Nomen … Omer

Omer

 Omer Vander Ghinste, è stato il primo proprietario della birreria Bockor, quando, nel 1892, il padre (Rémi) gliela comprò. Da allora ad oggi, la brouwerij di Bellegem è sempre stata guidata dalla famiglia Vander Ghinste, o meglio, dei figli maschi della famiglia, tutti, rigorosamente, chiamati con il nome Omer (più alcune piccole varianti sul tema). L’attuale proprietario si chiama, infatti, Jean Omer. Il potere della “traditio”. Per celebrare questa consuetudine, nel 2008, dopo due anni di esperimenti, la Bockor mette sul mercato questa bionda abbey tripel, che da subito riscuote molti favori, di pubblico e critica. Tanto che l’anno scorso, il 19 novembre 2009, le viene attribuita la medaglia d’oro nel segmento birrario delle Belgian strong Ale all’European Beer Star di Norimberga.

E’ birra che si fa bere molto volentieri: regala, fin da subito, una bella sensazione di eleganza e pulizia, come se venisse da molto lontano, dalla secolare tradizione brassicola del Belgio, appunto. Pur essendo, come dicevo prima,  una birra molto giovane, per fortuna  non è birra giovanilistica, da acchiappa gonzi. Brassata con malti francesi della Loira, luppoli tedeschi, sloveni e ceki e la buonissima acqua del posto, è birra dal bel colore biondo lucente e dal bel cappello di schiuma, fine e croccante. Ha un bell’impatto olfattivo, pulito, “classico”, moderatamente maltato e leggermente luppolato, con belle sensazioni di frutta fresca, bianca. In bocca è inizialmente relativamente watery, si fa bere con facilità, facendo sospettare una sua evoluzione “banale”. Piano piano invece rivela una bella struttura e un carattere ben riconoscibile. Al malto e alla frutta, come nell’aroma, si affianca un luppolato tenue, che rimane però fino in fondo, a caratterizzarne la corsa finale. Dissetante, asciutta ma non amaricante, prolunga a lungo una delicata sensazione di freschezza. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi.

Brouwerij Bockor, Bellegem

La location è Bellegem, nella parte Occidentale delle Fiandre, molto vicino al confine con la Francia. Allora era un piccolo villaggio rurale della provincia fiamminga del Belgio, e ancora oggi mantiene quasi intatte quelle caratteristiche, con i suoi 3500 abitanti. L’attività l’ha inaugurata Omer Vander Ghinste, figlio di Remi, il quale comprò nel 1892 questo piccolo birrificio per avviare il figlio ad una attività lavorativa. Da allora la ditta è rimasta sempre nelle mani della famiglia Vander Ghinste, che oggi la guida con Jean Omer, “incarnazione” della quarta generazione. Producendo birra all’inizio solo per i paesini limitrofi (anche francesi), che veniva portata in botti su carretti trainati da cavalli, la brouwerij si è chiamata Brouwerij Omer vander Ghinste fino al 1977, quando il nome, per motivi commerciali, è stato trasformato in Brouwerij Bockor, per motivi commerciali. Specializzata, nel periodo compreso fra le due guerre mondiali, in birre pils a bassa fermentazione di ispirazione tedesca e cecoslovacca, la brouwerij belga ha aggiunto, con l’andare del tempo, una serie di birre a fermentazione spontanea, e ha mantenuto nel proprio range produttivo la “tradizionale” Bellegems Bruin, in origine chiamate Ouden tripel, una birra scura della tradizione brassicola fiamminga. Ancora oggi, comunque il 70% dell’intero fatturato proviene dalla vendita di pils, delle quali il mercato belga è un grande consumatore. Il nome di alcune delle birre fruttate, Jacobins, è stato volutamente scelto da Omer Remi che ha guidato la fabbrica a lungo nel periodo fra le due guerre. Dopo aver trascorso qualche tempo, durante la seconda guerra mondiale,  nell’ospedale parigino di St. James come rifugiato, una volta uscito ha voluto creare una linea di birre alle quali dare il nome di Jacobins in onore dei frati domenicani che operavano all’interno di quell’ospedale e che lo avevano ospitato e curato così bene e così a lungo. La fabbrica è stata completamente ristrutturata quattro anni fa, con un costo che si aggira attorno ai due milioni di euro; la brouwerij esporta una significativa parte della propria produzione in Francia e negli USA. Una cosa “strana”: pur non comparendo nella lista “ufficiale” delle brouwerij consorziate nel marchio belga di qualità Belgian family brewers, in una sezione interna dello stesso sito, quella riservata ai brands delle varie brouwerij, compare “miracolosamente” anche la Bockor con le proprie birre, Omer esclusa. Sull’etichetta della Omer, comunque, non c’è il logo di cui sopra. Una stranezza, ma in Belgio ……

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