Allora il gioco è (o sembra poter essere): spostare l’asticella sempre più in alto. Punti sul vivo, forse, o feriti nell’orgoglio, i tedeschi della Shorschbrau di Gunzenhausen, in Baviera, si sono dati da fare e hanno spostato ancora
più in alto l’asticella “alcolica” da superare. 40% vol. ha la loro ultima creazione, la Schorschbrau Schorschbock 40%che ha surclassato la ormai ben nota (e benissimo pubblicizzata) Tactical nuclear Penguin di quelli del Brewdog, della quale avevamo parlato un po’ di tempo fa. Sono notizie, ma non so se siano sempre delle belle notizie. Birre così , credo, hanno solo un valore “statistico”, nel senso, che “la prima in classifica delle birre più forti nel mondo è questa”, oppure “numismatico”, nel senso che è quasi come un Gronchi Rosa, unica e irripetibile. Di sicuro non è facilmente reperibile. La eisbock tedesca infatti, prodotta a novembre in un primo limitatissimo lotto di bottiglie, è stata poi ri-commercializzata in un secondo lotto di sole 80 bottiglie all’inizio di quest’anno. Il mastro birraio del birrificio tedesco, Georg Tscheuschner, ha poi rilasciato un’intervista all’aggiornatissimo blog americano Beernews, nella quale annuncia, per il 2010, la produzione di questa birra in almeno 300 esemplari, anche nella sua variante “nera”, acquistabile e/o prenotabile anche sul sito della birreria stessa. Il costo? Non chissaccosa: 13,5 € a bottiglia, quasi una bazzecola rispetto alle cifre “sparate” in giro per l’acquisto della birra “pinguinesca” (in Italia la si trova circa 50 €, spese di spedizione escluse). Tant’è: spesso conta più la capacità di creare un marketing aggressivo, che la qualità del prodotto che si vuol vendere.
Dagli eccessi produttivi alla celebrazione di un anniversario, importante non solo per la brewery che lo celebra ma anche per tutto un movimento che da questa (ed altre) brewery ha preso il via. Quest’anno la Sierra Nevada, della
quale poco tempo fa abbiamo parlato su questo stesso blog, festeggia i suoi primi 30 anni di vita, e lo vuol fare in una maniera molto particolare, e significativa. Intanto con un sito dedicato a questo evento, molto glamour e raffinato, on-line da oggi, con logo celebrativo creato per l’occasione. In questo sito poi si dà la certezza, dopo averlo già annunciato da tempo, del rilascio progressivo sul mercato di ben 4 birre celebrative, ognuna brassata in collaborazione con un personaggio che tanto ha significato nella storia della brewery di Chico e nel percorso di rinascita del movimento birrario americano, della quale la Sierra Nevada è stata una delle principali artefici. La prima birra che da Marzo i consumatori americani potranno acquistare sarà la Fritz and Ken’s Ale, brassata da Ken Grossman, fondatore e proprietario della Sierra Nevada, e Fritz Maytag, anche lui nella proprietà, e il vero padre nobile del mondo dei produttori artigianali di birra americani. Ad essa seguiranno altri tre prodotti, nella realizzazione dei quali contribuiranno a turno anche Charlie Papazian, Fred Eckhardt, e Jack Mac Auliffe, altri protagonisti di assoluto spessore, dei veri e propri pionieri, che hanno reso possibile l’attuale presenza di bel 1500 birrifici artigianali sul suolo americano (non erano più di 80 quando, nel 1980, la Sierra Nevada ha aperto i battenti).
Altre notizie veloci, in ordine sparso, con la carttereirstica comune rappresentata dal fatto che ciascuna di esse costituisce un ulteriore approfondimento di argomenti già trattatai sul blog di Birrerya in questi ultimi giorni.
La Nogne O Briggery: anche questo è un birrificio del quale da poco si era parlato su questo blog; questo interessante articolo della prestigiosa rivista americana Celebrator ci aiuta a conoscerlo ancora meglio
Birra e formaggi: la Rochefort, per ultima (o quasi) aveva lanciato sul mercato il proprio formaggio, fatto con il latte delle mucche delle Ardenne, pienamente rappresentativo della storica tradizione produttiva trappista. E’ di soli due giorni fa un bel post sul sito amico Bierblog nel quale si parla, appunto, di birra e formaggi, fra i quali quello di Orval, quello di Chimay e quello della Dupont. Veramente interessante.
Struise: della serie anche l’occhio vuole la sua parte. Vi avevo parlato della recente apertura del nuovo birrificio degli Struise, dalle parti di Westvleteren. Insieme ad una trentina di appartenenti alla associazione belga dei degustatori di birra le nostre “vecchie conoscenze” Thierry e Bianca sono andati a visitarlo, beershop compreso. Qui il bel resoconto fotografico sul loro blog. Una curiosità: avevo parlato anche dell’apertura del beershop on-line, sempre degli Struise; ho fatto seguire i fatti alle parole, e ho provato a fare acquisti on-line. Mi sono però fermato presto: a fronte di una spesa birraria di 39 € (prezzi più che onesti), sarei andato incontro a costi di spedizione superiori a 60 €!! C’è qualcosa che ancora non torna.


