Una “infornata” di novità birrarie provenienti dal Belgio, unite ad un paio di curiosità, legate sempre al mondo brassicolo belga.

La celebrata brouwerij Het Anker ha da poco immesso sul mercato interno una nuova birra, la Maneblusser, una
bionda di 6°, brassata con luppolo belga, che si inserisce, all’interno dell’ormai vasto range produttivo interno nella posizione di birra “meno strong” del lotto. Prodotta con la metodica dell’alta fermentazione, e rifermentata in bottiglia, deve il proprio nome ad un episodio quasi “leggendario”, risalente al lontano 1687. Nella notte del 27 gennaio di quell’anno, la luna proiettata la sua luce rossastra sulla Torre di San Rumold, a Mechelen, avvolta nella nebbia. Un ubriaco nota lo strano fenomeno ottico, e fa accorrere tutta la gente credendo che la torre stesse andando a fuoco. Tutti portano secchi di acqua per spengere il fantomatico incendio, ma la luna riesce a penetrare la nebbia, svelando “l’arcano”. Non c’era nessun incendio, ma da quella notte gli abitanti di Mechelen sono comunque soprannominati ‘Maneblussers‘ (“spengitori della luna“).

La seconda novità proviene dalla brasserie Friart, che oltre alla linea di birre Grisette, produce la linea di birre d’abbazia St. Feuillien. All’interno di questa gamma, oltre alle già presenti blonde, brune, triple e cuvée de noel, è stat
da poco aggiunta la St. Feuillien Saison, una bionda da 6,5°, in bottiglia da 0,75, di alta fermentazione e rifermentata in bottiglia. Prodotta per il solo mercato americano a partire dal marzo 2009 (è stata commercializzata a partire dall’11 Aprile 2009), ha riscosso da subito un grande successo, da subito identificata come autentico prodotto del territorio belga. Solo da poco commercializzata anche in Europa, il 30 luglio di quest’anno, al World Beer Award di Londra ha ricevuto il riconoscimento quale “miglior saison del mondo” (sui vari concorsi “mondiai” di birra c’è sempre e comunque da andarci cauti).

Rodenbach, e quindi Palm breweries. Dopo due anni di affinamento in botte, nell’ormai prossimo mese di novembre verranno messe sul mercato 40.000 bottiglie da 0,75 di Rodenbach Vintage 2007: di queste, 30.000 saranno riservate al solo mercato USA (che “va pazzo” per questo prodotto), mentre 10.000 saranno vendute sul mercato belga. Definita, la Rodenbach, da più parti “l’anello mancante fra la birra e il vino“, la versione Vintage ha passato due anni a maturare in botte, in quel di Roselaire, sotto l’attento controllo del mastro birraio Rudi Ghequire, per un risultato finale di 7°, uno in più della Rodenbach Gran Cru.
Adesso due curiosità, legate a due personaggi già noti a qesto blog.
Nino Bacelle e la De Ranke: per la HOP (Heerlijk Objektief proeven), una associazione belga di “cultori” e amanti della birra ha brassato la Hop Flower Power, una bitter ale brassata con quattro diversi tipi di luppolo verde (luppolo, cioè, raccolto e appena asciutto, contenente più di resina rispetto al luppolo utilizzato per la XX Bitter). E’ birra unica, cioè brassata una sola volta l’anno, e il fatto che quasi tutta la produzione sia astata acquistata dalla HOP non la renderà facilmente “agguantabile”.

© foto di Steven Vermeylen
Alain Brootcorens e la Brasserie Erquellines: in occasione dell’annuale festa del luppolo che lui stesso organizza con il patrocinio del comune belga ogni settembre, ha brassato (anche qui una tantum) una birra dal nome volutamente italiano, la Luppolina degli Angeli per la serata, dedicata appunto agli italiani presenti durante il festival. Chi l’ha assaggiata l’ha definita una birra dal corpo lieve e quasi impercettibile, dalla leggera aromatizzazione e dalla ancor più lieve luppolatura, realtivamente scarsa di alcool.

© foto di William Roelens
Due notizie “curiose”, utili comunque a rimarcare quella che è una tradizione diffusisima in Belgio: quella di brassare birre una tantum, legate cioè ad una sola, specifica occasione , su “sollecitazione” di una associazione o di un ente che ne richiede esplicitamente la produzione. Peccato che moltissime di queste birre, spesso pù che soddisfacenti, escano poi di produzione, subito, rendendole inarrivabili. E questo è un peccato (ancora mi ricordo la birra che Chris Boelens fece per il matrimonio della figlia: splendida e mai più ribrassata; quasi un peccato mortale …).
[...] già scritto da Alberto, la De Ranke ha “fatto” una birra per l’associazione di sostenitori [...]
[...] etichetta) è il risultato di un accurato processo di invecchiamento, presieduto dal mastro birraio Rudi Ghequire, che l’ha definita birra “più mite della Rodenbach Gran Cru“, suscitando, in tal [...]