Zinnebir x-mas 2009 e Jambe-de-Bois, Brasserie del la Senne

zinnebir

L’ho trovata di un colore leggermente diverso rispetto a quella assaggiata l’anno scorso: adesso la Zinnebir x-mas della Brasserie de la Senne è proprio scura, di un bel marrone tonaca di frate, non proprio limpidissimo. Ha il “solito” bel cappello di schiuma, fine compatta e cremosa, un naso un po’ meno ricco e più “classico”, impostato su aromi secchi e legnosi, meno terragni  e più tostati. Un bel naso comunque, asciutto, pulito, molto ben riuscito. Il corpo mantiene intatta la propria splendida bevibilità: rotondo, equilibratissimo, alterna toni maltati a leggere note di frutta asprigna, un tocco di spezia e un finale nettamente luppolato, che la fa ricordare e riassaporare a lungo. Non complessa ma ricca, i suoi 6,5° ingannano leggermente, ma in un bicchiere ci sta quasi tutto quello che uno cerca in una birra di natale: tradizione, varietà, corretteza, pulizia ma anche un tocco di estro che amplifica il tutto. Ogni sorsata invita ad una successiva, quasi senza soluzione di continuità. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi.

jambe-de-bois

 

Jambe-de-Bois, una “belgian revolution triple“, come recita la label di questa birra; l’effige sopra definita chiarisce un po’ l’idea, la gamba di legno è quella che appartiene al soldato che sta a cavalcioni dell’afusto, probabile riferimento agli eventi bellici legati alla Rivoluzione Francese, che tanta importanza ha rivestito nel contesto della storia del Belgio di quel periodo. Il più famoso gamba di legno, pirati a parte, è stato il generale francese Pierre Daumensil: chissà che non sia proprio lui quello raffigurato, in maniera così tipicamente (per la brasserie de la Senne) stilizzata, sull’etichetta di questa birra …. Venendo proprio alla birra (assaggiata alla spina allo scorso festival delle birre di natale di Roma), devo dire che questa triple nello stile tipico delle birre di abbazia mi è proprio piaciuta. 8° , bionda, dalla schiuma fine e persistente, con un corpo relativamente watery, colpisce per il suo equilibrato mix fra la pur robusta componente alcolico/maltata e i sentori citrici e leggermente agrumati che sprigiona. Buono il naso, un capellino troppo dolce, se devo essere sincero, ma comunque ricco e particolare: frutta bianca (banana), malto e il carattere citrico che piano piano emerge, caratterizzandola. Dalla decisa frizzantezza, è birra che nell’assaggio offre al palato una ricca gamma di sensazioni: una robusta tessitura maltata, un corretto e caldo alcool, e  poi l’esplosione di luppoli aromatici, che le regalano una intrigante elegantezza e una stuzzicante bevibilità. Finale decisamente luppolato e asciutto. Non è una birra di Natale, ma berla è stato una vera festa. Assaggiata alla spina; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi.

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