De Scheldebrouwerij

De Scheldebrouwerij ‘s, Gravenpolder

nella provincia dello Zeeland (Sud-est dell’Olanda). Fondata da Keesvan Lohenhaut e Peter van Eynden, è attiva dal 1993 e produce, attulamente, all’incirca una decina di  birre, non filtrate e non pastorizzate, come nella tradizione più antica. Come spesso accade nel polverizzatissimo mondo produttivo olandese di birra artigianale, anche con la Scheldebrouwerij si fa un po’ di fatica a “raccattare” notizie di prima mano, o comunque semplici e lineari, soprattutto della storia produttiva del birrificio stesso. Il sito è carino, molto trandy, ma molto parco di notizie. I passaggi di proprietà ci sono stati, (i due fondatori sembrano essere fuori dai giochi proprietari: sicuramente lo è Keesvan Lohenhaut, ritiratosi nel 2000, mentre Peter è rimasto nel segmento produttivo della brouwerij): adesso la fabbrica è nelle mani dei fratelli Frans e Giovanni OoMs, che hanno provveduto, nel 2006 ad una ristruturazione completa della brouwerij, con una ditta italiana che ha fornito gli impianti produttivi. Hanno una gamma di birre veramente variegata, con etichette molto ricercate e spesso ironiche, dalla qualità mediamente elevata. Sicuramente non banali, grazie anche alla buona mano dell’attuale mastro birraio, Gust Hermans. Due delle loro meritano più delle altre la menzione:

De Zeezuiper

Il nome di questa birra significa la « sbronza marina » , e prende spunto da una zona di terra vicino Bergen on Zoop, originatasi quando ancora il fiume Scheldt scorreva liberamente lungo le dune del Brabante. Sono utilizzati, per brassarla, Curacao, Sweet Woodruf, malti ambrati, luppolo Saaz e Hersbrucker, lievito e zucchero candito.  Birra “particolare”, coerente alla filosofia di produzione di questa brewery. Schiuma densa e cremosa, bel colore ambrato carico; nell’aroma, complesso e ricco, colpisce la nota speziata e agrumata del curacao, che rinfresca il naso. Corpo rotondo e strutturato, che parte da una morbidezza di fondo per mettere in evidenza note agrumate e asprigne, quasi che fosse una blanche belga o una rodenbach agrumata. Il tutto però la rende piacevole  e dissetante, elaborata e curiosamente bevibile. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi.

Merck toch hoe sterk

La “zappa Sterck del toch del Merck” è un nome della birra più alcolica della Scheldebrouwerij;  questo nome le deriva dal titolo di una delle canzoni popolari più conosciute  della città di Zoom op de Bergen, scritta da Adriaan Valerius nel diciassettesimo secolo, quando la città, sotto l’assedio dalle truppe spagnole, riuscì a difendersi con successo. Ottima birra, “costruita” da non meno di quattro varietà di malto, fra cui malto caramellato e ambrato,  e due varietà di luppoli, con un tocco piccante di coriandolo,  arrotondato dal gusto  caramellato dello zucchero inserito nella bottiglia per la rifermentazione, con un lieve tocco finale di affumicato. Birra dal colore rubino scuro e dalla schiuma fine e abbastanza persistente,  una belgian strong ale con tutte le cosine al loro posto, robusta ma non eccessiva; la componente alcolica, di per sé accentuata, si integra infatti molto bene nella struttura della birra, che risulta essere corposa ma anche piacevolmente snella da bere. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9% vol.; ©Alberto Laschi.

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