Siamo partiti dalle belgian ales, si è parlato delle amber ales e delle strong golden ales, adesso è arrivato il turno delle ultime due “sottofamiglie” birrarie delle belgian ales.
La prima è rappresentata dalle strong dark ales, birre scure,ovviamente ad alta fermentazione, dotate di un robusto tenore alcolico: sono birre complesse, con un carattere di tutto rispetto, ricche di caramello, malto
torrefatto, note fruttate e speziate che vanno dall’uva passa alla prugna ai chiodi di garofano. Dalla luppolatura non esageratamente accentuata (siamo, in media, fra i 25 e i 40 IBU), tutte provviste di un bel colore che può andare dal borgogna profondo al marrone scuro, hanno buona limpidezza e una schiuma solitamente ricca e persistente (quando l’alcolicità non la riduce a più miti consigli). Sono birre che vengono da lontano, dal Medioevo si può dire, e dalla tradizione brassicola legata ai monasteri. Molte delle birre trappiste del Belgio fanno parte di questa categoria, anzi, ne hanno determinato il range: dalla Chimay Grand Reserve alla Achel Extra brune, dalla Rochefort 10° alla Westvleteren 12°, oltre alla Quadrupel del monastero olandese di La Trappe. Molti dei birrifici belgi, gli altri, quelli “laici”, hanno immesso sul mercato prodotti similari, che non si discostano poi di tantissimo dalla qualità eccelsa delle birre citate in precedenza: tanto per fare qualche nome, St. Feuillien Brune, Binchoise Brune, St. Bernardus 8° e 12° ABT, Ultra Brune, Winterkoninske, Gouden Carolus Classic, Pannepot Reserva e tutta la schiera (o quasi) delle Christmas beer, altra grande tradizione brassicola belga.
Le dubbel sono le “sorelle minori”, semplificando ovviamente, delle strong dark ales. Anch’esse di stretta tradizione monastica, hanno rispetto alle “sorelle maggiori” una percentuale alcolica inferiore (3,2/7,8% ABV
rispetto alla forbice 7/12+% ABV) e una amarezza relativamente meno marcata (per un IBU che sta fra i 20 e 35). Ricche nell’aroma, anch’esse, hanno comunque minori toni caramellati e una maggiore speziatura, spesso piccante e pepata; meno scure, con un colore che va dall’ambrato carico al marrone, hanno, di solito, una struttura e un corpo leggermente più esili delle strong, con però sapori relativamente simili: malto, uva passa, poco luppolo, frutta secca. Più asciutte e meno “calde” delle strong, rappresentano ad ogni modo la fascia qualitativamente più alta della produzione brassicola belga, laica e/o religiosa. La birra che ha dato origine a questo stile: a detta di tutti la Westmalle dubbel, che è servita come esempio alla Affligem dubbel, alla Corsendonk Pater, alla Grimbergen dubbel, alla Cuvèe de l’Hermitage della Ciney, alla Het Kapittel dubbel, alla Maredsous 7, alla Tongerlo dubbel bruin, alla Bornem Dubbel, alla Ename Dubbel, alla Pater Lieven bruin, alla St. Bernardus 6°, Adelardus dubbel, Smisje dubbel, solo per fare alcuni nomi (i migliori, oserei dire).
L’ultima “sottofamiglia” delle ales belghe è rappresentata dalle birre appellate genericamente “speciali” (speciality ales). E’ famiglia frequentatissima, e proprio per questo, più difficilmente racchiudibile in confini univoci. Sono
spesso birre uniche, prodotte (splendidamente) da quella miriade di piccole e piccolissime brouwerij artigianali indipendenti del Belgio, e all’inizio conosciute (e apprezzate) solo nei “paraggi” delle stesse ditte che le producevano. Spesso brassate con materie prime molto particolari (e/o inusuali) sono ricchissime di fantasia e personalità, ed abbracciano, di fatto, quasi tutto lo spettro delle sensazioni gustative ed olfattive. Varie, molto varie, con IBU non spiccato (20-40) e alcolicità non elevata (4% – 8% ABV), sono l’espressione più concreta della fantasia produttiva belga, che si esplicita in una varietà ricchissima di stili. Hanno spesso estrema bevibilità, corpo rotondo e piacevolmente speziato, aroma ricco di lievito e (anche qui) di speziatura vivace e variegata, con un colore che difficilmente si spinge oltre ad un ambrato mediamente profondo (nella maggior parte dei casi sono bionde). Gli esemplari più conosciuti, anche fuori dagli stretti confini regionali? Sicuramente le birre della Brasserie d’Achouffe, La Chouffe in primis, e quelle della De Dolle, Stille Nacht, Arabier e Boskeun (per la Oerbier va fatto un discorso a parte); altri classici esempi sono la Hapkin, la Hommelbier, le birre Bush, la Judas, le Kastelbeer, le birre della Binchoise, le Brigand. Ma ce ne sono infinitamente altre, solo, bisogna scovarle girando di paesino in paesino ….
