Engels, De Molen Brouwerij

Brouwerij De Molen, Bodegraven (Paesi Bassi),

a una trentina di chilometri da Amsterdaam,  Rotterdam e Utrecht, cittadina posta sulle rive del Vecchio Reno, nella De Groene Hart, il “cuore verde” dei Paesi Bassi. Aperto solo dal 2004, il birrificio artigianale olandese De Molen ha la propria sede all’interno di un antico mulino chiamato “De Arkduif”, la cui costruzione risale al 1697. I locali di questa  brouwerij comprendono, oltre al locale di produzione, anche quello di mescita, ed un vero e proprio beershop, fornitissimo, soprattutto di prodotti provenienti da Oltreoceano.

L’artefice del progetto che ha fatto del De Molen il più famoso e premiato birrificio artigianale dei Pesi bassi è Menno Oliver, che ha percorso tutta la classica trafila del produttore di birra: da homebrewer che fa la birra nella cucina di casa, a praticante in giro per i birrifici dei Pesi Bassi (Texelse, De Prael, De Pilgrim), fino all’apertura, sei anni fa appunto, del proprio microbirrificio. E l’impianto, a tutt’oggi, giustifica proprio la dicitura “microbirrificio”: 500 litri a cotta, non ne può fare di più, per un totale di circa 500 hl. prodotti annualmente. Una curiosità, che poi si è trasformata in caratterisitca: Menno adopera all’interno del proprio impianto produttivo delle caldaie/fermentatori  provenienti dal settore produttivo lattiero/caseario, che danno una certa “impronta” produttiva a molte delle proprie birre. Che sono state, in questi sei anni, moltissime: Ratebeer ne ha recensite ad oggi ben 105.

Questa particolarità è riconducibile, almeno in parte, anche alla scarsa o limitata capacità produttiva dell’impianto; in più c’è la volontà ed il desiderio, da parte di Menno, di produrre più tipologie di birra possibili, affidandosi molto all’estro del momento. E molte di queste le produce volutamente una tantum. Commercialmente si è rivelata, questa, una scelta anche molto remunerativa: produrre tante birre a “tiratura” così limitata ha creato una sorta di surplus di richiesta da parte degli appassionati birrofili, che fanno a gara, sempre, per entrare in possesso di qualcuna delle eleganti bottiglie da 0,75 numerate singolarmente o di quelle da 0,335, alcune delle quali rifinite con la chiusura a ceralacca. I lotti di birra che poi non sono considerati soddisfacenti sono utilizzati come base per il distillato della De Molen’s, la Beer Liquer con  21% ABV. Anche i nomi attribuiti a ciascuna sono diventati un vero e proprio marchio di fabbrica: molti nomi “doppi” (Donder & Bliksem, Hamer & Sikkel,  Heen & Weer, Bommen & Granaten), altri più che pittoreschi. Difficile definire lo “stile produttivo generale” della De Molen, vista la miriade di prodotti: una cosa è certa e dichiarata però. La volontà, cioè, di produrre birra in maniera del tutto artigianale ed originale, traendo spunto dalle antiche e tradizionali ricette, ma  ispirandosi anche all’entusiastico e poliedrico movimento produttivo artigianale degli USA, con un uso massiccio della speziatura e la ricerca di una elevata alcolicità. Molteplici le collaborazione internazionali della De Molen: Mikkeller, Struise e Revelation Cat, il birrificio italiano di recentissima fondazione, voluto fortissimamente da Alex Liberati, proprietario della Brasserie 4:20 di Roma e importatore per l’Italia delle birre olandesi. Il tutto ha portato il De Molen e il suo mentore Menno Oliver in cima alla piramide: Ratebeer infatti lo ha appena incoronato come 10° miglior birrificio al mondo (unico birrificio europeo fra i primi 10) e unico birrificio olandese fra i primi 100. La sua birra preferita?  La Närke Kaggen Stormaktsporter, l’Imperial Stout svedese che ha guerreggiato negli ultimi due anni con la Westvletern 12° per impossessarsi del gradino più alto del podio fra le 100 migliori birre del mondo (ne abbiamo parlato solo ieri …). In America è importata dalla Shelton Brothers.

Engels

Esperimento anglofilo del birrificio olandese: brassare una bitter e farla maturare in botte. Questa “real ale” ha riscosso molto successo, quando è stata presentata per la prima volta al Great British Beer Festival (2005?), e si sa che gli inglesi sono alquanto gelosi delle proprie tradizioni. Brassata con luppolo Sladek,  una variante del Saaz, non passa inosservata. E’ molto più robusta e corposa dei suoi 4,5°, che si avvertono tutti, pienamente, tanto che sembrano qualcuno di più. E’ di un’amarezza pronunciata, da luppolo erbaceo e terroso, con una bella schiuma anch’essa odorante del rampicante, nella sua versione leggermente meno rustica e più balsamica. La schiuma è bianca e cremosa, il colore della birra è invece declinante sul giallo dorato, che si intorbidisce al massimo quando nel bicchiere finisce il lievito, depositatosi sul fondo della bottiglia. A trovarle un difetto, la si potrebbe definire un po’ troppo monotematica, con l’astringenza del luppolo, moltiplicata da una robusta struttura, che la fa un po’ troppo da padrona. Ma per qualcuno, questo potrebbe essere non un difetto, bensì un pregio. Con più personalità rispetto all’originale tipologia inglese, questa Engels finisce corposa e matura in un trionfo di astringenza, che condiziona non poco e molto a lungo palato e lingua. Decisamente frizzante, dimenticavo di dirlo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,5% vol.; ©Alberto Laschi.

11 Responses to “Engels, De Molen Brouwerij”

  1. Birrazen

    Ho assaggiato proprio qualche sera fa la Heen & Weer di De Molen e mi è piaciuta molto! Non sapevo avesse una produzione così differenziata: quindi cambia in continuazione? non ha delle classiche che produce e ha intenzione di produrre di base? Saluti, BZ.

  2. _emanu_

    Avendo la fortuna di frequentare spesso il 4:20 sono riuscito ad assaggiare varie birre di questo micro, e devo dire che ha un estro assurdo. Sono quasi tutte birre “sperimentali” difficile trovare una birra classica da linea base.
    Per ora bevute sempre alla spina e sempre senza difetti, ora ho due belle bottiglie a maturare nella mia cantinetta.
    Sconsiglio comunque la ricerca spasmodica di queste birre, sono troppe, sono rare e spesso costano uno sproposito.

  3. alberto laschi

    Salve,
    il loro è un vero e proprio “delirio produttivo”, nel senso che producono a raffica. Nella sezione del loro sito http://www.brouwerijdemolen.nl/index.php/en/brewery/beerography.html sono elencati molti dei loro prodotti, fra i quali però non è chiarissmo capire quali sono le produzioni stabili e quelle occasionali. O almeno io non l’ho capito perfettamente. Sicuramente ci saranno delle produzioni “stabili”, penso io, almeno 7/8. Comunque, se ti vuoi “divertire” o orientare meglio, prova ad esplorare la sezione che ti ho detto.

  4. How to handle the hop | inbirrerya

    […] case), the other one is young and unconventional with lots of imagination. I’m talking about Menno Oliver and Christian Skovdal Andersen .Two beers from their range are the expression of the […]

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