… com’è ovvio, è possibile vivere; e anche noi, ovviamente, siamo andati anche in caccia d’altro, da quelle parti, ben sapendo che di roba buona, da quelle parti, ce n’è; basta andarsela a cercare, ed essere disposti a muoversi un po’
(anche se noi qil concetto di ”po’ ” l’abbiamo molto dilatato). La nostra permanenza in Belgio, infatti, è stata costellata (nella sua intensissima brevità) da alcune chicce gastro-birrarie, che abbiamo cercato di piazzare appena possibile, prendendoci un attimo di break dalle session degustative. Pensiamo di fare cosa buona e giusta dare due o tre dritte culinarie, che fanno sempre comodo, per chi capita da quelle parti.
Non potendo, per motivi logistici, deviare troppo dal nostro già complicato itinerario, non siamo potuti andare (come in un primo momento avevamo sperato) al De Heeren van Liedekercke di Denderleeuw, già visitato in precedenza; abbiamo però avuto il piacere di incontrare e salutare il proprietario, Joost Defour, proprio allo Zythos, all’ingresso del quale aveva piazzato il proprio “banchino” ricco di prodotti frutto del connubio fra birra e cioccolata.
Watou-Poperinge. Non ci siamo però fatti mancare il raffinato ‘t Hommelhof , sempre rincorso nei nostri ultimi
viaggi in Belgio e spesso “mancato” per un motivo o per l’altro. Ma non questa volta. Ambiente veramente di charme, cura dei dettagli, location adeguata all’alto tasso di classe che la cucina di Stefaan Couttenye riesce ad offrire ai propri clienti. Cucina alla birra, ovviamente, cucina con le birre locali (le nostre, in abbinamento allae 4 portate sono state una Blanche de Watou on draft, una Hommel servita in brocca, una st. Bernardus 8° e una kriek in riduzione), volutamente. Il tutto per dare vita ad un percorso degustativo veramente godibilissomo, che ha spaziato dal pollo in gelatina al piccione marinato e cotto nella St. Bernardus; dall’anguilla “svezzata” dalla cottura e dall’abbinamento con una Hommelbier (in formissima), per finire ad un particolarissimo dessert composto da meringhe singolarmente saporite adagiate su un letto di crema “spumosa” ed ingentilite da una riduzione alla kriek. 54 € il costo del menù, più 8 € per le quattro birre (ma 6 € per una bottiglia d’acqua!). Un vero peccato mortale non fermarcisi, se si è da quelle parti.
Bruges. Bierbrasserie Cambrinus, 2 minuti a piedi dalla Groot Markt, 1 minuto dal conosciutissimo beershop Beer Tempel, di cui è, di fatto, una “emanazione”. Una mostruosa carta delle birre, un menù ampio, sicuramente meno
raffinato di quello dell’ Hommelhof, ma volutamente strutturato (sembra) per soddisfare le esigenze più varie. Si va dai (ricchi e abbondanti) piatti di stuzzichini e snacks ai più complessi e completi entries e piatti completi. Anche qui cucina alla birra, con carbonnade alla Gouden Draak, crocchette di formaggi trappisti e molte altre scelte. Impressionante, davvero, il muro di frigoriferi dietro il bancone. Non so se erano davvero 400 le birre in essi contenuti: erano tantissime, comunque, e il numero rendeva imbarazzante e complicata la scelta.
Sempre a Bruges capatina per l’aperitivo alla De Halve Maan, anche questa meta irrinunciabile per chiunque si rechi a Bruges: una Brugse Zot dubbel che tanto di cappello, in una dei posti più suggestivi di Bruges.
E per curiosità ci siamo spinti anche dentro il 2be, un sensazionale beershop a più livelli posto dentro una antica magione al centro di uno dei tanti canali che attraversano la città. Grande allestimento, birre in un numero esagerato, prezzi più che corretti. Merita la visita/sosta, soprattutto il “muro” di birre “inscatolate” che ti accoglie lateralmente all’ingresso.
Ghent. Bierhuis, sul canale. A Ghent ci siamo arrivati tardi, di domenica sera, e anche abbastanza stanchi. Dopo essere rimbalzati (letteralmente) sulla porta del Dulle Griet che la domenica sera chiude alle 19,30 e non fa entrare più nessuno dopo le 19, siamo andati alla ricerca del Bierhuis, inconfondobile per la sua posizione sulla riva di uno dei
canali che solcano la città. Peccato che la sera della domenica il ristorante sia chiuso. L’antico e fascinoso (e anche un po’ retrò) pub era per fortuna aperto, e ci ha salavto (dal freddo micidiale, fra le altre cose). Qualsiasi ispettore nostrano della ASL ci avrebbe messo i sigilli sulla porta dopo 3 minuti passati lì dentro. Da quel poco che me ne intendo, quasi niente è a norma, varcata la porta: impianti elettrici “a vista” e molto pop, macchie di umido in ordine sparso, una tappezzeria gravida di anni e di apparente trascuratezza, pulizia dell’ambiente solo per sommi capi, saletta per fumatori (che poi è di fatto la stanza principale del pub) priva di qualsiasi requisito … e si potrebbe continuare a lungo. Non sarà a a norma, ma è spettacolarmente demodè, vi si respira la vera aria del vecchio Belgio: pub fumosi, camerieri anche un po’ infastiditi “da tutti questi scocciatori”, servizio non proprio raffinatissimo. Ma grande carta delle birre, una birra della casa che l’80% dei brewpub nostrani neanche se la sogna, atmosfera rarefatta con spettacolare vista notturna sul canale. Non è che si sia mangiato chissà che cosa, ma la sosta valeva il viaggio fin lì.
L’ho tenuto per ultimo, perchè è un mondo a parte. Westvleteren, di fronte all’abbazia, In De Vrede, il biercafè che è la salvezza per tutti coloro che arrivano là e non trovano mai birra da acquistare all’abbazia. E’ un luogo dello spirito,
al di là dell’aspetto puramente eno-gastronomico. “Nella pace“, è il suo nome; e questa rarefazione del tempo la si respira, davvero, fra i suoi tavoli e nel suo giardino. Ci siamo andati lì prima di sederci all’Hommelhof (“siamo a Watou e non andiamo a Westvleteren? Non sia mai!”), “solo” per farci un aperitivo, una cosa veloce. L’aperitivo è consistito in una doppietta di Westvleteren blond…. Le Westvleteren sono le Westvleteren. Punto. Ma anche quel posto “è” il posto. Difficile trovarne uno uguale, in Belgio e non solo; una vera e propria frattura del tempo in un posto solo apparentemente desolato, lontano dal mondo e dalle sue tensioni. Anche la gente lì, sembrava “migliore”: più serena, tranquilla, ciascuna con davanti il suo bel calice trappista pieno della pienezza della birra. Difficile alzarsi da quel tavolo e ri-prendere la porta per andarsene …



[...] L’avevamo vista nella nostra ultima incursione al In De Vrede, di fronte al monastero di St. Sixtus: una bella confezione regalo contenente una [...]