Pasqua … in anticipo

Le easter beers sono l’espressione di una tradizione relativamente recente, radicata soprattutto nelle regioni del Nord Europa. Molto meno diffuse (e numerose) dell’altra rinomata categoria di birre “speciali”, le christmas beers, rispondevano comunque all’esigenza di festeggiare “alla  maniera propria” la conclusione di un periodo, quello quaresimale, che in molti paesi di forte tradizione protestante veniva vissuto con molta radicalità. Dopo quaranta giorni di rinunce e sacrifici, arrivata la Pasqua, il celebrarla anche con birre corpose e ricche era esigenza sentita, o, comunque, bisogno al quale volentieri si dava soddisfazione. Ha cominciato questa tradizione, circa 50 anni fa, in Belgio, la piccola birreria artigianale Slaghmuylder con la sua Paasbier, una bionda rotonda e calda. Negli ultimi anni si sono succeduti altri esempi di ottimi prodotti (sempre in Belgio), quali la St. Bernardus Paasbier, sparita comunque dal catalogo ufficiale della ricercatissima brouwerij di Watou, la St. Feuillien paskeol (o paasbier)  prodotta per il solo mercato danese e la Gaverhopke paasbier della quale avevo già parlato su questo blog  La più famosa, conosciuta, rinomata di tutti è senz’altro la birra del coniglietto primaverile della De Dolle, la Boskeun , splendida, come tutti prodotti di Kris Herteleer. Di recente ho assaggiato, e ne ho parlato qui della birra primaverile (se non proprio pasquale) della Mikkeller , la Funky (e)★, prodotta con i Brettanomyces, in omaggio alla tradizione trappista di Notre Dame d’Orval.  

Mantenendo la scansione biennale, (la prima l’ho assaggiata nel 2006, la seconda nel 2008  e anticipando un po’ la Pasqua, quest’anno mi sono ri-avvicinato alla Gouden  Carolus easter , dalla quale mi sento sempre attratto per  l’eleganza del prodotto e la consistenza della tradizione, ma che non mi aveva regalato, nell’ultimo assaggio, delle grandi sensazioni. Quest’anno è andata un po’ meglio, nel senso che, rispetto all’ultimo assaggio, le condizioni generali sono un po’ mutate (in meglio). E’ sempre una birra più che robusta con i suoi 10°, che ho ritrovato sempre un po’ troppo spostata sul versante non alcolico, bensì “liquoroso”, ma che rivela comunque una più che dignitosa eleganza stilistica e un apprezzabile risultato generale. Un bell’ambrato carico, al confine con il marrone mogano, una schiuma fine, cremosa ed uniforme, che veicola (maggiormente, rispetto a due anni fa) un naso relativamente ricco di anice, cumino, il caramello di un malto molto gommoso, e una nota (forse un po’ troppo marcata) di alcool. Ricco, ma corre il rischio di diventare, alla lunga, un po’ stucchevole. Il corpo è rotondo e consistente, la frizzantezza relativamente accentuata, il palato è subito conquistato da una consistente dose di caramello zuccheroso, con una variante lievemente speziata e medicinale, che richiede bevute rapide e ripetute, onde evitare il rischio di saturazione. Vi ritrovo note biscottate, una leggera fragranza di frutta rossa matura e un finale leggermente luppolato, con un po’ di liquirizia che stempera un po’ la dolcezza marcata di questa birra. Adatta per riscaldare una Pasqua “fredda”; birra da condividere, comunque, se si vuole vedere il fondo della bottiglia (da 0,75). Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi

Buona Pasqua a tutti, ci risentiamo fra una settimana.

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