And the winners are …..

 

World Beer Cup 2010: puntuale, nella sua cadenza biennale, è arrivato anche il responso di questo prestigioso premio birrario internazionale, creato e animato da Charlie Papazian (e non solo lui, ovviamente). La matrice dell’evento è ovviamente americana (la location di quest’anno è stata l’Hotel Sheraton di Chicago), visto anche lo stretto collegamento che la competizione ha, sempre attraverso Charlie Papazian (fondatore e animatore della Brewers Association americana), con il mondo birrario americano. I numeri stessi lo testimoniano: 2371 delle 3330 birre partecipanti al concorso erano made in USA. Ma anche altri numeri sono altrettanto importanti:  642 le breweries presenti con i propri prodotti, 44 i paesi rappresentati (18 di questi hanno anche vinto premi), 179 i giudici chiamati ad esprimere il proprio parere (l’anno scorso erano 129), fra questi quattro erano gli italiani. Chi ha vinto? Nelle 90 categorie di concorso, 204 riconoscimenti li hanno ottenuti gli USA, 16 la Germania, 7 il Belgio, 5 la Gran Bretagna, 2 l’Italia, e poi tutto il resto. Difficile pensare a risultati molto diversi, il numero dei prodotti americani era veramente preponderante. Al di là delle “sorprese” che si sono verificate in alcune delle tantissime classi di concorso, penso sia doveroso rendere merito alle uniche due birre italiane che hanno ricevuto i tanto prestigiosi riconoscimenti.

Della prima, la Viæmilia del Birrificio del Ducato di Parma, ne avevo già parlato recentemente (assieme ad un’altra suo splendido prodotto, la Chimera), e il premio ricevuto negli USA non è che un ulteriore importante riconoscimento a questa birra (e a questo birrificio) posti ormai da tempo stabilmente nei piani alti del panorama produttivo italiano.  La Viæmilia si è accaparrata la medaglia d’argento nella categoria n° 20, ovvero quella delle Kellerbier/Zwickelbier, suscitando più di una perplessità, non per il premio (assolutamente meritato), ma per la categoria stessa nella quale è stata inserita: da che mondo è mondo, la Viæmilia è sempre stata classificata come pils, e come tale è presentata sul sito stesso del birrificio. Ma tant’è, a caval donato ….

La seconda birra italiana che ha ricevuto un premio (in questo caso addirittura la medaglia d’oro nella sua categoria) è stat la Vudù, del Birrificio Italiano di Lurago Marinone, nella categoria n° 74, quella delle  German-Style Dark Wheat Ale. Nata, la Vudù, per rendere una sorta di omaggio all’originario modo di produrre le weizen in Baviera (cioè scure), questa birra si trova disponibile (inizialmente solo alla spina, poi anche in bottiglia) nel periodo di fine estate – inizio autunno. Gli ingredienti sono: malti Pilsener, Weizen, Monaco e Torrefatto di provenienza tedesca e francese, luppoli Hellertauer e Magnum, con il tocco di classee finale rappresentato dall’aggiunta, prima della maturazione, di mosto di Tipopils, per una gradazione alcolica finale di 5,5°. Assaggiata non più di qualche mese fa, in bottiglia, mi ha veramente colpito: è una splendida birra, per costruzione e bevibilità, si fa gustare in maniera semplice e lineare, senza risultare per questo banale e semplicistica: è la raffinatezza delle cose fatte con semplicità. E’ di un bel colore marrone scuro, con un cappello di schiuma non imponente ma sicuramente dignitosa, leggermente “macchiata”. Un bel naso, ricco di note floreali, di frutta matura, con un leggero sentore di banana e, nel finale, un lieve accenno agrumato. Il corpo conferma ciò che il naso fra presagire: snello ma non fugace, rotondo nella sua quasi perfetta “acquosità”, nel quale si alternano sapori tostati e fruttati, di un fruttato molto elegante (mela, banana) e mai stucchevole. Secco e asciutto il finale, leggermente astringente e comunque piccante, che la rende fresca, dissetante e “conclusa”. Uno dei numerosi prodotti (il range produttivo ne conta ormai 11 “stabili”) di questo ormai storico birrificio artigianale italiano, aperto nel 1996 e guidato da sempre da Agostino Arioli, uno dei padri nobili del movimento birrario artigianale italiano, dimessosi da poco da Unionbirrai.

6 Responses to “And the winners are …..”

  1. Giovanni Campari

    Come ho già scritto su “cronache di birra”, ho iscritto la VIAEMILIA nelle keller perchè, non essendo filtrata ed avendo il dry-hopping, era l’unica categoria che le calzava alla perfezione (consiglio di andarsi a leggere le specifiche delle categorie). Nell’edizione 2008 la iscrissi nelle German Pilsner e venne bocciata all’esame visivo prima ancora di essere assaggiata proprio perchè non era limpida come le classiche pils che sono filtrate.

  2. Un po’ di news | inbirrerya

    […] e, indirettamente, allo Zythos, perché alcuni dei protagonisti sono comuni. Dopo aver parlato dei vincitori di “casa nostra”, due parole sulle birre belghe che in quella stessa occasione hanno ricevuto riconoscimenti. Ci […]

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