Pére Canard (Sint Canarus)

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Primo (almeno per quanto ne sappiamo noi) esperimento natalizio di Piet Meirhaeghe, che con questa Pére Canard si colloca sul mercato delle christmas beers. Comincia bene, potremmo dire, con un tocco di originalità e una buona prova produttiva. Per brassare questa birra ha impiegato liquirizia, cinque tipi di malti, compresi pilsener e  Munich, LbPèreCanardluppolo belga, zucchero di canna candito; non filtrata e non pastorizzata, rifermentata in bottiglia raggiunge i 20 °Plato. Ha un bell’aspetto, un marrone tonaca di frate leggermente opalescente, poca schiuma, e quella poca fine e non molto persistente. Ha un bel naso, ricco e speziato come si conviene a questa tipologia birraria: frutta rossa leggermente piccante, lievito ricco, sicuramente il caramello, e un po’ di luppolo che rinfresca gentilmente il tutto. Nonostante il 9% di vol. alc., non ha un corpo “ingombrante” o eccessivamente robusto: l’alcool c’è, si sente perché si fa sentire, ma la Père Canard della Sint Canarus risulta estremamente beverina, e riscaldante. Curiosa l’impronta della liquirizia, che si avverte proprio come un vampata: arriva improvvisamente nel corso della sorsata, si fa riconoscere e apprezzare, per poi svanire rapidamente com’è arrivata, senza lasciare strascichi. Gustativamente caratterizzata da note tostate, di caramello, con una leggera punta acidula, nel finale si fa largo un luppolato deciso, secco ma non eccessivamente amaricante, che rende la corsa finale dei questa birra pulita e asciutta (oltre che leggermente tostata). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9% vol.;  ©Alberto Laschi  

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