Un po’ di Belgio, e una francese

Ne avevamo parlato solo martedi scorso, della Troubadour Magma e del suo primo posto nella classifica di gradimento dei consumatori dell’ultima edizione dello Zythos; il notissimo ed ingormatissimo sito americano Beernews in un post odierno, comunica l0 sbarco in America, in questa stessa settimana, di questo prodotto che la Brouwerij The Musketeers brassa presso gli impianti della De Proef. L’onda lunga del successo ….  Non molto tempo fa, in alcuni post, avevo parlato della nascita in Belgio di un nuovo birrificio, Gentse Stadsbrouwerij, e di alcune delle sue birre, tutte chiamate Gruut, in ricordo dell’antica miscela di spezie che ogni birraio che si rispettasse usava, in Belgio, per brassare i propri prodotti. E’ di pochi giorni fa il report fotografico di Filip Geerts che dà conto della celebrazione del 1° anniversario dell’apertura di questo birrificio. Bello, completo, ricco di foto ed informazioni, che rendono bene l’idea della cura dei particolari di tutto il progetto (anche se le birre non sono poi un gran che …). Alex Liberati: uno si chiede: che cosa c’entra con il Belgio? del vulcanico oste/birraio/importatore romano ne abbiamo parlato più volte, ma ci mancava ancora di scoprirlo in “combutta” con qualcuno d quelle parti. E’ William Roelens, nel suo blog, che ci svela il “segreto”: Mark Limet, suo amico, mastrobirraio e proprietario della brouwerij Kerkom,  ha brassato proprio per lui e il suo 4:20 una birra “speciale”, la Smuggle Brew 4:20, uan bionda di 7,5°, che, presumibilmente, si protrà trovare solo dalle parti del locale romano. Un motivo in più per andarlo a trovare … Avevamo parlato anche, nel discorrere delle birre di Pasqua, della St. Bernardus Paasbier, che avevo  rintracciato in rete, ma della quale non avevo la certezza  della sua ancora persistenza all’interno della gamma produttiva della St. Bernardus. Grazie a Thierry e Bianca il “mistero” è stato presto svelato. In un loro post del 5 Aprile scorso danno conto, con dovizie di foto, di questa birra speciale, ambrata, di 7.7°, brassata dal birrificio di Watou per il solo mercato danese. Meno male che c’è qualcuno che ci aiuta nel dare veridicità fotografica a quello che si scrive.

E veniamo alla … francese, la Gwiniz Du della Brasserie de Bretagne.

Un’altra birra, questa, che ha ricevuto come la Bracine Triple, la medaglia d’oro al Concours General Agricole di Parigi. La Bracine nel 2009, questa nel 2006. Anche questa ad alta fermentazione, brassata con grano saraceno (gwiniz du nel dialetto bretone), espressione di una tradizione molto legata la territorio. E’ birra rustica, ma senza nessun picco di amaro, alla quale il grano saraceno, delicatamente torrefatto, regala una buona dose di morbidezza. Non è molto “raffinata”, abbastanza granulosa  e con alcuni accenni di “terrosità” che la accostano, per alcuni versi, ad una biere de garde. Ambrata, molto torbida, con una schiuma, all’inizio abbondante, che svanisce rapidamente. Naso relativamente svettante, ricco di malto e frumento, leggermente fruttato e relativamente speziato (chiodi di garofano, frutta secca), con una buona dose di caramello. Corpo rotondo e relativamente scarno, dalla frizzantezza abbastanza latente e dalla luppolatura esigua e latitante, che, a lungo andare, si rivela essere un mezzo difetto. Un po’ troppo accentuata la componente maltata, che, non troppo contrastata da una corrispondente componente amaricante, tende a condizionare un po’ troppo l’insieme. Il finale si rivela abbastanza svelto ed anonimo, con un tocco asprigno abbastanza sorprendente, ma dalla “acquosità” un po’ troppo evidente. Si fa bere, anche abbastanza volentieri, senza però lasciare un ricordo abbastanza significativo. Birra d’eccellenza, per i francesi, visto il premio conferitole, ma che regge con difficoltà il paragone con altri prodotti simili brassati al di là dei confini patrii. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5,4% vol.; ©Alberto Laschi

 

Brasserie de Bretagne, Tregunc

(nel dipartimento francese di Finisterre), località balneare fra Concarneau e Pont-Aven. Membro (dal 2002) dell’associazione Produit in Bretagne questo birrificio artigianale (in origine “industria della brirra BRITT”) inizia il proprio percorso produttivo nel 1998, grazie ad Hervè e Jean-Francoise. Dopo una iniziale riorganizzazione interna (fiscale e tecnica), il birrificio “riparte” a pieno regime nel 2000, federandosi, nel 2001, con altri 6 birrifici bretoni nella BieresZH, società di distribuzione di birra e alcolici. Acquisisce, nel 2002, la birreria Dremmwell e nel 2003 diventa membro del Groupement Européen d’Intérêt Economique GBS, a fianco di Chimay, Duvel, Ch’Ti, Tuborg. Nel 2004 aderisce alla organizzazione Brasseurs de France che raccoglie e rappresenta il 99% dei produttori francesi di birra. Al di là di tutto questo tourbillon di adesioni e partecipazioni societarie, il birrificio artigianale francese si distingue, nel panorama francese, per originalità e varietà dei prodotti (11 le birre in catalogo, e 1 sidro), e una buona artigianalità. Che le vale, nel 2007 il premio d’eccellenza al Concours général agricole di Parigi, primo birrificio in assoluto nella storia della manifestazione a ricevere questo riconoscimento.

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