Reindeer’s Revolt, Ridgeway brewery

Ridgeway Brewery, Henley.

La storia della Ridgeway Brewery ha inizio da una fine, quella della Brakspear brewery, antica (in funzione dal 1779) birreria di Henley-on-Thames, dove per secoli si è prodotto una delle migliori Best Bitter d’Inghilterra. Nel 2002 la Brakspear cessa del tutto la produzione, viene smembrata per far posto ad un  grande hotel di lusso, il tutto così repentinamente che gli operai della birreria (tutti mandati a casa) si trovano improvvisamente di fronte al fatto compiuto. Peter Scholey, headbrewer della Brakspear, però non ci sta, e decide di continuare almeno la propria di storia produttiva, e dà vita, a pochissima distanza dalla vecchia sede della Brakspear, alla Ridgeway brewery. Inizialmente privo di impianto produttivo proprio, Scholey fa produrre le proprie birre da altri, ma adesso l’impianto produttivo è quasi del tutto a posto e prende il nome (Ridgeway) da un antico sentiero (il più antico delle isole Britanniche) lungo più di 100 miglia, costruito in epoca pre invasione romanica, che attraversa tutto il sud –ovest dell’Inghilterra, Stonehenge compresa. E passa, appunto, anche per Henley, dove il birrificio ha la propria sede. E’ una di quelle pochissime brewery rimaste a non possedere ancora un logo ben preciso e riconoscibile ed un sito intenet proprio. Per l’Italia alcune notizie più precise, e soprattutto una buona panoramica dei suoi prodotti, si possono trovare qui. In America è importata da Shelton & Brothers.

Reindeer’s Revolt

La “rivolta della renna”, che, come si vede dall’etichetta, nel periodo natalizio si ribella ai ritmi stressanti di lavoro e si rifugia al pub, fra birre e noci di cocco. E’ una di quelle winter warmer che la Ridgeway produce ogni anno per il mercato USA, ma che anche qui nel Vecchio Continente si riesce ad acchiappare. Non è nulla di trascendentale, ma non è neanche banale. Una bitter più rotonda del solito e con un po’ più di carattere, morbida (relativamente) di malto e arricchita da un certo tono speziato. Ha una bella schiuma, fine e relativamente cremosa, un po’ “sporca”, cioè non perfettamente bianca, che si mantiene a lungo al di sopra di una birra dal bel colore ambrato, netto e pulito. Un naso un po’ scarso, questo sì, nel quale si avvertono quasi a fatica note morbide di malto, fiori e frutta bianchi, avvolti da una sensazione leggermente luppolata, di luppolo resinoso. In bocca è morbida e rotonda, fa avvertire correttamente i suoi 6° alcolici, con il tallone di Achille rappresentato da una carbonazione non proprio spiccante. Anche qui malto (poco) e luppolo (in misura maggiore) si palleggiano la responsabilità gustativa, che il finale (quello sì) dotato di maggiore personalità, fa pendere sul versante luppolato. Rimane in bocca, soprattutto sul fondo del palato, una buona sensazione amaricata, che si protrae relativamente a lungo. Lasciata in bottiglia altri 5 mesi oltre la sua scadenza, all’assaggio non ha denotato nessun tipo di difetto riconducibile a questa scelta. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 6% vol; ©Alberto Laschi.

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