Nel precedente post ho cercato di definire un po’ i “limiti” della famiglia birraria delle Belgian ales, nelle sue varie ramificazioni. Entrando adesso più nello specifico, le belgian amber ales (da non confondersi assolutamente con le red ales del Belgio, delle quali parleremo in un altro post) sono un po’ le capostipiti di tutta la famiglia. Simili alle “cugine” pale ales inglesi, sono tutte ben provviste di un bel colore ambrato e sono, generalmente, facilmente e
gradevolmente bevibili. Non particolarmente alcoliche (sono tutte fra il 5% e il 7% ABV), e soprattutto assolutamente non acide (come le red ales), hanno, solitamente, una bella luppolatura (20-30 IBU), spesso associata ad una buona componente speziata e fruttata. Gli esempi in Belgio di questa tipologia sono innumerevoli, a partire dalla più famosa in assoluto, cioè la De Koninck: la Petrus special, tutta la gamma ambrata della Palm, la piccante Horse Ale, la luppolata Op-Ale, l’asciutta Ginder Ale, la ricca Vieux Temps, la Artevelde Gran Cru, la robusta e corposa Quintin Ambrèe, la Houten Kop e la classicissima Pauwel Kwak, oltre all’altro must rappresentato dalla Gouden Carolus Ambrio. La John Martin’s, la famosa brouwerij anglo-belga, che festeggia quest’anno il suo centenario, propone (con la propria linea di birre Gordon) la meglio riuscita contaminazione fra la tradizione britannica delle Pale ale e la variante belga delle stesse ales.
L’altro ramo della famiglia belga delle ales è rappresentato dalle golden ales, sotto-gruppo che include le classiche blonde, le triple e le strong golden ales: tanta roba. Tutte brassate con malti pallidi e malto ceko, luppoli tedeschi e sloveni (per contrastare inizialmente, come dicevo, la grande diffusione delle pils), coprono un vasto spettro
gustativo e produttivo, con un °Plato che parte dalla forbice 13,5-17 delle blonde fino ad arrivare ai 23-25 delle strong. Anche la percentuale alcolica ha un ampio spettro, che va dai 5-6% ABV delle blonde fino ad arrivare ai 7-11% ABV delle strong, che possono vantare anche un IBU che può arrivare fino a 50 (15-30 IBU per le classiche blonde, invece). Gli esempi classici: per le blonde (o golden) la De Ryck Special, la Straffe Hendrik blonde della De Halve Maan di Bruges, la Flandrien della Louwage e la ‘t Pakhuis blonde di Anversa, la Dikke Mathile e la Keyte della Strubbe.

Adesso arriviamo alle strong golden ales: tutte traggono ispirazione dalla stra-famosa Duvel, che di fatto fa range: molte le sue concorrenti, quasi tutte appellate con un nome “similmente diabolico”: Lucifer, Satan Blond, Piraat, Judas, Hapkin, Sloeber, Kwelchouffe. Un po’ più “tranquille”, ma altrettanto ricche di personalità, sono invece: Moinette blonde, Bink Blonde, Rulles Blonde, Saxo.
Le triple: si discostano un po’ dalle strong ales, in parte per la loro origine, trappista, in parte per alcune caratteristiche specifiche (le tripel sono un po’ più “opalescenti”, meno fruttate e più rustiche). L’origine del termine (tripel) è di fatto sconosciuta, anche se è certificato il fatto che la prima brouwerij ad usare questo termine per una
propria birra (la loro Superbier) è stata, nel 1956, la brouwerij monastica dell’Abbaye Notre-Dame du Sacré-Cœur di Westmalle. Non tutti sono d’accordo su ciò, citando l’esistenza di una birra e di una birerria, la Drie Linden di Hendrik Verlinden (che lavorava in precedenza nella stessa brouwerij di Westmalle, e che poi fonderà la Slaghmuylder) che fin dal 1930 produceva una birra classificata con il termine tripel. Che non sta ad indicare il numero di volte con le quali la birra è stata fatta fermentare (come comunemente , ed erroneamente si pensa). Il termine, piuttosto, sta ad indicare la « forza » della birra, che, inizialmente, era visualizzata sulle botti nella quale veniva messa a riposare/fermentare con un numero preciso di « x » : una per le più deboli, due per le birre mediamente forti, tre per le birre molto forti. Esempi classici ? Spesso rifermentate in bottiglia mediante l’aggiunta di zucchero candito, molto alcoliche, con un sentore netto di lievito ed esteri, la famiglia delle tripel è riccamente frequentata. La birra che fa range è la Westmalle Tripel, ovviamente : tutte « figlie » di questa spettacolare must sono la Chimay Cinq Cents, la Guldenberg, la Reinaert triple, la st.Bernardus triple, la Tripel Karmeliet, la Kameleon Triple, la St. Canarus Triple, la Witkap Tripel, la Bornem tripel, la Grimbergen tripel, la Villers tripel … e l’elenco potrebbe protrarsi ancora a lungo.
Al prossimo post, l’ultimo, è demandata la conclusione di questo (ricco) excursus su una delle famiglie birrarie belghe più ricca e conosciuta in tutto il mondo; si parlerà delle strong dark ales e delle speciality ales.

[...] consuetudine, nel 2008, dopo due anni di esperimenti, la Bockor mette sul mercato questa bionda abbey tripel, che da subito riscuote molti favori, di pubblico e critica. Tanto che l’anno scorso, il 19 [...]
[...] fino a qui, con le sue attuali sei birre a fare bella mostra di sè: una wheat ale (Courage), una strong ale (Embrasse), una triple un po’ “speciale” (Finesse), una golden ale (Noblesse), la [...]
[...] più esigenti, senza per questo farla diventare sciatta o banale. La Rousse de Brabant è una belgian ale di soli 5° alcolici, ambrata, imbottigliata in una elegante confezione serigrafata. Malti tostati, [...]
[...] quindi, insieme a Gianni, riusciamo ad assaggiare l’ultima creazione di Nicola, una blonde ale di 6,2° che subito ci conquista, per la sua linearità e la sua estrema bevibilità, alla quale fa [...]
[...] Tripel [...]