Affligem, Mikkeller, The Musketeers ….

Due o tre notizie prima di parlare dei un birrificio di cui molto si è detto ultimamente (anche in questo blog), il belga The Musketeers.

La prima notizia riguarda la Affligem, marchio storico della produzione belga, dal 2000 sotto il controllo del colosso internazionale Heineken. Più volte, nelle settimane recenti, si erano registrati dei rumors inerenti la ventilata volontà, da parte di Heineken, di porre fine alla produzione presso il sito di Opwijk, la qual cosa aveva giustamente messo in agitazi0one gli attuali 35 dipendenti. E’ notizia di pochi giorni fa che la Alken Maes, altro colosso belga della produzione birraria, ha assorbito Affligem, dopo gli opportuni accordi economici con il gruppo Heineken. Il futuro dirà se questa operazione di mercato darà buoni frutti, dal punto di vista produttivo e qualitativo: quest’ultimo aspetto infatti, nel recente passato, aveva sollevgato più di una perplessità fra i consumatori.

Notizia di “straforo” che riguarda sempre il Belgio: domenica 25 Aprile p.v., in Belgio, sarà la giornata che la Federazione dei produttori di birra belgi  dedicherà all’apertutra gratuita di alcuni siti produttivi (l’ Open Brouwerijen dag). Saranno 25, infatti, le birrerie che apriranno le proprie porte per permettere ad appassionati e semplici curiosi di visitare gratuitamente gli impianti e degustare, sempre gratuitamente, i prodotti. La lista delle birrerie che adersicono a questa iniziativa la si può consultare qui. Per chi fosse da quelle parti, o avesse intenzione di andarci, questa sorta di “cantine aperte” in stile birrario è un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

Mikkeller: una curiosità che il sito americano Beernews mette a disposizione di tutti gli appassionati. E’ possibile vedersi una lunga ed interessante intervista (40 minuti circa, in inglese) a Mikkel Borg Bjergsø, patron del rinomatissimo birrificio danese spesso ospite fra le pagine di questo blog. Altrettanto interessante scoprire chi è l’intervistatore, anche lui spesso ricordato in vari post di questo blog …. Inconfondibile la maglietta che indossa, come altrettanto degno di nota è l’abbigliamento dell’intervistato …

E veniamo al birrificio di cui si è molto parlato in questi ultimi giorni, la Brouwerij The Musketeers, trionfatrice all’ultimo Zythos. Kristof De Roo, Rikkert Maertens, Stefaan Soetemans e Sven Suys, quattro mastrobirrai (quattro come i famosi moschettieri) tutti diplomati a Ghent, decidono nel 2000 di dar vita a Ursel, nella parte orientale delle Fiandre) a questo progetto produttivo autonomo, vista la difficoltà incontrata da ciascuno di loro nell’ inserirsi nel già affermato mondo produttivo della birra belga. La prima birra prodotta in maniera “significativa” è una birra bionda, a cui viene assegnato il nome di Troubadour; nelle intenzioni dei quattro infatti questa birra doveva poter viaggiare per portare in giro gioia e spensieratezza, un po’  come gli antichi “trovatori” medievali, che andavano di paese in paese a rallegrare gli abitanti con le proprie storie, Nel 2003 i quattro mastribirrai affiancano alla bionda la Obscura di 8,5°, anche sull’onda della richiesta che il mercato ne fa, mercato che ha dimostrato di apprezzare il primo prodotto di questa brouwerij. Ad esse si è da poco aggiunta la Magma, della quale abbiamo più volte parlato, recentemente. Tutta la produzione si svolge attualmente presso la De Proef. Avendo bucato la Magma allo Zhytos, due parole sulle altre due birre di questa brouwerij, assaggiate entrambe al Cambrinus di Bruges.

La Obscura è la seconda nata in casa dei The Musketeers, ed è il risultato di 18 mesi di esperimenti produttivi effettuati prima di metterla in commercio. E’ definita una belgia mild stout (anche se a me sembra più una brown ale un po’ più morbida) e come spesso mi capita,  trovandomi di fronte ad una stout belga, cerco in automatico somiglianze/differenze con le “cugine” irlandesi. Molto più beverina e mediamente più articolata, l’Obscura, 8,5% vol. ha un bel colore scuro,  non nero, un marrone profondo leggermente  virante sul rosso/bruno, che la discosta nettamente dalle irlandesi; la schiuma è cremosa,  più ricca e più persistente, e con un tenore alcolico di base nettamente più pronunciato. Il naso è realmente molto ricco, più “profondo” rispetto alle corrispondenti irlandesi: malto, frutta rossa, caffè, tostato, un accenno di cioccolato. Il corpo è rotondo, mediamente frizzante e comunque più frizzante delle irlandesi, che rivela un bel carattere maltato (quattro, infatti, sono i tipi di malto usati) e una bella asciuttezza di fondo; rifermentata in bottiglia, è morbida e cremosa, non pastosa, robusta di alcool, dotata di un  retrogusto complesso (liquirizia, un leggero amaro di luppolo, caffè tostato), decisamente asciutto, e comunque ricco e variegato. Giudizio finale: buona, molto buona

La Troubadour “classica” invece è una bionda belgian ale di 6.5°, ad alta fermentazione, con rifermentazione in bottiglia. Una bella birra, “tranquillamente” beverina, e dissetante, con un corpo relativamente ricco e sicuramente ben costruito. Leggermente opalescente ha schiuma abbondante, fine e cremosa, e un naso fresco e pungente di lievito. Ben maltata e delicatamente luppolata, presenta all’olfatto note leggermente citriche e fruttate, mentre il gusto rivela linearità classica e freschezza gustativa. Decisamente frizzante, mantiene fin da ultimo il proprio carattere prevalentemente maltato, senza lasciar fuggire anche l’altra componente, equilibratamente luppolata. Buona, molto buona anche questa … in attesa di mettere le mani sulla Magma

Lascia un commento