Le premesse erano buone, tante le attese: Taste, alla Stazione Leopolda di Firenze, fa parte di quella schiera di appuntamenti tradizionali ai quali fai di tutto per esserci. Anche quest’anno tutto l’apparato organizzativo di Pitti Immagine si è dato molto da fare per creare un vero e proprio evento, e, a conti fatti ed esperienza chiusa, c’è proprio riuscito. Tanta gente, tantissima gente (considerando anche il non basso costo d’ingresso, 10 €) con il picco di domenica veramente impressionante, più vivibili gli altri due giorni. Organizzazione inappuntabile, bella e variegata la platea degli espositori, ognuno, a suo modo, legato ad una specialità alimentare, spesso di alta gamma. Il “braccino”, generalmente, si è un po’ accorciato, nel senso che gli assaggi, sono diventati sempre più mini, trend comune a manifestazioni similari, comunque. Ma se ti fai un bel po’ di giri, alla fine, ti porti a casa una bella messe di sensazioni. Il corner shop finale, comunque, consente di “far pari” con alcune parziali limitazioni. Ben fornito e relativamente corretto sui prezzi finali.
In tutto questo il settore-birra, ormai al terzo anno di presenza stabile e rappresentativa. Una decina i birrai italiani artigianali presenti (Baladin, Birra del Borgo, Atlas Coelestis, Almond22, 32 via dei birrai, Amiata, Olmaia, Bruton, Ducato, Barley), con Zago presente con ben due stand, defilati rispetto a quelli degli altri birrai (…). La gente è andata
a cercarli, nel senso che le persone ferme di fronte a ciascuno stand non erano lì per caso o solo di passaggio, ma erano lì perché se li sono andati a cercare. Guardando il tutto con l’occhio di uno un pochino esperto, ho avuto la sensazione che il “fenomeno birra artigianale” sia uscito un po’ dal recinto, dalla nicchia, e cominci a coinvolgere un sempre maggior numero di persone, che, consapevolmente, vi si avvicina. La disponibilità dei birrai, poi, a spiegare il proprio prodotto e la propria filosofia produttiva ha rappresentato un valore aggiunto. Molte le birre presenti, sia in degustazione che in vendita: con un po’ di metodo e pazienza era possibile farsi una idea completa del range produttivo di ciascuno birrificio. Alcune chicche assolute, tante conferme, alcune “curiosità”.
Partendo da quest’ultime: il formato 0,33 (o 0,25) di alcuni prodotti, che stanno prendendo campo, in un campo, quello della birra artigianale italiana, da sempre “dominato” dalla classica bottiglia da 0,75. L’Olmaia ha presentato la sua La5 in bottiglia piccola, Baladin le 0,25 che contenevano Open e Isaac, Almond22 la Noa in bottiglia piccola, Birra del Borgo aveva tutte e tre le “trentatre” (Baladin poi aveva anche tre nuovi prodotti non birrari in bottiglie mini, il ginger, la cedrata e … il terzo non mi ricordo). Non so se questo sarà il futuro, ma comunque è già una parte del presente.
Le conferme. Una splendida My Antonia di Birra del Borgo, prodotta in collaborazione con Dog Fish Head, elegantissima, robusta e equilibrata, dalla luppolatura splendidamente sparsa in ogni dove; Chimera e Verdi del Ducato, elegantemente speziata la prima, tosta e “curiosa” la seconda; Bastarda Doppia e Contessa di Birra Amiata, sapida e cremosa la prima, splendidamente luppolata la seconda, un’ottima IPA nello stile americano brassata dalla “nostre parti”; una PVK come dio comanda dall’Olmaia; una Lilith proprio a posto del Bruton.
Il Barley. Lo confesso, non sono obiettivo, stravedo per Nicola e tutti i suoi prodotti. Tutte le volte che mi accosto ad una sua birra non ne resto mai deluso, perché sono ricche di sapori e di intelligenza. La chicca assoluta l’ha portata lui: la BBevò nella versione “normalmente” luppolata, in commercio da soli 10 giorni. Mi era tanto piaciuta già la versione piatta di questa birra; la sua evoluzione luppolata mi ha lasciato a bocca aperta. Ne riparlerò in un post a parte.
Ricco anche l’angolo birrario nel corner shop finale, nel quale spiccava però la evidente disparità di prezzo fra le varie birre, a mio modestissimo parere, per niente giustificata. Ma tanta gente se l’è comunque portata a casa.

[...] le birre assaggiate alla Stazione Leopolda di Firenze, nel contesto di Taste, come già raccontato in altro post. Il mio personale podio è occupato da queste tre birre, non necessariamente nell’ordine nel [...]