Boerinneken Blonde, Den Ouden Advokaat

 

Sulla bottiglia, carina, dalla bella forma e dall’eleganza antica, oltre che serigrafata,  non si riusciva a capire bene chi l’avesse prodotta. E questo è stato il primo campanellino d’allarme. Il secondo ha comiciato a scampanare quando l’ho avvicinata al naso per carpirne l’odore (il bel colore biondo aranciato mi aveva lasciato del tutto tranquillo): un imbarazzante accozzaglia di sentori maltati e caramellati. Quando l’ho assaggiata era già troppo tardi. Una birra assurdamente scomposta, greve, 9,5° spesi veramente male, tanto che non sono riuscito a berne più di due sorsate, e solo per curiosità scientifica (mi sono detto: guardiamo dove vuole andare a parare).  La moglie dell’agricoltore, questa la traduzione più o meno letterale di Boerinneken, e in effetti la serigrafia stampata sulla bottiglia riporta l’effige di una signora affaccendata in faccende agricole; è il nome scelto dalla Den Ouden Advokaat di Sint Niklaas per le proprie birre, una bionda e una ambrata, ce vengono però brassate presso la “famosa” De Proef Brouwerij. E qui sta la spiegazione, almeno parziale, dei tanti campanellini d’allarme … dove c’è la De Proef (a fare le birre  per gli altri, e quante ne fa!) bisogna strare molto attenti. La piccola ditta belga, la Den Ouden, attiva dal 1995 e specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti alimentari legati alla tradizione (uova, zabaione, praline) decide di diversificare l’offerta commerciale, e fa brassare dalla De Proef, appunto, due birre. La bionda, come sopra accennato, è assolutamente squilibrata, eccessivamente carica di sentori zuccherosi e caramellati, con un retrogusto speziato assolutamente non in linea con il resto. Massiccia, scarsamente frizzante, difficilmente bevibile, ha finale e retrogusto altrettanto stucchevoli. Un vero buco nell”acqua. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9,5% vol.;  ©Alberto Laschi.

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