
Una biere blanche come dio comanda, nel “segmento” delle biere blanches non estremamente aromatizzate. Una bella
bianca, bionda e non lattiginosa, un po’ velata sì, per i residui di lievito in sospensione, e con una bel cappello di schiuma, corretto per permanenza, consistenza, volume. “Priva di spezie ed aromatizzazioni”: sembra essere questa la parola d’ordine dei due mastri birrai del Maltus Faber. Tutto ciò che al naso e/o al palato potrebbe sembrare speziato è dovuto solo all’uso sapiente e mirato di luppoli e lievito, sempre il solito, quello usato per tutte le birre genovesi (o genoane?). E comunque il risultato è più che apprezzabile: naso ricco e speziato, più agrumato che speziato, leggermente piccante e pizzichino, che si fa spazio fra una bella schiuma fine e protettiva. Il corpo è watery il giusto, quel tanto che basta per invogliarti subito alla successiva sorsata. Devono essere il frumento e l’avena che le conferiscono questa mirata acquosità, che però lascia, al momento giusto, spazio ad un agrumato che si converte quasi subito in amarognolo, deciso ma non spiazzante: è l’evoluzione giusta, il percorso corretto. Come ben costruito e coerente con il tutto è il finale, asciutto e pulito, decisamente amaricante e dissetante, come una blanche dovrebbe essere. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,7% vol.; ©Alberto Laschi.