Gusto 1833, Golden Blond e Ruby Red

E’ vero, sono arrivate con un po’ di ritardo, ma le due birre belghe, dallo “strano” nome italianeggiante, che ho assaggiato in questi giorni valgono comunque la menzione. Se non altro per il fatto che mi permettono di ri-parlare di una delle storiche brouwerij belghe, una fra le più conosciute: la De Koninck, “madre” del famoso Bolleke, il bicchiere di birra per antonomasia, ad Anversa, dove viene servita appunto la De Koninck. Birreria “regale” (il nome infatti significa proprio “re”), chiamata così (allora) in onore del soprannome del proprietario di una birreria di Anversa, che oggi non esiste più. Per la storia di questa antica e tradizionale birreria belga vi rimando ad un post precedente nel quale ne ho parlato diffusamente; per le birre degustate invece basta cliccare qui. Solo due notizie in più, una delle quali riguada appunto le birre che poi conosceremo. La prima: ancora oggi, non lontano dalla birreria,  si trova il caffè Pilgrim, dove la schiuma prodotta in eccesso dalla spillatura della birra viene offerta ai clienti come tonico, in bicchierini appositi: alcuni l’aggiungono alla loro De Koninck, altri la bevono dopo, a parte. La seconda: nel 2008 vengono celebrati i 175 anni di vita della birreria, fondata, come lo si desume dal logo stesso, nel 1833. Per celebrare degnamente questo importante evento, la birerria decide di brassare (usando per la prima volta in 175 anni la rifermentazione in bottiglia) non una, ma ben due birre celebrative, alle quali viene posto un nome molto italianeggiante: Gusto 1833. Una bionda e una ambrata, entrambi in una elegante confezione da 0,75, il cui lancio sul mercato (fatto in grande stile) prevedeva anche il coinvolgimento di ben 10 fra i più rinomati chef della città che hanno dato vita a ricette “uniche” calibrate proprio su queste due birre. Interessante il report filmato che Ben Vinken, uno dei più noti giornalisti birrari belgi, ha postato sul proprio sito Beerpassion, nel quale Ben Vinken stesso si intrattiene con l’head brewer della birerria e con alcuni cuochi coinvolti in questo “lancio”.

Gusto 1833 Golden Blond

Una belgian strong ale, biondo dorata, dalla rotonda gradazione alcolica di 8°, che si fa bere ed apprezzare più che volentieri. Una birra robusta ed allo stesso tempo elegante, nel gusto e nell’aroma, che i sprigiona da una schiuma fine, cremosa e relativamente persistente. E’ birra leggermente “spumantata”, dalla esuberante carbonazione ed una aroma fresco e morbido, ricco di lievito, frutta bianca, un floreale soffuso e una leggera sensazione rustico/terrosa nel finale. Ha un bel colore limpido, corpo equilibrato, e una forte caratterizzazione, al gusto, fruttata, di frutta bianca; a questo si aggiunge una corretta e omogenea sensazione speziata, come di coriandolo, che ne arricchisce ancor di più la sensazione boccale. Ha una bella corsa, regolare e molto prolungata, una bella pulizia finale che la rende molto adatta ad essere consumata con il pesce, con gli antipasti e con un bel dolce fruttato. Lo se che può risultare difficile procurarsela, ma se capitasse a tiro è bene non farsela in alcun modo scappare. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi

Gusto 1833 Ruby Red

Birra ambrata più complessa rispetto alla Golden Blond, e non poteva essere altrimenti. Complessa ma non complicata: stuzzica un po’ di più curiosità e fantasia, apre orizzonti gustativi diversi e più “vari”, ma soddisfa, comunque, allo stesso modo. E’ un’ambrata corposa: anche in questo caso sono 8 i gradi alcolici, dalla bella schiuma, che si crea, permane e sparisce come dio comanda, dalla tonalità di colore molto carica, quasi opalescente. Il naso è ricco di sensazioni: uva matura, bacca rossa (sembra quasi ginepro), alcool diffuso ma non “massiccio”, e un lievito ricco e vario, come quasi sempre si rivela il lievito belga. Il corpo è meno rotondo della Golden, ha un po’ più di spessore, ma non presenta comunque intoppi o spostature. Caldo e riscaldante, la stessa sensazione, asprigna ma accattivante, già rivelata dall’aroma, una carbonazione adeguata e un finale moderatamente maltato, ripulito da un luppolo tosto e tenace. Vale la stessa indicazione già data in precedenza: se capita a tiro, agguantarla. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc 8% vol.; ©Alberto Laschi

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