Ma la birra scade? Si può bere una birra scaduta? Di cosa sa un birra scaduta? Queste sono le domande che spesso ci si sentono rivolgere sia nelle serate dedicate ai corsi birrari che nelle “comuni” conversazioni fra birrofili. La birra e la sua scadenza, si potrebbe dire. Qui di seguito riporto l’esilarante risposta a questo quesito riportata sulle pagine web di un blog del settore birrario molto frequentato:
“Contenendo lieviti che sono sostanze vive la birra scade eccome, e non può, come dice qualcuno, essere “riciclata”, ma viene gettata via dai commercianti quando raggiunge la data di scadenza (ben impressa sulle bottiglie). Ovvio che è difficile farla scadere, specie nei bar e nei negozi, soprattutto perchè, se non ricordo male, ha una durata di 2 anni se si tratta di birra classica (e quindi pastorizzata in modo diverso), mentre ha la durata di 1 anno se si tratta di birre a bassa fermentazione tipo le Weizen … “
Ora: a parte che la birra “scaduta” la si può riciclare (esistono grappe fatte a partire dalla birra che hanno poco da
invidiare a quelle “classiche”); a parte che l’autore dovrebbe spiegare cosa vuol dire “difficile farla scadere”; a parte che dovrebbe spiegare anche cosa vuol dire birra classica e pastorizzata in maniera diversa, dovrebbe pure sapere che le weizen sono birre ad alta fermentazione e non a bassa. Questo solo per far capire che non sempre si hanno idee chiare in proposito. La legge, però, le ha le idee chiare, e guai se fosse il contrario. In Italia la legge che regola la conservazione dei cibi è il Decreto Legislativo n. 109/92, il cui comma 1 dell’art. 10 definisce il termine minimo di conservazione come:
ta con il metodo champenoise (per chi volesse leggere l’intervista al suo produttore, andare qui) scaduta da ben due anni, in accompagnamento ad una bella orata al forno con relative patate. E l’ho trovata eccezionalmente in forma, ancora meglio di come l’avevo assaggiata tempo addietro, con un gusto più rotondo, nel quale l’alcolicità in origine pronunciata aveva lasciato il posto ad un bouquet elegante e fruttato. Per non parlare della schiuma, ancora fine e cremosissima (segno buono, birrariamente parlando) e del perlage che ancora saliva con regolarità dal fondo del bicchiere. Una vera e propria birra regale, come dice il nome, brassata per la prima volta nell’occasione dei festeggiamenti per il 175° anniversario del Regno del Belgio.Spero, con questo esempio, di aver fornito una utile informazione, utile come il sapere che per una corretta conservazione la birra va tenuta il più possibile a temperatura di cantina, al riparo dalla luce diretta (assolutamente da evitare quella del neon) e tenuta in posizione verticale. Ma queste cose i più “scafati” già le sanno.
Ho un dubbio….ma come mai sul vino non è indicata la data di scadenza mentre sulla birra si?
Intendo una birra non pastorizzata in bottiglia di vetro ovviamente, non parlo ne di commerciali ne di lattine.
Secondo il Decreto Legislativo n° 109 del 1992 che regola la materia, la data di scadenza non è obbligatorio per la frutta e la verdura fresche (a meno che non siano sbucciate o tagliate), per i vini, i vini liquorosi, i vini spumanti, i vini frizzanti, i vini aromatizzati, per l’aceto, il sale e lo zucchero allo stato solido, i prodotti da forno (pane, focaccia) e prodotti da pasticceria freschi, per le bevande alcoliche con percentuale di alcol superiore al 10%, per la gomma da masticare e prodotti simili. Poi sulla birra c’è tutta una serie di norme più o meno chiare, che ingenerano un sacco di confusione. E’ prassi che la scadenza della birra (quella pastorizzata) non sia superiore ad un anno, mentre per quella artigianale il lasso di tempo può essere più prolungato, vista la presenza di lievito in bottiglia per la rifermentazione. Utile la lettura di questa discussione:
http://it-hobby.confusenet.com/showthread.php?t=183494