Sierra Nevada Brewing Company,
Chico (California).
La storia di uno dei più importanti produttori di birra artigianale negli USA (più di 800.000 barili prodotti ogni anno, seconda, per volumi, in USA, dietro solo alla Boston Beer Company’s Samuel Adams) inizia nel 1979, quando Ken Grossman e Paul Camusi aprono nella cittadina universitaria di Chico il proprio, piccolo, birrificio artigianale. Appassionato produttore casalingo di birra fin da ragazzo, Ken Grossman, dopo aver studiato chimica e fisica presso il Butte Community College e la California State University di Chico, nel 1976 apre un negozio
di articoli per homebrewers, The Home Brew Shop. E’ nel 1979, come accennato prima, che con l’arrivo di Paul Camusi, i due iniziano i propri esperimenti produttivi, con impianti acquistati di seconda mano, caratterizzando da subito i propri prodotti con un uso massiccio (ma anche equilibrato) di luppolo. Il 1980 è l’anno della nascita “commerciale” ufficiale, con la prima partita prodotta e venduta della Pale Ale, la “padrona di casa”. La “ditta” si fa subito conoscere in giro, la produzione si dimostra fin da subito di altissima qualità, tanto da far divenire la Sierra Nevada Brewing Company il motore trainante della nuova rinascita della birra artigianale negli USA. Gli impianti si ampliano, prima nel 1989 e poi nel 1997; alla linea di produzione (che sforna attualmente una quindicina di birre diverse) si affianca il locale di mescita e il ristorante (The Big Room), divenuti dei veri e propri “luoghi di culto” per gli appassionati di birra di tutto il mondo che passano (quasi mai per caso) da quelle parti. Definita da Michael Jackson
lo “Chateau Latour dei microproduttori americani”, la Sierra Nevada Brewing miete da anni ripetuti successi e riconoscimenti nei maggiori eventi brassicoli sparsi per il mondo. Ad onor del vero, guardando la grande capacità produttiva, non la si potrebbe ”annettere” alla categoria microproduttori o produttore artigianali di birra, ma i volumi produttivi americani hanno tutt’altri numeri e proporzioni rispetto a quelli del resto del mondo dlla produzione artigianale, e non costituisce quindi un’ostacolo per la brewery americana nel fregiarsi della qualifica di produttore di birra artigianale. L’attuale brewmaster è Steve Dresler (in ditta dal 1983), e i prodotti della Sierra Nevada sono così popolari neglu USA, da apparire “tranquillamente” in molte serie TV che vaano per la maggiore, da Friends a Sex and the City a Flashforward a Crash.
Sierra Nevada Pale ALe
L’ “ammiraglia” di casa, una birra che di fatto fa range: tutte le american pale ale sono venute dopo di questa birra, La Sierra Nevada Pale Ale, nata nel 1980. Birra ad alta fermentazione, per la quale vengono usati luppoli a profusione (Magnum, Perle e Cascade, soprattutto Cascade) insieme ai malti Two-Row Pale e Caramel. Il colore è effettivamente
una chicca, bello e trasparente, la giusta tonalità dell’ambrato, con una schiuma fine e cremosa, relativamente ricca e non molto persistente. Il pezzo forte è comunque l’aroma: il fruttato, che le viene regalato dal lievito ad alta fermentazione, e un luppolato estremamente vario, fra il pino resinoso e il ginepro, che le viene conferito dal Cascade della migliore produzione. E’ una birra da 37 IBU, e il corpo realtivamente watery della birra li fa apprezzare tutti. Ad essere sincero, me l’aspettavo un po’ più ricca anche nel gusto, dopo un aroma così variegato ed attraente; la trovo invece relativamente scarica, dal carattere estremamente luppolato, che ne costituisce sia la ricchezza che un po’ anche il limite. Per dissetare, disseta, lasciando una bocca lungamente asciutta e pulita, con il luppolo che ritorna ad ondate dal fondo del palato. Di frizzantezza relativamente scarna, lascia comunque un ricordo più che buono di sé. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5,6% vol.; ©Alberto Laschi


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[...] attraverso la quantità, nel tentativo di diventare l’equivalente italiano dell’americana Sierra Nevada, avendo come punto di riferimento il modello anglosassone della Fuller’s: produzioni di qualità [...]
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