Bodacious Black & Tan, Hoppin’ Frog

Dopo aver parlato della Mean Manalishi Double I.P.A., un’altra prova produttiva della Hoppin’ Frog, birrificio emergente nel contesto del panorama birrario artigianale americano, i cui prodotti sono importati in Italia dalla Impexbeer di Alex Liberati (che non ringrazieremo mai abbastanza per la sua “lungimiranza alcolica”).

Akron, Ohio, la “capitale mondiale della gomma”, come la definiscono i suoi abitanti: qui infatti ha la propria sede la Goodyear, leader mondiale in questo settore (e qui è nato anche LeBron James, stella del firmamentoNBA) . E proprio nei pressi del grande plesso industriale della Goodyear (vicino anche all’aeroporto) si trova la sede produttiva del birrificio della “rana saltellante”, Hoppin’ frog, appunto. Il patron (e anche head brewer) è Fred Karm, un ingegnere che comincia  a “baloccarsi” con la birra nel 1990, e che dal 1997  invece lo fa per lavoro. In quell’anno infatti viene chiamato a lavorare in un ristorante locale, della catena Thirsty Dog, dotato di anche un piccolo impianto produttivo di birra. E ci resta (raccogliendo anche diversi riconoscimenti) fino al 2005, quando il ristorante chiude i battenti (anche se la Thirsty Dog resta una fabbrica di birra). Fred comunque capisce che fare birra è il suo mestiere e nel 2006 apre il “proprio” di birrificio, facendo affidamento sull’aiuto economico di diversi amici e su di un consistente prestito bancario. 2.000 metri quadri la prima location, che oggi sono già diventati 6.000, per poter star dietro al ritmo delle richieste del mercato. Perché sul mercato, l’Hoppin’ Frog ci si è infilata benissimo, lo dice anche Ratebeer.

Nelle classifiche pubblicate quest’anno dal noto sito americano di “assaggiatori” la birreria di Akron occupa il 24° posto nel ranking mondiale delle breweries, il 18° fra i birrifici americani; piazza due birre fra le prime 50 in USA  (26° la Hoppin Frog Barrel Aged BORIS The Crusher e 49° la Hoppin Frog BORIS The Crusher)  e due fra le prime 100 nel mondo, 35°  e 6 sempre le due birre sopra menzionate. Grande successo, quindi, in breve tempo, per questo birrificio che fa dell’artigianalità e della originalità i propri cavalli di battaglia. Produce già ben 17 diverse birre, tutte facilmente riconoscibile grazie ad un packaging molto accattivante, che ha per protagonista assoluto una rana. E qui veniamo al nome ( e ai nomi particolare con le quali Fred Karm “battezza” le proprie creazioni, nomi sempre molto particolari). “The frog” è il soprannome che Fred da tempo si porta dietro; ma Hop-Frog è anche un racconto di E. A. Poe, pubblicato nel 1849, nel quale una rana-elfo (intollerante all’alcool, e vessata dal re proprio per questo), strappata a forza dal proprio mondo, diventa il giullare di un re, esageratamente appassionato di scherzi e spettacoli comici. La rana “non gradisce” il ruolo affidatole, e alla fine riesce drammaticamente a vendicarsi, uccidendo tutti gli invitati ad una festa in maschera organizzata dallo stesso re, prima di fuggire  e ritornare nel proprio habitat dal quale era stata strappata. Non è sicuro che l’origine del nome del birrificio si ispiri proprio a questa storia, ma non è neanche improbabile. E’ comunque piacevole pensare che potrebbe essere andata comunque così.

Bodacious Black & Tan

Bodacious”: come per l’altra birra già recensita, la Mean Manalishi, anche per questa Frank Karm si appropria di un termine, bodacious appunto, molto usato nello slang da strada, che negli anni ’80 era sinonimo di coraggioso, eccezionale, prodigioso, impressionante. Ed è senz’altro birra coraggiosa e impressionante questa american strong ale, risultato di un felice connubio fra la Heaven IPA (67% del mosto) e la B.O.R.I.S., Bodacious Oatmeal Russian Imperial Stout (il restante 33% del mosto). Quello che ne viene fuori è una birra nera come la notte (Black & Tan, nera e abbronzata) di 7,6°, dotata un IBU non impressionante di 65. E’ particolare, ma non stravagante o, ancora peggio, “strana”. Difficile, per me, poter pensare (prima) ad un efficace (e bevibile) connubio fra due stili birrari così lontani fra di loro; una volta assaggiata, invece, posso affermare di aver bevuto una birra particolarmente ricca e variegata, fantasiosa e, a tratti, spiazzante. L’aroma, all’inizio, è estremamente luppolato e fragrante, spostato sul versante agrumato e fruttato. Una volta sparito l’aroma dominante, emerge costante l’aroma torrefatto di una classica stout. Leggermente stemperato, ma pur sempre caratterizzante. La schiuma è fine e poco persistente, il corpo delle birra è decisamente rotondo e beverino, e lo considero un complimento, visto lo “strano” mix di partenza. Il carattere glielo da la stout, la fantasia ce la innesta l’ IPA. Una particolare commistione fra il gusto asprigno e amaricante del luppolo e l’amaro astringente e torrefatto della stout, agevolata da una carbonazione che resta delicatamente nel sottofondo. Finisce da stout, con l’avena che ne prolunga delicatamente morbidezza e delicatezza. Non ci avrei scommesso, all’inizio.  Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 7,6% vol.;  ©Alberto Laschi. 

3 Responses to “Bodacious Black & Tan, Hoppin’ Frog”

  1. How to handle the hop | inbirrerya

    […] I recall two similar beers I recently tasted, even if they don’t fully match this style: Hoppin’ Frog Bodacious Black & Tan (I liked it very much) and De Molen Stout & Hop, an amazing “pine-like” stout. Also […]

  2. Taste the history | inbirrerya

    […] per il resto se la cava davvero alla grande. L’aroma. L’americana dell’Ohio sta più sull’elegante che sullo spiccatamente tostato, l’italiana rivela invece […]

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