
Degli “struzzi” (Struise) ne avevamo già parlato tempo fa, o meglio eravamo riusciti a far parlare Urbain Coutteau, uno dei quattro membri del team birrario, nonchè principale artefice del progetto, l’unico almeno che ci lavorava a tempo pieno. Erano i primi del 2008, e poi ci siamo “persi di vista”, nel senso che la loro produzione, seppur prenotata con largo anticipo, non è mai arrivata nella sua completezza sul catalogo di Birrerya. Alcuni prodotti ogni tanto, l’ultimo in ordine di tempo la robusta natalizia Tsjeeses. Nel frattempo però non è che ci siamo dimenticati di loro, sarebbe stato un grosso errore: seppur con il dispiacere di non avere in catalogo un numero maggiore delle loro birre, siamo stati contenti quando il famoso Rateber ha proclamato gli Struise miglior birrificio del mondo nel 2008. Sembra quasi un non sense: il miglior birrificio del mondo che però non ha nessun impianto di produzione proprio.

La loro storia comincia nel 2001, già allora senza un vero e proprio impianto di produzione: ancora oggi (per poco) ne possiedono solo uno diciamo “sperimentale”, sotto una tenda; la produzione vera e propria gli Struise la fanno negli stabilimenti della vicina Deca Services, birrificio che oltre a produrre le proprie di birre (Antiek, Vleteren …) ospita la produzione della Sint Canarus e di parte della De Ranke, oltre, ovviamente, a quella della Struise. Sono quattro i birrai della Struise (il cui nome viene dall’allevamento di struzzi, “struise” in fiammingo, annesso ai locali del piccolo birrificio “sperimenatale”, insieme a quattro mini-alloggi in B&B e a un mini caffè privato): Urbain Coutteau (che lo fa a tempo pieno), Carlo Grootaert, Peter Braem e Phil Driessens. Fanno una produzione particolare, molto sperimentale che sta incontrando un grosso successo sia in Belgio che negli USA, dove la loro produzione viene largamente esportata. Merito anche del particolare lievito che usano, derivato da quello di Caulier (dove gli Struise hanno prodotto fino al 2005), coltivato e “raffinato” in proprio. Hanno sviluppato anche altre importanti collaborazioni con l’emergente microbirrificio danese Mikkeller, con la belga Picobrouwerij Alvinne e con l’olandese De Molen.

© foto da www.struise.noordhoek.com
Ne riparliamo oggi, degli Struise, per due motivi: intanto per far sapere che da 1 novembre apriranno (finalmente) a Oostvleteren, nei locali di una vecchia scuola rimodernata, il loro birrificio con annessa sala di degustazione, e beershop, e questa è una buonissima notizia. Contestualmente però è fallito il progetto che Urbain aveva più volte preannunciato e spiegato anche a noi nella “intervista” che ci aveva rilasciato dell’apertura del Pannepot Cafè a Brunswick, nel Maine, e questa è la notizia meno buona.
Delle loro birre che abbiamo avuto la possibilità di degustare, abbiamo già pubblicato le schede della Aardmonnik, Black Albert, Mikkeller , Struisenlensis, oltre alla già citata Tsjeeses. A breve una nuova scheda della Mikkeller, ri-assaggiata dopo un paio di anni.
Tags: Alvinne, belgio, birra artigianale, Braem, Caulier, Coutteau, De Molen, De Ranke, DECA, Driessens, Grootaert, Mikkeller, Oostvleteren, Pannepot, ratebeer, Sint Canarus, Struise, Tsjeeses
[...] la solidità di questa birra nata dalla collaborazione fra i danesi della Mikkeller e i belgi della Struise mi è apparsa ancor più evidente. Due anni fa mi fecero “impressione” i 130 IBU [...]
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