Una saison … troppa, e St. Feuillien

 

De Molen, Ton sur Ton

Uno che di nome fa De Molen”, in campo birrario, può permettersi di fare un po’ quello che vuole, avendo così tanti crediti accumulati in anni di pregiatissime produzioni. Ma non è che tutte le ciambelle gli riescano col buco, solo per il fatto che si chiama De Molen, appunto. Questa saison ne è la dimostrazione: a mio modo di vedere, non l’ha proprio azzeccata. Poi può scrivere nella propria Beerography che questa birra è la propria, personalissima, particolarissima rivisitazione dello stile tipicamente belga detto saison, appunto, ma è birra che non (mi) convince. A cominciare dal nome, o meglio, dalla tipologia: una saison di 10,5° non l’avevo mai vista in giro, e comunque, per questa tipologia, è una gradazione alcolica veramente fuori range. Magari se ci metteva davanti un “imperial” tutto andava a posto, visto che il termine è spesso usato per estremizzare il concetto a cui si fa poi riferimento. Non so quale saison il bravo Menno avesse in mente quando si è messo a buttar giù la ricetta di questa birra, certamente non la primavera, e tanto meno l’estate. La Ton sur Ton non è  certo birra fresca e/o rinfrescante, tutt’altro: al momento stesso di sversarla mi sono detto “ma com’è densa?” E’ comunque robusta, molto robusta, un po’ troppo spostata sul versante dell’abboccato, con poco luppolo e quel poco, assai poco efficace nel dare equilibrio generale e pulizia finale. Ha un bel colore dorato, con riflessi aranciati, almeno fino a quando non si finisce di svuotare la bottiglia: dal fondo della stessa infatti arriva  una quantità impressionante di lievito che la rende grigiastra e del tutto torbida. Poca schiuma, scarsa frizzantezza, un aroma rustico di lievito, relativamente fruttato, con un  floreale abbastanza sparuto che conclude lo spettro olfattivo. In bocca è un po’ “strana”, vira diverse volte, dal fruttato relativamente abboccato (pesca, albicocca, un che di citrico) al terragno/polveroso, per finire con una importante impronta alcolica, con il luppolo (scarso) che pizzica lievemente i lati della lingua. Troppo importante anche il finale, completamente condizionato dalla massiccia componente alcolica, con un fruttato tenue ed astringente che inserisce una fugace variante.

La cosa più positiva di questa birra è l’etichetta, che, come altre della De Molen, è ricca di informazioni: dalla gravità iniziale a quella finale, data di produzione e di imbottigliamento, luppoli usati (Premiant e Saaz) IBU e EBC in bella evidenza, per questa bottiglia n° 55 di un lotto fatto di un totale di 686. Un altro esempio da tener presente, quando si parla di chiarezza informativa sul prodotto.

In coda a questo post una interessante notizia dagli USA. Un’altra collaborazione birraria fra Vecchio e  Nuovo Continente, con il Belgio protagonista. Per la prima volta una brouwerij facente parte della Belgian Family Brewers, la St. Feuillien, ha prodotto una birra in collaborazione con un birrificio americano, il Green Flash di san Diego, in California.  A giugno 2010, riferisce il sito Beernews, verrà commercializzata negli USA (poi forse anche in Europa) la  Bière de l’Amitié, risultato della collaborazione fra Chuck Silva e Alexis Briol, mastribirrai di Green Flash e St Feuillien: una belgian blond strong ale di 9,5°,  prodotta con il lievito tradizionale di St. Feuillien, spezie,  segale e malto di grano, luppolo Amarillo sia per l’aroma che per il sapore. La tradizione brassicola che si confronta ( e si mescola) con l’innovazione. Staremo a vedere.

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