Natale a Roma, prima parte.

Posted by Alberto Laschi on dic 14th, 2009 and filed under News, Reportages. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

BIRlocNATALE

La lista (o meglio, le liste) delle birre non ammetteva(no) ripensamenti o dubbi di sorta, anzi, imponeva(no) senza se  e senza ma la necessità di un raid da quelle parti. In più, poteva essere (come poi lo è stata) l’occasione per dare un’occhiata anche alla (agguerritissima) concorrenza. Valore aggiunto (per non dire, valore in assoluto)? Roma. E’, per me, sempre un piacere ritornarci: senti la storia che ti cammina accanto, a volte essa stessa ti precede. Visitare il ghetto nella serata di venerdi, in pieno shabbat, è stato come fare un salto indietro, molto indietro, nel tempo; un tempo però che è sempre declinato al presente.

Venendo all’aspetto più birraio, e birrofilo, del viaggio, posso (quasi) dire che sono stato alla Mecca (detto di una città che racchiude il Vaticano…). Meglio, allora, dire: ho visitato la “terra promessa”. Ormai è fuori dubbio: Roma, a parte un paio o tre pregiatissime eccezioni allocate nel nord Italia, è, attualmente il luogo dove puoi trovare attualmente più … fermento birrario. I due grandi centri (bir&fud e ma che siete venuti a fà da una parte, in pieno Trastevere, e Openbaladin di via degli Specchi, a 500 mt. di distanza, più spostato nella zona Campo de’ fiori) hanno dato vita (quasi per partenogenesi) a Roma una vera e propria costellazione di luoghi dove si può bere bene e mangiare altrettanto bene.

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Birre sotto l’albero 2009: la prima curiosità, per me, da soddisfare. Liste di birre impressionanti: così come recitato da menù (religiosamente conservato), 18 spine straniere al Ma che …, 16 spine di birre di natale italiane al bir&fud. Oltre ai vari “innesti” random di fusti a tiratura limitatissima in entrambi i posti. Impossibile assaggiarle tutte, o almeno, quasi impossibile farlo nella formula adottata in loco. E’ solo un piccolo appunto,  il mio, derivato indubbiamente anche dall’esperienza ormai quadriennale del Villaggio: di fronte a tanto ben di  … Gambrinus, bisognerebbe aiutare un po’ di più il volenteroso visitatore: servire ciascuna delle birre in questione solo in formati 0,33/0,40 ristringe inevitabilmente la capacità di assaggiare. Ci sono limiti fisici insuperabili (in teologia si direbbe che “la grazia presuppone la natura”) e saturazione gustative nelle quali piano piano si  incappa (e anche il portafoglio comunque reclama le proprie esigenze). Personalmente sono riuscito ad assaggiarne (in un paio di giorni) ma che siete logonon più di 12 o 13, ma non mi sarei voluto fermare lì. Partecipare ad una delle tre (seguitissime) degustazioni guidate dall’impareggiabile Kuaska avrebbe aiutato, ma non sempre si riesce a far rientrare tutto. Quindi la “preghiera” (e anche il consiglio) per le prossime edizioni è: aiutateci ad assaggiare, studiando formati e mescite meno abbondanti, che incentiverebbero sicuramente una maggiore varietà degustativa. Venendo allo specifico, le migliori sorprese, per quanto riguarda le birre straniere, sono venute (per me) da prodotti non proprio natalizi: la Jean Chris di Rulles, la Pannepot 2007 reserve on draft e la Jan de Bois de La Senne. Confesso, nello stesso tempo, di non aver avuto la possibilità (fisica) di assaggiare (nella versione on draft) i must belgi Dupont, Rulles, De Ranke, De Dolle (già assaggiati quest’anno in bottiglia), e quindi posso essere in errore. Mi ha molto impressionato la versione 2009 della Santa’s Little Helper della Mikkeller, mentre mi hanno lasciato un po’ interdetto la Bashah, coprodotta da Brewdog e Stone, e la Hibernation della Great Divide.

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Le italiane: al Bir&fud versione pizzeria (in Trastevere) c’erano, come detto, altre 16 spine, il must della produzione italiana di questa specifica varietà produttiva. Anche qui 6 o 7 sono riuscite ad assaggiarne, oltre ad un paio perse per motivi “organizzativi” (fusti fuori cella e quindi non servibili al momento). Direi che in generale si apprezza ancora una differenza qualitativa fra la produzione nostrale e quella proveniente da oltre le Alpi: grande ricerca, molta fantasia, ma ancora c’è una sorta di gap tecnico ( o una certa qual deficienza di personalità/carattere) che ancora va colmato. Pochissime, fra quelle da me assaggiate (e quindi  potrei essermi perso il meglio) oltre la soglia dell’eccellenza (per me solo la X-trem, del Bi Du), molte nella fascia di mezzo (Stella di Natale del Troll, Winterlude del Ducato, solo per fare un paio di esempi). Se proprio devo dirla tutta, uno dei mastri birrai presenti mi ha confidato in tutta serenità (e riservatezza) che le birre italiane, lì in loco, si assomigliavano un po’ troppo fra di loro … Comunque, prodotti sicuramente più che dignitosi e tutti a posto, nessuna con “difetti” più o meno evidenti. Va fatto, secondo me, il salto di qualità definitivo. Secondo appunto, dopo quello relativo al formato della mescita: non ho trovato, lì in Trastevere, bottiglie da acquistare, che sicuramente però c’erano al negozio, posto in altra parte della città, non facilissimo da raggiungere comunque. Se la prossima volta ci fosse un punto vendita attrezzato in loco …. Ma anche di ciò parlo con la “coscienza sporca”: sono dovuto ripartire domenica in tarda mattinata, e magari le bottiglie erano “reperibili” dalla domenica pomeriggio: in questo caso faccio pubblica ammenda ….

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Domani la seconda parte del post, quella relativa la “pellegrinaggio” all’Openbaladin di Roma; delle birre menzionate sopra e di quelle che poi menzionerò, fornirò a breve, in una forma più dettagliata, le note de gustative.

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2 Responses for “Natale a Roma, prima parte.”

  1. [...] vera festa di birra. Parere personale (per quello che conta): la miglior birra assaggiata a Roma in quel week end (ricordo a tutti però i miei “buchi” nel panorama generale delle birre presenti [...]

  2. [...] un po’, lo confesso, anche perchè l’assaggio che ne avevo fatto, alla spina, a Roma, a “Birre sotto l’albero” del dicembre scorso mi aveva lasciato abbastanza perplesso, sensazione condivisa da molti. [...]

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