Birrifcio del Ducato, Busseto (fraz. Roncole Verdi), Parma.
Sono passati non molti mesi dall’apertura a Busseto di Parma del Birrificio del Ducato (fine marzo 2007, prime birre prodotte la Viæmilia e la A.F.O.), ma Giovanni Campari, nume tutelare e fondatore del birrificio stesso, non ci ha
messo molto a mietere successi a raffica. Grande fantasia produttiva (alta e bassa fermentazione), riferimenti produttivi a 360° (USA, Germania, GB, Belgio), ricerca attenta e costante di materie prime di alto livello qualitativo. E soprattutto una “brewing philosophy” molto precisa: “produrre birre complesse o semplici, estrose oppure no, ma sempre orientate sull’equilibrio e l’armonia tra tutte le componenti. Ritengo, infatti, che una birra, per quanto complessa possa essere, debba innanzitutto essere piacevole e facile da bere“. Questi i cardini attorno ai quali ruota il lavoro di Giovanni, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, e di Emanuele Aimi, i quali riescono a produrre ogni anno 350/400 hl., coordinati, per la parte amministrativa, da Manuel Piccoli. L’orizzonte commerciale poi si è da subito allargato in maniera importante: già nel 2008 il birrificio riesce ad esportare le proprie birre negli USA e in Svezia; nel gennaio 2009 la rivista americana Draft Magazine inserisce la New Morning fra le prime 25 birre al mondo per l’anno 2008. Sempre nel 2008, all’European Beer Stars di Norimberga, la Verdi Imperial Stout viene premiata con la medaglia d’oro nella categoria Imperial stout.
Numeri piccoli, si diceva, che però non impediscono ai tre amici parmensi di buttare un occhio anche alla grande distribuzione. Accanto alle acclamate (anche all’estero) Verdi Imperial Stout, Viæmilia, New Morning e A.F.O., il birrificio infatti inizia a produrre una linea di birre (chiamate BIA, birra italiana artigianale) che Eurosaga fino a poco tempo fa distribuiva direttamente nelle catene Conad e Coop. Il livello qualitativo di questa linea di prodotti è
più che accettabile (soprattutto se paragonato a quello che si trova di solito sugli scaffali dei supermercati) e il progetto comprende quattro birre: una blonde, una ale, una strong ale e una porter, per le quali viene usato malto italiano. Dalla fine del 2008 a Parma si è cominciato anche a lavorare sulle birre da invecchiamento, tutte “testate” con diversi tipi di botti che hanno ospitato, in precedenza, grandi vini italiani. Alcune sono delle edizioni “reserve” di birre già prodotte in precedenza, altre del tutto nuove, altre ancora sono birre a fermentazione mista, con l’aggiunta cioè di batteri lattici e con la decisiva “spinta” data dai lieviti selvaggi. Staremo a vedere. Ultimamente il birrificio ha ancor di più allargato i propri orizzonti produttivi, arricchendosi anche di nuove professionalità. Ha innanzitutto acquisito il vicino birrificio piacentino di Fiorenzuola d’Arda, quello che produceva la birra Padus. Dall’inizio del 2010, quando il tutto andrà a regime, sarà integrato nello staff produttivo Matteo Milan, che a Dicembre ha abbandonato il rinomato birrificio scozzese Brewdog, dopo averci lavorato intensamente e con grande soddisfazione per un paio di anni. Il Birrificio del Ducato è associato a Unionbirrai.
Viæmilia
Pils Pride! Qualcuno la aveva già detto, parlando di questa birra, e l’eco di questa affermazione mi era rimasto nell’orecchio e nella memoria. Una volta che ho potuto assaggiare la più che conosciuta Viæmilia, devo dire che mai affermazione è stata più azzeccata. Per questa bionda pils di 4,8°, quelli di Parma non hanno lesinato certo sul luppolo, usato copiosamente. Luppolo tedesco in fiore, nello specifico, del tipo Tettnang Tettnanger selezionato
direttamente dal birrificio sul luogo di produzione. Seconda classificata al premio Birra dell’anno 2008 nella categoria Birre a bassa fermentazione < 14 plato, la pils emiliana dimostra carattere e personalità, un bel colore giallo dorato abbastanza tenue e una cappello di schiuma bianco, ricco e di media persistenza. Luppolatura estrema dell’aroma, coraggiosa e tenace: un floreale ed erbaceo spiccato, secco e astringente, una leggera speziatura, e un finale più rotondo e morbido, nel quale emerge il malto, il miele e la fragranza croccante della crosta di pane. In bocca è decisamente, decisamente amara: non” amarognola” o “astringente”: è proprio amara, di un amaro privo di compromessi. Prendere o lasciare. Ma se la si prende, è un bel prendere. Non azzera il palato, non è una spremuta di luppolo fine a se stessa: è una birra estremamente luppolata, non monocorde ma sicuramente monotematica, nella quale il malto serve “solo” a dare una certa consistenza al corpo, ma non al gusto. Il finale si conferma amaro ed asciutto, molto asciutto, che prolunga decisamente e sagacemente l’ottima scelta produttiva che sta a monte del progetto Viæmilia. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 4,8% vol.; ©Alberto Laschi.


[...] di birrifici artigianali italiani, dall’ormai immancabile Baladin, al Barley, al Ducato (qui la lista completa) e quindi l’occasione si presenta ghiotta, anche perché c’è la [...]
Mi permetto di fare alcune precisazioni che gradirei andassero a correggere l’articolo:
1. Emanuele Aimi non è il Mastro Birraio ma il Responsabile Commerciale
2. Il progetto BIA non è affatto arenato ma verrà lanciato una volta per tutte nel nuovo impianto di Fiorenzuola che ha una capacità produttiva 4 volte superiore a quello di Roncole (dove resteremo a produrre la linea del Ducato): le nuove BIA saranno una Golden Ale, una Bitter Ale, una IPA e una Oatmeal Stout.
3. Il sito è online da un mese e mezzo
[...] prima, la Viæmilia del Birrificio del Ducato di Parma, ne avevo già parlato recentemente (assieme ad un’altra [...]
[...] edizione 2008 del primio Birra dell’Anno organizzato da Unionbirrai (battendo, allora, Via Emilia e Tipopils) e premiata con la medaglia d’argento nella edizione 2009 dell’European Beer [...]
[...] Busseto che ha fatto una vera e propria incetta di premi ultimamente in giro per il mondo. Premi a Via Emilia e Chimera fra le produzioni classiche, a Wedding Rauch (recentissima), L’ultima Luna, Black [...]