Un paese fra due fuochi, il Belgio, “birrariamente” parlando. Da una parte la Germania, con la sua massiccia tendenza a bere leggero, pils a gogo; dall’altra parte la Gran Bretagna, con le sue ales e l’alta fermentazione. Volendo (e dovendo, commercialmente parlando) dar vita ad uno stile birrario proprio, facilmente e immediatamente riconoscibile, i belgi, nonostante la polverizzazione produttiva e l’individualismo sfrenato di ciascun produttore, riescono a dar vita ad un certo punto, in maniera ufficiale e quasi “certificata”, ad una serie di birre, accomunate tutte dalla dicitura belgian ales.

La colpa (o il merito), in questo caso, fu proprio della Germania, che negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, riuscì ad invadere il mercato birrario, condizionandolo (assieme al gusto della gente) con le sue pils dalla facile beva e dal costo produttivo molto basso. Di fronte a questo massiccio attacco proveniente da est, i belgi si difendono guardando ad ovest, cioè alla tradizione anglosassone, che da tempo era già stata da loro “praticata” e, ovviamente, rivisitata. Aiutati da veri e propri luminari delle due università birrarie più importanti del Belgio (Ghent e Lovanio), moltissimi mastri birrai belgi iniziano a produrre una serie di birre ad alta fermentazione dalle caratteristiche peculiari molto simili tra di loro, tanto da dar vita ad un vero e proprio stile, quello delle Belgian Ales. Ma anche sul nome non tutti erano d’accordo, comunque. Alcune di queste birre infatti vennero classificate semplicemente come Belges, altre come Spéciales Belges, altre ancora come solo Spéciales, con la prima e più o meno accentata, e la seconda e a volte mancante.

Ma al di là delle varie denominazioni/classificazioni, la sostanza è che queste birre costituiscono da subito il nerbo della tradizione brassicola belga e la trave portante di tutto il sistema produttivo birrario belga a cavallo fra le due guerre mondiali, e soprattutto nel periodo immediatamente successivo alla seconda. La collocazione di queste birre all’interno del segmento dell’alta fermentazione era, ed è, data dall’uso di lieviti da alta fermentazione, simili a quelli usati per le ales britanniche, dalle quali si differenziano per la maggiore complessità gustativa. Con un °Plato normalmente fra gli 11 e 13, un volume alcolico di solito posto fra i 4% e i 6%, le belgian ales hanno un IBU che difficilmente si discosta dal range 20/30, con il colore che si attesta fra i 15 e i 25 EBC. Brassate tutte con malto d’orzo, luppolo e l’aggiunta (non sempre dichiarata, a volte esplicitamente negata) di spezie, sono maturate non in botte, e vengono servite, di solito, mediamente filtrate.
Ma il Belgio, paese (più del nostro) dai mille comuni e dai mille campanili, non poteva fermarsi ad una sola declinazione di uno stile birrari, seppur ben definito. La famiglia belga delle ales, infatti, è molto composita, e si va dalle strong gold ales (con le Triple incluse) alle belgian amber ales, per finire con le strong dark ales (dubbel incluse). Discorso a parte poi meritano le Speciality beers. Su tutte queste ci ritorneremo in successivi post.
A conclusione di questo è doveroso ricordare che la ale belga per antonomasia è la De Koninck, simbolo di Anversa, che viene servita nelle tradizionali coppe chiamate bolleke.

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[...] di una serie nutrita di interessanti novità produttive. E’, questa birra, una bionda belgian ale di tutto rispetto, dalla gradazione alcolica non molto marcata (6° alcolici) ma dalla bella [...]