Febbre Alta

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Birra dalla bella storia, questa Febbre Alta del Birrificio Troll, “costruita” con 16 erbe (e una piccola percentuale di luppolo), brassata una sola volta l’anno, perché solo in quel periodo si riescono a trovarle tutte nei boschi nei quali è immerso il birrificio. Nata dalla rivisitazione di una ricetta del 1600, quando nel brassaggio si usava il famoso gruyt, sostituito (e/o affiancato) poi dal luppolo, è complessa e variegata, con l’amaro che le viene febbre altaconferito dalle foglie di carciofo e il profilo balsamico che le deriva dall’uso di germogli di pino (raccolti a febbraio e quindi resinosi). Era previsto anche l’uso delle cortecce di tre diverse tipologie di abete, ridotte poi ad una. Birra dal bel colore ambrato, con tantissimo lievito in sospensione, che la rende opalescente e quasi “solida”. La schiuma è fine, cremosa e abbastanza persistente, e apre un mondo olfattivo estremamente variegato. Riconoscerle tutte è impossibile: sicuramente ci sono molte note resinose, alcune note piccanti, un amaro netto e asciutto. Il tutto senza assomigliare a un guazzabuglio: il tutto è, infatti,  molto coerente. Il corpo è ben massiccio, senza essere squilibrato, o, peggio, scostante. E’ etilico quanto basta, emergono poi note liquorose e balsamiche, più nascoste nell’aroma, che la fanno assomigliare, gustativamente parlando, ad un vero e proprio amaro. E’ birra piena di fantasia, il tutto si somma senza sottrarre niente a ciascuna delle componenti, che, per la loro ricchezza e varietà, risultano quasi lussureggianti. Da gustare con calma, non facilissima da abbinare al cibo, più da meditazione. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,7%vol.; ©Alberto Laschi

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