Birra in cucina. Pagina 13 del numero di Febbraio di quest’anno della nota rivista eno-gastronomica Gambero Rosso: il notissimo ristoratore Claudio Sadler, titolare dell’omonimo ristorante milanese pluristellato Michelin e “pluriforchettato” dai critici dello stesso Gambero Rosso, fa bella mostra di sè illustrando la sua ultima creazione, il
Birramsù. Elencando gli ingredienti e le motivazioni che l’hanno spinto a creare questa variante del tradizionale e popolarissimo dessert, dice di aver usato per il dessert stesso ” 200 grammi di birra rossa e una bottiglia di birra scura”, consigliando, come abbinamento finale per la pietanza, una Rossa della premiata ditta Birra Moretti. Non entro nel merito della pietanza, sicuramente riuscitissima; ma da uno chef di tale levatura, mi sarei aspettato una descrizione meno generica della birra usata per la composizione del piatto, e, soprattutto, un abbinamento un po’ meno “banale”. Adesso la birra va di moda, in cucina, anche nelle cucine pù titolate; Assobirra stessa ci investe tanto nella comunicazione di tale “novità”, con il suo sito Birragustonaturale. Spesso però gli abbinamenti sembrano un po’ troppo funzionali ad una precisa strategia di marketing, come nel caso in oggetto.
Belgio, una birra per festeggiare. L’avevamo già scritto alla fine dello scorso anno, che il 2010 sarebbe stato l’anno nel quale la storica e tradizionale brouwerij belga Slaghmuylder avrebbe celebrato il 150° anno dalla fondazione,
avvenuta, appunto, nel 1860. Per non farsi mancare niente, “quelli” della Slaghmuylder hanno brassato una birra celebrativa non di un solo anniversario, ma di tre, e precisamente: i 50 anni del Carnevale di Ninove (dove ha sede la stessa fabbrica), i 150 anni di vita della brouwerij, i 375 anni di vita della chiesa abbaziale di Ninove stessa. Espressione quindi del territorio, e fortemente radicata in esso, la brouwerij delle famose birre Witkap ha brassato per l’occasione una pils di 5,8° dal nome curioso, Gouden Wortel, la “carota d’oro“, con l’ortaggio ben in vista nel logo identificativo dell’evento. Un motivo in più per andare a trovare lo stand della birreria al prossimo Zythos, al quale parteciperà assieme al gotha (o quasi) della produzione brassicola belga.; fra le birre che presenterà, infatti, è nominata una Gouden Carnaval Bierke. Sarà la stessa birra?
Italia-USA. La notizia era già stata data a giugno dello scorso anno: Oscar Farinetti, patron del noto progetto Eataly (e non solo), assieme ad altri soci italiani, ha sottoscritto un contratto d’affitto milionario in quel di New York (nella centralissima Fifth Avenue) per aprire, assieme ad altri soci, l’equivalente americano del grande “emporio” di qualità torinese. Ma il progetto non finisce qui. Accanto al supermercato di qualità e agli spazi riservati alla ristorazione,
anch’essa di qaulità, ci sarà “posto” anche per la birra. Il progetto ha coinvolto fin dall’inizio due degli esponenti più in vista del panorama della irra artigianale italiana, Teo Musso del Baladin e Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo. E’ notizia di due giorni fa, riportata dal sito americano Beernews, del primo step produttivo birraio, che ha visto i due birrai italiani in trasferta negli USA per brassare il primo lotto “sperimentale” di birra dedicata al nuovo locale newyorkese. Di là dall’Oceano erano attesi da altri due personaggi d’eccezione: Vinnie Ciliurzo della Russian River Brewing Company e Sam Calagione della Dogfish Head Brewing Company, entrambi coinvolti in questo nuovo, allettante, progetto. Niente da dire: si fanno le cose in grande, di là dall’Oceano.
Italia, la birra alla canapa (o alla marijuana?). Una “curiosità commerciale” che ci viene dal sito amico il
Fermentatore : è stata ri-sequestrata dai Nas italiani la Mary-jo, una pils prodotta dal Bohemia Regent il più antico birrificio d’Europa), a Trebon, in Cekia, importata in Italia dal veneto Michele D’Andrea, che l’aveva messa in commercio sul proprio sito. Birra nella quale, a detta dell’importatore stesso, non ci sarebbe nessuna traccia del principio attivo della marijuana (il Thc); l’odore titpico della cannabis viene conferito alla birra stessa da un estratto che viene aggiunto alla birra solo nella fase finale del brassaggio, dopo l’ultima filtrazione. Delle due l’una: o non la vendi come birra alla cannabis, o se la vendi come birra alla cannabis ti devi solo aspettare che te la sequestrino. Assomiglia tanto ad una studiata strategia di marketing …
Marketing? Allora Brewdog. E’ inevitabile. Per gli strateghi della comunicazione non si può che parlare di saga. Di loro “contro” i tedeschi della Schorschbrau: l’obiettivo della lotta? Fare la birra più forte, cercando di farlo sapere a
più persone possibili. 10 giorni fa l’annuncio dei tedeschi: siamo noi quelli che fanno la birra più forte! Neanche una settimana dopo gli scozzesi, un po’ maramaldescamente, cantano vittoria con la loro Sink The Bismarck, 41% vol. Adesso è il turno del mastro birraio tedesco della Schorschbrau, Georg Tscheuschner, a far sapere cosa pensa di tutto ciò, in una intervista radiofonica alla BBC . Il tutto comincia ad essere un po’ stucchevole.
Sono stata a NY qualche settimana fa ed ho potuto vedere i lavori sulla 5^ (ovviamente dall’esterno), sicuramente sarà una grande opportunità per far conoscere i prodotti italiani e la birra di Teo e Leonardo più i vari artigiani birrai italiani che si alterneranno, in loco, nella produzione di birra.
Su questo blog : http://www.tagliatellevaganti.splinder.com/post/19676370, avevano già anticipato, a gennaio 2009, la location di eataly a NY, inoltre da cosa ho capito sono “specialisti” anche in notizie su Baladin.
Ciao
[...] notizia per un italiano che sbarca in America, un altro dopo la coppia Teo Musso – Leonardo Di Vincenzo . Alex Liberati, dopo la sua grande performance nella veste di intervistatore di Mikkeller , fa [...]
[...] (e ironicamente) la notizia dell’avvenuto sorpasso con una eisbock da 43° (due in più della Sink The Bismarck) che metteranno sul mercato in questo stesso mese di maggio. Tanto per la cronaca [...]
[...] Asti Pinerolo Bologna Milano e a quella di Tokyo) nella centralissima Fifth Avenue di Manhattan. Ne avevamo parlato anche noi, di questo importante progetto/investimento americano del creatore della catena [...]