercato a volte trattiene dal abbayeprenderla, perché uno è portato a pensare che è lì perché non è niente di speciale. L’avevo già assaggiata molto tempo fa, e ho deciso (come per la Duvel) che era giunto il tempo di riprovarci. E l’ho trovata proprio bene, questa birra, in una bella forma, con una rispettabilissima dignità produttiva. Brassata ancora come vuole la tradizione (un fuoco a legna che riscalda direttamente il tino di rame contenente il mosto; mosto che, dopo l’ebollizione, viene lasciato raffreddare su di un sottile strato di fiori di luppolo; successivo trasferimento nel fermentatore dove matura per tre mesi; imbottigliamento senza filtrazione con aggiunta di un’ulteriore dose di lievito), si presenta con un bel colore giallo dorato, al confine con il ramato, e una schiuma enorme e cremosa, color vaniglia, ricca e persistente. L’aroma (come anche parte del gusto) è  nettamente fiorito e delicatamente fruttato, con un ricordo di scorza di arancio piacevolmente dolce e una leggera speziatura data da un lievito gentile. Il corpo è rotondo, morbido, molto beverino, dalla carbonazione educata e non invadente: la luppolatura appare subito evidente, ma non aggressiva, e attraversa gustativamente tutta la degustazione, arricchita da note di frutta candita, malto e sensazione agrumate. Corretto il finale, un poco svelto, decisamente amaro e luppolato, delicatamente astringente. Assaggiata in bottiglia da 0,75; Alc. 7,8% vol. ©Alberto Laschi

3 Responses to “Abbaye de Bonne-Esperance”

  1. francesco

    è vero il fatto di trovarla in molti supermercati fa venire molti dubbi è tanto che non la bevo mi hai fatto venire voglia di riprovarci

  2. francesco

    l’ho ribevuta stasera insieme ad un amico dopo moltissimi anni e l’ho riscoperta davvero nuova e molto buona
    una grande riscoperta a portata di mano grazie alberto di avermela suggerita

  3. Elena

    Io lavoro in una birreria, e personalmente la ritengo meravigliosa, soprattutto quella da 0,75 (è la mia preferita). La peculiarità di questa birra è che andrebbe servita battendo la bottiglia (io lo faccio con un classico apribottiglie in ferro).In questo modo le vibrazioni del vetro portano il lievito a rimescolarsi, dato che tende a decantare nel fondo. Non l’ho ancora trovata in un supermercato, e qual’ora succedesse ne sarei entusiasta, poichè nel locale è venduta a 5,5 euro quella da 33cl, e 13 euro quella da 75cl. Personalissima considerazione: la presenza di un prodotto ricercato al supermercato a mio avviso non lo sminuisce, al contrario…è giusto che da bravi italiani, coltiviamo la cultura della qualità in tutte le occasioni!!

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