St. Feuillien Mac Ben

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Una scotch ale, la MacBen, brassata dalla St. Feuillien, di La Roeulx, nella zona vallone del Belgio. Brassando e mettendo sul mercato, nel 2008, questa scotch ale dal nome e dal packaging tipicamente scozzese, la brasserie St. Feuillien aveva l’intenzione di creare una birra che bene si inserisse  nel segmento di mercato riservato alle scotch ale, “pesantemente” occupato dalla linea di birre Gordon della John Martin, della quale, fra l’altro,  quest’anno si celebra il centenario. Questo anche per “rinverdire”, o confermare, il tradizionale legame che esiste fra il Belgio (e, nello specifico, le Fiandre) e la Scozia, “patria” di questa tipologia di birre. Legame che risale a Guglielmo il Conquistatore, o GMacBen-verreuglielmo I d’Inghilterra, che sale al trono inglese nel 1066 dopo aver strappato l’Inghilterra al dominio sassone. Il suo legame con il Belgio gli derivava dalla moglie, Matilde delle Fiandre (sua cugina), figlia di Baldovino V, conte delle Fiandre. Molti dei nobili e dei generali (oltre il 30% dei quali di origini fiamminghe) a lui fedeli, dopo la sua morte, vennero esiliati nel nord dell’Inghilterra (Galles e Scozia, appunto), da dove mantennero sempre stretti legami con la propria terra d’origine, le Fiandre appunto. Fin qui la storia che sta “a monte” di questa birra, che vuol riprendere appunto la tradizione brassicola scozzese delle scotch ale, che ricordano nel gusto e nell’aroma i whisky scozzesi. Assaggiandola però, devo dire che la MacBen non è proprio una birra al top di questa categoria: troppo dolce, quasi stucchevole, con l’alcool un po’ troppo in evidenza, e un “torbato” non proprio ricchissimo. Ha un bel colore marrone denso, vicino al tonaca di frate, con alcuni sprazzi ramati, e un bel cappello di schiuma, fine, cremosa e relativamente persistente. Di malto il naso sovrabbonda, ma di un malto un po’ troppo gommoso e caramellato: sembra aver fatto una sosta di troppo fra lo zucchero … Al palato è densa e sciropposa, si attacca un po’ troppo alle mucose, che presto ne risultano ingolfate. Solo alla fine della sorsata emerge un debole sentore torbato, leggermente affumicato, ma che scompare presto senza lascia traccia di sè nel finale della corsa. Calda è calda, robusta pure (forse anche troppo per i suoi 7°), ma soddisfacente poco. Assaggiata in bottiglia da 0,25 cl.; alc. 7% vol.; ©Alberto Laschi

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