Orval & gli USA, la buona tavola.

Posted by Alberto Laschi on feb 8th, 2010 and filed under News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

La notizia era dell’ottobre scorso, quella della collaborazione fra due personaggi importanti, birrariamente parlando, del mondo produttivo della birra artigianale: Steven Pauwels, mastro birraio della Boulevard Brewing Company, e Jean Marie Rock, head brewer del quasi leggendario monastero trappista belga di Notre Dame d’Orval. Adesso la notizia è che il frutto della loro collaborazione è sul mercato. 11.000 bottiglie da 0,75, con etichetta autografata da entrambi i protagonisti di questa importante avventura. Una Imperial Pilsner di ben 8° (d’altra parte si chiama Imperial ….) brassata seconda una ricetta e una metodologia produttiva che il mastro birraio belga aveva definito e usato all’inizio della propria carriera, lunga ormai una trentina d’anni. Quattro soli gli ingredienti usati: malto Pilsner, luppolo Saaz, lievito lager ed acqua, per una pils che chi l’ha assaggiata ha definito assolutamente non banale, né ordinaria. Qualcuno aveva storto un po’ il naso alla notizia che la collaborazione fra questi due pezzi da novanta della produzione delle due sponde dell’Oceano producesse “solo” una pilsner, piuttosto che qualsiasi altra birra più “complessa”, ma i risultati sembrano aver fugato ogni dubbio o perplessità, e soddisfatto tutte (o quasi) le aspettative. Birra dal colore biondo pallido, dalla accentuata carbonazione e  dalla grande pulizia ed eleganza produttive, ricca degli aromi pungenti del luppolo, con una derivazione fruttata e una speziatura più che avvertibile. L’unica cosa “banale”? Il nome. La birra infatti è stata etichettata con il non fantasiosissimo appellativo di Collaboration n° 1, ed entra a far parte della particolare linea produttiva della Boulevard denominata Boulevard’s Smokestack Collaboration Series, che contava, fino ad oggi 4 birre, prodotte in lotti unici. Il tutto contribuisce a fare alzare le quotazioni di questa già conosciuta ed affermata brewery di Kansas City, la più grande birreria artigianale del Midwest, che vanta una bella carta delle birre (dodici, fra stagionali e stabili).

Avevo parlato tempo di data di scadenza della birra, e di birre più che consumabili oltre tale data. Niente in confronto a quello che Filip Geerts sul suo blog narra e fotografa. In due consecutivi post infatti dà conto con dovizia di particolari e splendide foto della degustazione di due birre più che “scadute”: una Oud Bruin, brassata a Oudenaarde dalla Liefmans 50 (!) anni fa , e una Gueuze Belle-Vue degli anni 70 (!). Inutile aggiungere ulteriori particolari allo splendido servizio di Filip, assolutamente da consultare.

Le ultime due notizie sono egate alla buona tavola.

L’importante sito olandese Biercusine, una vera e propria “bibbia” della cucina alla birra, fornisce un’aggiornatissima lista di  ristoranti belgi ed olandesi specializzati in questo particolare modo di cucinare. Molti sono i nomi, alcuni già noti agli appassionati (Heeren van Liedekercke  e ‘t Hommelhof,  solo per fare due nomi), altri meno. Ma con Biercusine si va sul sicuro; l’importante è “capitare” da quelle parti.

I trappisti di Rochefort e la loro birra. Dalle parti del monastero trappista si è ri-cominciato a produrre formaggio come i frati lo facevano alla fine del XIX secolo. Quello che si trova da pochi giorni sul mercato è un formaggio semi-morbido, dalla crosta lavata, prodotto con il latte delle mucche delle Ardenne, secondo le regole e le direttive dei monaci stessi. Il tocco finale? Il formaggio, che si aggiunge a quelli prodotti a Chimay, Orval e Westmalle, è affinato nella birra stessa del monastero Rochefort.

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3 Responses for “Orval & gli USA, la buona tavola.”

  1. Michela scrive:

    Dove si compra???

  2. [...] e formaggi: la Rochefort, per ultima (o quasi) aveva lanciato sul mercato il proprio formaggio, fatto con il latte delle mucche delle Ardenne, pienamente rappresentativo della storica tradizione [...]

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