Ayinger, e la birra made in Germania

La birra tedesca è tanta, forse anche troppa: la quantità, spesso, a discapito della qualità. Ma non si può parlare di birra (anche dal punto di vista storico) prescindendo da questa. Il problema, per noi italiani, è arrivare a quella “buona”, perchè a quell’ “altra”, quella “tanta”, ci si arriva con relativa facilità (scaffali pieni di Paulaner, Erdinger, Franziskaner  etc. etc.). Un po’ per la frammentazione produttiva che in Germania è spiccatissima, un po’ per la assenza quasi assoluta di una rete distributtiva che faccia arrivare i seppur buoni prodotti al di là di una reperibilità quasi sempre localissima, cioè birrificio e dintorni. Con questo primo post dedicato alla birra tedesca un po’ più “di qualità” cercherò di dar conto di una serie di prodotti (anche se legati ad una produzione non del tutto artigianale) che comunque meritano attenzione e considerazione, in quanto espressione della grande tradizione brassicola tedesca.

Comicio con la Ayinger Brauerei, che si trova ad Aying, paesino ai piedi delle Alpi,  a 10 Km da Monaco.  Questa  fabbrica medio/piccola di birra (in confronto agli altri “colossi” tedeschi) che produce comunque circa 150.000 ettolitri l’anno, ha ricevuto un’impressionante serie di riconoscimenti al livello locale e mondiale. Grande attenzione viene posta dalla proprietà all’impatto ambientale della produzione birraria, con l’edificio che contiene il nuovo (è del 1999) birrificio costruito secondo i principi della eco compatibilità; con il frumento e l’orzo che provengono perlopiù da coltivazioni circostanti fertilizzate con gli scarti della produzione birraria stessa; con l’acqua pompata da una falda profonda 176 metri posta sotto la fabbrica stessa. 1876: è la data ufficiale della nascita di questa secolare fabbrica di birra della Baviera, l’anno in cui John Liebhard rileva l’azienda di famiglia ad Aying (composta per lo più da lotti di terre ricoperte di foreste chiamate Zum Pfleger), della quale faceva parte anche una macelleria e una taverna, dove venivano servite le birre di alcuni produttori limitrofi (in Baviera, in quel periodo, si contavano più di 6.000 produttori di birra!).

John decide, da subito, di cambiare le cose, e se la fa da sé la birra, per venderla poi nella propria taverna. E due anni dopo, nel 1878, dopo aver investito soldi e risorse in una sala di cottura ed una cantina, viene servita nella taverna di proprietà la prima birra fatta in casa. L’espansione commerciale va di pari passo con il progresso tecnologico di quel periodo: 1904, Aying viene collegata, per ferrovia, a Monaco; 1911, arriva l’energia elettrica. Maria, la figlia di John, che succede al padre (nel 1910) nella conduzione dell’azienda di famiglia, ricostruisce di sana pianta nel 1920 locanda e birrificio, gravemente danneggiati; nel 1926 viene impiantata la prima linea interna di imbottigliamento, così da poter fornire la prima partita di propria birra ad alcune birrerie di Monaco, dove, nel 1930, la Ayinger Brauerei apre una propria taverna, arrivando a smerciarvi 5.000 ettolitri di birra l’anno. Nel 1936 Franz Inselkammer rileva l’azienda, dopo la morte prematura e improvvisa della madre, e dà la definitiva spinta al consolidamento e al’espansione della birreria. Nel 1953 acquista il Platzl Hotel di Monaco, proprio di fronte alla  Hofbräuhaus , forse il luogo più importante di tutta Monaco di Baviera. Nel 1963 la produzione raggiunge già i 76.000 ettolitri.  Sempre nel 1963 Franz Inselkammer jr. prende le redini dell’azienda, dopo aver conseguito il diploma di mastro birraio alla università di Weihenstephan, e la porta, dopo numerosi ammodernamenti, a diventare quella che è ancora oggi, una delle più importanti birrerie bavaresi, con 140.000 ettolitri di birra prodotti annualmente, in una dozzina di stili tradizionalmente tedeschi.

Espressione di uno di questi, è la Ayinger Weizenbock, ossia la versione ad alta fermentazione di una bock, birra, di per sé, a bassa fermentazione. Un prodotto particolare, nel contesto produttivo sia della Ayinger, ma soprattutto della intera tradizione produttiva tedesca. Una bock brassata con i lieviti ad alta fermentazione propri di una weisse e il 50% di malto di frumento, che le regala un aroma difficilmente confondibile. Tipologia di birra, quella delle bock, trapiantata a Monaco di Baviera nel XVII secolo, con provenienza Einbeck, Bassa Sassonia, Nord della Germania. Trapiantata ad opera di due esponenti della famiglia regnante dei Wittelsbach, Guglielmo V prima e Massimiliano I poi, famiglia appassionata dello stile birrario in questione, dal quale si penò, ad un  certo punto, anche di poterne trarre un grande vantaggio economico. Per fare ciò Massimilano I riesce a portare a Monaco, nel 1612, con un mezzo sotterfugio, un mastro birraio originario di Einbeck, tale Elais Pichler, che pochi mesi dopo dà vita alla prima strong lager (o bockbier) di Monaco. Questa, in poche parole, la storia e la tradizione che sta dietro questo ottimo prodotto della Ayinger, forse uno dei suoi migliori (assieme alla doppelbock Celebrator). Caprone di prammatica sulla etichetta (buck, o bock, in tedesco vuole infatti dire “capra”), fra l’altro anche graficamente molto ben curata, e bel colore biondo leggermente opalescente, per questa birra  che sviluppa nella sversatura un bel cappello di schiuma fine e a bolle mediamente fine, che non persiste a lungo, comunque. Forse a causa della robusta gradazione, 7,1% vol. alc. Il naso assomiglia molto a quello di una weisse: banana, lievito, un frumento fine e morbido, frutta bianca matura (pesca e albicocca). Il corpo è relativamente viscoso, molto meno “liscio” di quello di una weisse e meno “corpulento” di quello di una doppelbock. La effervescenza non è certo la sua caratteristica principale, ma la bevibilità sì. Una bevibilità ricca e articolata, che lascia apprezzare le note calme e posate di un malto rotondo, di una frutta delicata e pervasiva e di u alcool caldo e riscaldante. Finisce morbida e rilassata, con note fruttate e maltate che prolungano a lungo la sensazione comunque ricca e speziata che il lievito le conferisce. Una splendida weizenbock. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,1% vol.;  ©Alberto Laschi.

3 Responses to “Ayinger, e la birra made in Germania”

  1. IINDASTRIA

    Interessante la rassegna storica e soprattutto grandi birre da parte dell’ayinger, le mie preferite della germania.

    Però mi sfugge l’analogia pratica delle bock lager e delle bock weisse: “bock”, al di là dello stile e dell’animale che identifica, è un aggettivo, e significa “forte”. Quindi la weizenbock è “semplicemente” una weisse più alcolica; più forte. poco dovrebbe avere in comune sia con una bock normale che con una doppelbock.

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