Famole “strane”

Un primo post “cumulativo” su alcune “stranezze” (nel senso buono del termine) birrarie assaggiate in Belgio. Ciascuna, a modo suo, espressione della fantasia e della tecnica del mastro birraio che le ha prodotte. Un paio veramente fantastiche; una, invece, mi ha lasciato più di una perplessità.

De Molen Stout & Hop

Non mi era mai capitato di assaggiare una stout “fatta” così. Una stout resinosa. Una stout “pinosa”. Una stout che fosse il risultato di un assemblaggio così intrigante ed equilibrato fra la tipicità di una stout, appunto, e la “caratterialità” dei luppoli usati. Che non sono pochi in questa birra: Saaz per l’aroma, Challenger per l’imponente e stupefacente dry hopping, gli americani Amarillo e Cascade con il neozelandese Motueka per il gusto. Uno spettacolo, veramente. che non ti aggrediscono, ma che ti circuiscono. Questo grazie al lavoro dei luppoli che stemperano la viscosità della birra in un caleidoscopio di sensazioni fresche e frascheggianti, resinose, “pinose”, a tratti agrumate, con un che di esotico finale. Una stout che va giù liscia e fresca, e mentre va giù ti apre anche il naso, con la sua freschezza e fragranza. Il tostato e il torrefatto si fanno comunque valere, ed anche apprezzare; il caffè, che comunque “circola”, olfattivamente parlando, viene affiancato e morigerato da questa struttura olfattiva molto invadente, senza essere aggressiva. Non so se è solo uno dei tanti esperimenti della De Molen, o una delle innumerevoli birre one shot (fra l’altro, nella sezione beerography del sito olandese questa birra non compare). Spero solo di poterla ritrovare per ri-berla ancora più compiutamente. Assaggiata alla spina; alc. 9,2% vol.;  ©Alberto Laschi.

De Dolle: EXPERIMENTAL BREWED AD 2010

Totale assenza di luppoli, fermentata con lievito di vino (e precisamente pinot noir, come il buon Ricci ci ha fatto sapere quasi subito), maturata/fermentata in botte (5 in tutto). gradi alcolici ( mica sherzi!) per una birra dal colore biondo alquanto lattiginoso, continuamente ondivaga fra sensazioni spiccatamente dolci da zucchero candito e sensazioni acidule/vinose, accompagnate anche da un agrumato soffuso e un leggero sentore muschiato. Tanta roba, tutta insieme, per un mix però non del tutto riuscito. Almeno a mio parere. A molti è piaciuta; altrettanti li ha lasciati più che dubbiosi (io fra questi). E’ l’aroma che un po’ spiazza, per quel continuo girare fra sensazioni dolci, poi acidule, poi vinose, poi di nuovo lattiche, con gli agrumi nel finale. La scarsa frizzantezza non riesce a dare una efficace pulizia ed equilibrio al palato, che lotta, come il naso, fra questa continua alternanza di sensazioni gustative. La preponderanza, al gusto, viene dal versante zuccherato/caramelloso, con l’acidulo che si presenta solo nel finale, donandole comunque una minima pulizia e freschezza. Ma poco, veramente poco di più. Esperimento produttivo rispettabile, ma poco fruibile, almeno nei giorni dello Zythos. Dirà il tempo se l’evoluzione del prodotto raggiungerà un maggior equilibrio e compiutezza. Assaggiata alla spina; alc. 9% vol.; ©Alberto Laschi.

Brewdog: Tactical Nuclear Penguin

Ne hanno parlato tanto, ne abbiamo parlato anche noi. Non ci potevamo esimere. Poi tutto è andato oltre, con la Sink The Bismarck, come se la Tactical fosse solo un “abbocco”. Ma almeno la Tactical siamo riusciti ad assaggiarla, in quel di Oostkamp, ci sembrava d’obbligo. Soprattutto per levarci questa curiosità: “ma è ancora birra?” Confermiamo: è ancora birra, e, devo dire, birra anche buona. Un bel connubio, fra la birra e la forza pura. 5 malti (Marris Otter, Dark Crystal, Caramalt, Chocolate Malt, Roast Barley) e 2 luppoli (Galena, Bramling Cross) per questa uber-imperial stout, “nata” da una imperial stout di 10% ABV. La birra è stata fatta affinare per i primi 9 mesi in una botte “impregnata” dal whisky Isle of Arran e per i successivi 9 in una botte di Islay;  successivamente è stata raffreddata a -20 gradi per tre settimane. Come per le eisbock, è stato periodicamente tolto il ghiaccio formatosi nei tini, lasciandoci solo la parte alcolica, così da arrivare al 32% di ABV finale. Il risultato è una specie di liquore leggermente frizzante, dal bel colore marrone scuro, molto scuro, dalla schiuma quasi assente, ovviamente. Aroma ricco e quasi “solido”: un sacco di frutta (prugna, uvetta), molta vaniglia, sentori di scotch e brandy a manetta, cioccolato caldo. Un bel mix. Consistente e molto “duro” è l’impatto con la birra, ma era difficile pensare una cosa diversa. E’ birra “calda”, sia sulla lingua che nella “pancia”: se ne può facilmente tracciare il percorso. Non è però un caldo che procede per fiammate: è progressivo, calmo e pervasivo, che si trascina sulla propria scia sensazioni alcoliche, un certo tostato, molto liquore e frutta calda, un pizzico di caffè. Birra che non mi ha spiazzato, tutt’altro: ben fatta, armonica, coerente con se stessa e con il progetto che le sta alle spalle. Tanto di cappello. L’unica cosa “spiazzante”? Il costo (la metà di un bicchierino da degustazione: 5 gettoni, cioè € 7,5). Assaggiata in bottiglia; alc. 32% vol.; ©Alberto Laschi.

One Response to “Famole “strane””

  1. News Birrarie | inbirrerya

    […] non ve n’era traccia) la Sink the Bismarck  del Brewdog, l’ “evoluzione” della Tactical Nuclear Penguin. Io l’ho mancata, William Roelens l’ha, almeno, fotografata ….. Tags: armand debelder, […]

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