High Tide Fresh Hop Ipa, Port Brewing

Lost Abbey/Port Brewing, San Marcos  (a Nord di San Diego), California.

La coppia all’origine di questo progetto? Vince Marsiglia , uno dei proprietari del Pizza Port di Solana Beach, e Tomme Arthur, head brewer dal 1997 dello stesso Pizza Port (e poi del progetto Lost Abbey/Port brewing). In coppia fanno birre “per santi e peccatori”. La storia del loro progetto inizia da Adamo ed Eva, lo raccontano loro stessi: i progenitori, incarnazione nel loro agire del libero arbitrio, non sarebbero altro che gli antesignani protagonisti della perenne lotta fra il Bene e il Male. Lotta che, nel caso specifico della brewery californiana, si è trasformata in una vera e propria crociata contro coloro che incarnerebbero il “male birrario” (cioè quelli che fanno birra “cattiva”). I buoni, ovviamente, sarebbero quelli della Lost Abbey, ideali prosecutori dell’esercizio del libero arbitrio dei primogenitori di tutti. Al di là delle metafore, Lost Abbey/Port Brewing è una delle realtà più importanti nel contesto del mondo produttivo artigianale americano, e Tomme Arthur è considerato un vero e proprio guru (solo per dirne una, ha “guadagnato” ben 15 medaglie nelle varie edizioni del GABF). L’ispirazione comunque era venuta a Vince Marsaglia, che da sempre coltivava una sviscerata ammirazione per le birre belghe brassate nello stile delle abbey beer; ispirazione che ha preso corpo e consistenza nel 1997, grazie all’incontro con Tomme (cultore anche lui delle belgian beers), fino ad allora  mastro birraio presso la Cervecerias La Cruda di San Diego (oggi non più attiva). Da quel momento le cose cambiano, al Pizza Port: accanto alle birre, fresche ma non eccessivamente raffinate, che si potevano consumare già da alcuni anni (dal 1993) al bancone del pub, cominciano ad apparire prodotti ben più “evoluti” e raffinati, grazie alla grande fantasia produttiva di Tomme.  La Dubbel Overhead è stata la prima birra in stile abbey beer servita al Pizza Port.

Il meccanismo, dal 1997, ingrana, e gira alla grande, tanto che nasce progressivamente l’esigenza, nei due protagonisti dell’avventura californiana, di uscire sempre di più dall’ambito “relativamente” locale, e far conoscere (e vendere, ovviamente) i propri prodotti ad un pubblico sempre più ampio. Per questo nel 2005 Vince Marsiglia e Jim Comstock acquistano a san Marcos (sud di san Diego) un edificio produttivo precedentemente di proprietà della Stone Brewing, e ne fanno il proprio, nuovo, stabilimento birrario, posto sotto la totale responsabilità di Tomme Arthur. La produzione inizia ufficialmente il 6 Maggio 2006, sotto una doppia egida: Lost Abbey e Port Brewing, appunto, con le birre del primo brand dal target più ricercato e raffinato, brassate in ossequio al belgian style (alcune anche con affinamento in botte), mentre le birre del secondo brand appartengono a stili produttivi più tipicamente americani. Numerosi, nei nomi delle birre e nell’iconografia del brand, i riferimenti al modo teologico cattolico, tanto che qualcuno parla di vere e proprie “catholic beers”, riportando anche i 10 comandamenti che stanno alla base della filosofia produttiva del birrificio californiano. Per ultimo, gli italiani: molto ben fatto il reportage che Stefano Ricci e Alessio (Allo) Gatti hanno postato su Fermentobirra in relazione alla loro visita/degustazione presso il polo produttivo di San Marcos, vale la pena di darci una lettura. Alex Liberati, ancora lui: dimostrando un fiuto e una lungimiranza degne di nota, da tempo importa in Italia i prodotti di questi grandi personaggi, che lui definisce dei veri e propri “alchimisti”, organizzando anche eventi legati alla peculiarità di questi prodotti, l’ultimo dei quali avvenuto a Roma (sempre lì!) lo scorso novembre.   

 
High Tide Fresh Hop Ipa

Fa parte delle birre che a rotazione, seguendo l’avvicendarsi delle stagioni, vengono prodotte a san Marcos. E’ la birra autunnale, brassata, raccontano loro, per allietare le lunghe attese che i surfisti devono sopportare quando a san Diego si manifesta il Super Highe Tide, cioè l’ oscillazione massima fra l’alta e la bassa marea,  che rallenta di molto l’attività sportiva principe delle coste californiane. E’ birra brassata con 180 libbre di luppolo fresco, anzi freschissimo, proveniente direttamente dai campi di raccolta, senza nessun processo di essiccamento e/o trasformazione. Le varietà di luppoli usate, nell’ultima versione di questa birra,  sono Amarillo, Centennial e Chinook, insieme al malto Two Row, per un totale di 6,5° di volume alcolico e un IBU più che ragguardevole (dai 75 in su, dicunt). E’ birra “massiccia”, con il luppolo che prende a cazzotti la qualunque cosa, e questo, a lungo andare, rappresenta un po’ il limite di questo prodotto. Che va bevuto, comunque, anche  per “curiosità scientifica”; nel senso che è un esempio “classico” e ben rappresentativo dell’attuale tendenza luppolatissima che spopola Oltreoceano. E’ di un bel biondo carico, con una schiuma mediamente ricca e mediamente spessa, con una opalescenza relativa. Sono luppoli citrici e agrumati, quelli che risaltano sia nell’aroma che nel gusto, luppoli che prolungano intensamente sensazioni nettamente amaricanti e decisamente pungenti. E’ rustica, ma non grezza, ostica ma non inavvicinabile, con una sensazione parallela di resine e balsamico che variano un po’ l’orizzonte gustativo, pericolosamente astringente. Per chi ha molta sete, quando c’è molto caldo, ma non da bere tutta d’un botto. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi.

 

8 Responses to “High Tide Fresh Hop Ipa, Port Brewing”

  1. Joel

    Saluti! Bello vedere che coprono le birre americane. =)

    Grazie per la visita!

  2. The american way of aipiei | inbirrerya

    […] style, ma soprattutto surfing style. Continua infatti con questa Wipeout il trend “ondaiolo” di questa brewery, che sembra avere individuato nei surfisti californiani il proprio bacino di utenza […]

  3. Tutta roba “pesa” | inbirrerya

    […] terza birra “pesa” di questo brevissimo elenco: la Panzer Imperial Pilsner della Port Brewing Brewery. Io sono sempre portato a pensare che il nome di una birra difficilmente è scelto a caso, così […]

  4. Old Viscosity di Port Brewing | inbirrerya

    […] nei motori a combustione interna, con la temperatura e si misura in gradi SAE. La Old Viscosity di Port Brewing invece si misura in gradi alcolici, potendone vantare 10,5°. Nome in codice: the big black nasty […]

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