
Circa 15 giorni fa l’autorevolissimo scrittore birrario Roger Proz, dalle colonne del proprio blog, li aveva pesantemente bacchettati, definendoli dei lunatic self-publicists, apportatori (secondo lui), con la loro strategia commerciale e i propri prodotti estremi, di notevoli danni al movimento birrario artigianale anglo-scozzese, sempre più sotto la critica lente d’ingrandimento di un rinato movimento neo-proibizionista, molto ascoltato dai politici locali. E non era la prima volta, per quei “monelli” del Bewdog. Già avevano fatto loro pelo e contropelo quando
avevano immesso sul mercato la loro Speedball (ribattezzata Dogma per il mercato americano), provocatoria solo nel nome e non nella sostanza delle materie prime impiegate, e la Tokyo, una Imperial Stout di 12% considerata esageratamente alcolica dalla stampa inglese tutta (Daily Mirror, The Sun e Financial Times) e da vari esponenti politici legati al movimento neo-proibizionista a cui facevo riferimento prima. Produrre e immettere sul mercato una birra così insensatamente alcolica, è stata l’accusa loro rivolta, era scelta “irresponsabile“, quasi una istigazione ad un consumo smodatamente pesante, tutto il contrario della campagna incentrata sul motto “bere responsabilmente”. Semplice ed elementare, allora, l’arringa difensiva dei proprietari del Brewdog:
1. “con quello che costa la Tokyo” (fra l’altro venduta solo on-line in un numero di bottiglie limitatissimo) “la gente ci compra 24 bottiglie di pils industriale, quelle birre delle quali solitamente abusa”; 2. “la scozia è una delle patrie del whisky, e il vino, spesso, supera i 13% alcolici: quindi, dov’è il problema?”
Se la sono cavata, sono andati per la loro strada (fra consensi e ovvi dissensi) e, in barba anche a Protz che diceva loro che ormai, nel loro caso, ”enough is enough“, ieri sono spuntati in un video dei loro, mascherati da pinguini, per annunciare urbis et orbis la nascita della loro ennesima provocazione: la Tactical Nuclear Penguin, un “mostro” con 32% di ABV, la birra più forte, attualmente, al mondo. Qualcuno in Inghilterra (e non solo in Ighilterra, immagino) si è subito chiesto se, in questo caso, si possa parlare ancora di birra: i dubbi “tecnici” sono più che
legittimi. Dal punto di vista statistico, quelli del Brewdog hanno però cantato vittoria: la loro birra è attualmente la più forte del mondo, più forte della Samuel Adams Utopias (27% ABV), a sua volta già abbondantemente superata dalla tedesca Schorschbrau Schorschbock 31% . (piccola curiosità “scientifica”: sul sito di Ratebeer si elencano anche una Schorschbock di 32,2% e un’altra di, addirittura, 39,44%, entrambe solo citate e non recensite, birre che non compaiono però sul sito della brauerei). La Tactical Nuclear Penguin è una uber-imperial stout, secondo i suoi produttori, originatasi da una imperial di 10% ABV, fatta maturare per 18 mesi: affinata per i primi 8 mesi in una botte dove aveva “sostato” il whisky Isle of Arran e per i successivi 8 in una botte di Islay, e successivamente raffreddata a -20 gradi per tre settimane (un freddo da “pinguini”); come per le eisbock, è stato poi periodicamente tolto il ghiaccio che si formava nei tini, lasciandoci solo la parte alcolica, così da arrivare al 32% di ABV finale. Una birra audace, irriverente e senza compromessi. Una birra con un’anima e un fine. Una dichiarazione d’intenti, dicono loro nel presentarla, una nuova tappa nel loro lotta contro le birre senz’anima che spopolano da troppo sul mercato. E’ birra troppo alcolica, (lo dicevano già per la Tokyo …)? E’ vero, e l’hanno scritto sull’etichetta: occhio, è birra molto forte, che dovrebbe essere sorseggiata solo in piccole dosi, e con una certa aria di noncuranza aristocratica. Esattamente nello stesso modo in cui si sorseggia un bel whisky, o si ascolta un album di Frank Zappa. Perchè, dicono sempre loro, è da ignoranti pensare (in Inghiltera ma anche altrove) che una birra non possa essere goduta in maniera responsabile in piccole dosi come si fa per un whisky od un bicchiere di vino (lo dicevano già per la Tokyo). Il tutto alla faccia di Roger Proz e di tanti altri …

Che dire: a loro non manca nè coerenza produttiva, nè sfacciataggine, nè capacità di difendersi/difendere i propri prodotti, con delle argomentazioni che, personalmente, spesso mi convincono. Certo non lasciano indifferenti, spingono sempre a schierarsi o con loro o contro di loro (esemplificativa la discussione che subito si è aperta a questo riguardo sul forum di MoBi), anche perchè certe loro produzioni sono veramente estreme. Va riconosciuta loro però la volontà e la capacità di lanciare metaforici (ma anche fisici) sassi nello stagno della monotonia produttiva attuale, in mano ai grandi gruppi birrari, che stanno mettendo l’omologazione del gusto al centro della propria strategia produttiva e di comunicazione. L’esatto contrario di quello che stanno facendo quelli del Brewdog.
[...] un esempio legato ai molti post precedentemente inseriti su questo blog, quei “matterelli” del Brewdog non hanno mai sottoscritto (almeno formalmente). E il sito del PortmanGrroup conserva ancora in [...]
[...] ben nota (e benissimo pubblicizzata) Tactical nuclear Penguin di quelli del Brewdog, della quale avevamo parlato un po’ di tempo fa. Sono notizie, ma non so se siano sempre delle belle notizie. Birre così , credo, hanno solo un [...]
[...] hanno parlato tanto, ne abbiamo parlato anche noi. Non ci potevamo esimere. Poi tutto è andato oltre, con la Sink The Bismarck, come se la Tactical [...]