BBevò, Birrificio Barley

BBevò

Il merito, oltre del sapiente Nicola Perra del birrificio Barley, è anche del cugino Gianluca, agronomo e  proprietario di una delle pochissime vigne rimaste nell’isola del vitigno DOC di uva Nasco. Per le proprie birre Nicola Perra riesce a farsi dare dal cugino, appunto,  quanto raccolto da un paio di filari, con le caratteristiche “precise” per poter essere impiegato nel brassaggio. Il resto dell’uva prodotta in quel di Maracalagonis va anche alle rinomate cantine Argiolas di Seridiana, in provincia di Cagliari, che le usano per il pluripremiato Angialis. E’ vitigno particolare e pregiato, quello dell’uva Nasco, a bacca bianca, il cui nome deriverebbe dal latino “muscus” (muschio): il vino fatto con quest’uva, in effetti, dopo alcuni anni di invecchiamento rivela netti sentori muschiati. Introdotto dai Romani (o in epoca romana) nell’isola, è vitigno nobile (è una DOC del 1979) e raro, un tempo diffuso in tutta l’isola, e adesso coltivato solo nel Campidano cagliaritano (nei comuni di Quartu, Maracalagonis, Dolianova, Selargius, Sinnai, Soleminis) e in alcune zone dell’oristanese. Del Nasco, o meglio della sua sapa (mosto cotto) ce n’è il 2% in questa barley wine, “evoluzione” della già conosciutissima e apprezzatissima BB10. Ci sono voluti 18 mesi di affinamento in bottiglia (dove la birra non è stata fatta rifermentare, ma è stata imbottigliata piatta così com’è uscita dal tino), dopo i primi tre mesi trascorsi in un tino di acciaio, per arrivare alla fine di questo che è considerato solo il primo step produttivo. Il secondo, già in atto, prevede l’immissione sul mercato della versione meno piatta, perché più luppolata, di questa già splendida birra. Ambrata al limite del marroncino, quasi priva di schiuma, tre malti, invece dei sei usati per la BB10, che le conferiscono densità caramellata, molto morbida, e lasciano più campo agli aromi vinosi e di ciliegia sotto spirito, meno presenti nella BB10, e dovuti, nella BBevò, ad un mosto di uva più spiccante. E’ piatta, veramente piatta, nel riscaldarsi nel bicchiere diventa morbida e corposa: una birra al confine, come lo stesso Nicola ricorda, fra lo cherry e il porto, soprattutto nella sua evoluzione. Il profilo gustativo/aromatico lo ha già descritto alla perfezione Kuaska, e non mi permetto di aggiungere altro. Faccio solo i complimenti allo staff del Barley per questa nuova superba prova produttiva, che inserisce al BBevò a pieno titolo fra le migliori barley wine italiane in circolazione. Un prodotto (e una tipologia birraria) di nicchia, dirà qualcuno, Kuaska  l’ha giustamente inquadrata come quasi un “passito di birra”. Avercene di queste “nicchie” produttive, difficilmente banali o solo semplicemente trendy, espressione, nel caso dei sardi di Maracalagonis, di grande studio e lunga sperimentazione, come dimostra il loro progetto sviluppato assieme al Porto Conte Ricerce di Alghero. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi.

One Response to “BBevò, Birrificio Barley”

  1. After Taste | inbirrerya

    […] “normalmente” luppolata, in commercio da soli 10 giorni. Mi era tanto piaciuta già la versione piatta di questa birra; la sua evoluzione luppolata mi ha lasciato a bocca aperta. Ne riparlerò in un […]

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