Meantime IPA

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Non è certamente una IPA di troppo, questa della Meantime, come invece mi era capitato di assaggiare in passato. E’ però una sorta di IPA border – line, nel senso che ripropone, in effetti, molte delle caratteristiche proprie ed essenziali di una IPA, su di un tessuto però molto più maltato, con alcune insolite (per una IPA) note fruttate e un finale luppolato sì, ma non astringente. E’ comunque una signora IPA, nel segmento meno estremizzato della attuale India_Pale_Ale_4a643fea232a5tendenza produttiva, nella (felice) reinterpretazione di Alastair Hook, fondatore e mastrobirraio della brewery londinese. Intanto è tosta nella gradazione, 7,5% vol. alc., con una robusta struttura maltata (fatta di malto Maris Otter), che fa da sostenuto sottofondo per il “tempio del luppolo” (così qualcuno l’ha battezzata). E in effetti di luppolo ce n’è , tanto ma non troppo: Fuggle e Goldings, tanto quanto è sufficiente a riempire il tank, di più non ce ne sarebbe entrato, dice la scheda descrittiva della ditta. Ha un bel colore dorato, che si schiarisce a poco a poco, partendo da una leggera opalescenza; la schiuma è all’inizio abbondante, cremosa, compatta e di media persistenza, e sprigiona da subito aromi leggermente rustici, sicuramente speziati e riccamente agrumati. Il corpo è rotondo, mediamente consistente, e colpisce all’inizio per la sua morbidezza, che da subito però subisce l’impatto della massiccia luppolatura; mediamente frizzante, la sorsata rimane caratterizzata dall’imprinting luppolato, affiancato però anche da alcune note fruttate (frutta bianca) e da una evoluzione leggermente e piacevolmente agrumata. Finisce molto lunga e regolare, con un luppolo decrescente e relativamente amaricante, che nel lungo periodo attenua la propria dominanza facendo spazio ad una sensazione morbida ed avvolgente di malto. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.;  ©Alberto Laschi

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