Nanorò, Grado Plato

Birrificio Grado Plato, Chieri 

Il Birrificio Grado Plato è aperto a Chieri dal 2003, grazie alla passione e alla competenza di Sergio Ormea, mastro birraio e titolare del birrificio, insieme al figlio Gabriele (e alla moglie); è recente lo spostamento dell’attività produttiva in un piccolo capannone nei pressi di Montalto Torinese. Le birre sono prodotte usando lieviti sia ad alta che a bassa fermentazione, con uso di materie prime spesso non convenzionali (castagne per la S. Felice,  miele di tiglio per la Melissa, carruba per la Chocarrubica). Socio di Unionbirrai, Sergio Ormea inizia la propria attività di homebrewer nel 1994, per poi fare il definitivo salto produttivo (e conseguente scelta di vita lavorativa)  nel maggio del 2003. Nel brewpub sono sempre disponibili la Sveva, la Spoon River e la Melissa, come sono sempre presenti nel menù le lumache, altra sua grande passione, cucinate in oltre venti modi diversi. Molte altre sono le birre stagionali: Mica, Kolscher, Strada S. Felice, Eveline, Jack delle Nuvole, Marzen, Koelscher, Kukumerla. Di rilievo la partecipazione di questo birrificio al progetto “birra di Chieri”, che ha dato come frutto la produzione della Sticher, per la quale viene usato il malto di orzo seminato dall’istituto agrario Vittone di Chieri presso il podere Bonafous. Sempre all’interno dello stesso podere viene coltivata, sotto la supervisione dell’Università di Asti, una varietà locale di luppolo, anch’essa usata per il brassaggio della Sticher. Alcune delle sue birre sono attulamente esportate anche negli USA, dove riscuotono un buon successo

Nanorò

Il comune di Chieri, nel cui territorio si trova il brewpub Grado Plato, è gemellato dal 2001 con Nanoro, un villaggio africano del Burkina Faso, in cui opera da circa 30 anni la missione dei Fratelli della Sacra Famiglia. Le donne di Nanoro producono tutt’oggi una birra a fermentazione spontanea con miglio, che Sergio Ormea ha avuto l’idea di rivisitare nell’intento di creare un prodotto nuovo, a cui è stato “assegnato”  lo stesso nome del villaggio africano. La finalità è quella di aiutare il comune di Chieri, attraverso i proventi derivati dalla vendita di questa “birra di solidarietà”,  nella realizzazione di una struttura lavorativa atta a rilanciare almeno in parte l’economia del luogo. La Nanorò è quindi una birra dalla “valenza sociale”, prodotta impiegando miglio nella percentuale del 20% (anche se c’è l’intento di portare la percentuale al limite legale, il 40%), che dà alla birra la tipica sensazione gustativa e olfattiva di “cereale bagnato”. E’ birra “femmina”, molto leggera, gustativamente parlando, e spiccatamente watery, che si fa sorseggiare con piacere, regalando però una gamma un po’ ristretta di sensazioni. Poca schiuma, frizzantezza lieve e soffusa, colore biondo leggermente opalescente, ha olfatto relativamente rustico, legato alla terra, alla polvere; è svelta nella sua corsa e offre anche al palato sensazioni legate al cereale e al frumento, con un finale leggermente pepato/speziato. Non memorabile, ma apprezzabile, comunque. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,9% vol.; ©Alberto Laschi.

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