Stille Nacht 2009, De Dolle

Stille Nacht 2009

L’ho fatta aspettare un po’, lo confesso, anche perchè l’assaggio che ne avevo fatto, alla spina, a Roma, a “Birre sotto l’albero” del dicembre scorso mi aveva lasciato abbastanza perplesso, sensazione condivisa da molti. L’ho fatta aspettare perchè a detta di molti la “partita” di virra arrivata in Italia a ridosso delle festività natalizie sembrava fin troppo giovane, poco matura, e quindi ho cercato di darle più tempo possibile. Ma la Stille Nacht nonsi può farla aspettare più di tanto, è una tradizione alla quale non si può venir meno e un test degustativo difficilmente rimandabile (come testimoniano i vari post che la riguardano, 2006, 2007,  2008). E quindi mi sono deciso. E devo dire che, a differenza delle annate precedenti, la natalizia del buon Kris Herteleer  mi ha abbastanza deluso, confermando l’impressione non proprio positiva già avuta a Roma. A differenza delle annate precedenti, ho trovato la Stille Nacht edizione 2009 carente dal punto di vista “luppolario”, nel senso che i 27 gradi plato e i 12° alcolici non hanno trovato in questa produzione il giusto contrappeso nel taglio amaro e luppolato che rendevano la birra, nelle precedenti prove, molto più equilibrata, e beverina. Se posso adoperare un aggettivo semplice ma non semplicistico, la definirei una birra “troppo” dolce, dalla grossa personalità, ma dalla bevuta troppo “caramellosa”. Non so se è un effetto voluto e/o cercato, non so se la bottiglia in mio possesso era del tutto a posto, ma l’impressione è di una eccessiva caratterizzazione maltata, con lo zucchero candito che la fa da padrone, anche nel finale, che risulta quasi stucchevole. Resta comunque l’impronta “nobile” della birra, che le deriva dalla grande maestria produttiva del birraio matto,  riscontrabile nello splendido aspetto (il “solito” bellissimo colore oro antico), nella schiuma (dalla compostezza e dalla consistenza inappuntabili), e nell’aroma (delicatamente fruttato, corposamente maltato, ma molto meno stucchevole del gusto). La carbonazione è scarsa, il carattere comunque deciso, ma l’ insieme delude un po’, per un suo generale squilibrio sulle note calde, ma eccessive, di zucchero candito (sembra quasi melassa, nel finale). Per carità, nessuna tragedia, la qualità dei De Dolle non è assolutamente in discussione. Solo che non mi è piaciuta, e sospetto che il tempo, con l’invecchiamento, non le renderà più di tanto giusitizia. Un’ultima curiosità, che avevo già notato in alcune edizioni precedenti della Stille Nacht: sulla label non c’è la data di scadenza, mentre sul tappo è impressa la data di imbottigliamento (ottobre 2009). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 12% vol.;  ©Alberto Laschi

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