Sabato del villaggio a Greve …

….. provincia delle Fiandre. Fine settimana all’insegna delle Flemish ales e delle lambic , in quel di Greve. La scusa era buona (degustazione di lambic e di sour beers), ma è comunque sempre un piacere incontrare il Piso e la Michela, publicans del Chianti. Aperti da meno di un anno (qui di lato una delle foto che gli appassionati degustatori fiorentini di Pintamedicea hanno scattato nel giorno della inaugurazione), solo il prossimo ottobre festeggeranno  il primo compleanno della Birroteca; poco il tempo, ma sufficiente per occupare già un posto di tutto riguardo nel contesto dei locali della “buona birra” in Toscana. Non è facile, infatti, dalle nostre parti (Prato, Firenze, Pistoia) trovare posti nei quali scelta birraria e competenza nel servirla si manifestino in contemporanea: Greve, con la sua Birroteca,  è uno di questi (assieme al Bruton, un po’ più spostato, a Lucca, e al Principe, alla periferia di Montecatini, “mentore” di una schiera foltissima di birrofili). Posto in una delle piazze principali di Greve, in pieno Chianti, oltre alle spine della HB, la Birroteca ha una corposissima lista di birre in bottiglia, ricca e variegata, indice della grande curiosità gustativa di Michela e Piso, definita anche grazie ad importanti collaborazioni con intelligenti importatori italiani di birre estere (Ales & Co  per tutta l’area anglosassone; Alex Liberati  per una stupefacente serie di birre made in USA, Olanda e Danimarca; Birrerya per il settore-Belgio).

Una delle olandesi di cui sopra è stata la prima sour ale che ho assaggiato: Vlaams & Holland (fiamminghi e olandesi), un’ambrata di 5,6°, ricchissima di lieviti in sospensione. Una sour ale, o flemish ale che dir si voglia, del tutto particolare (difficile pensare ad una De Molen  “normale”), in una elegante bottiglia da 0,75 con tappo “ripassato” da ceralacca verde. Una parte viene fatta rifermentare in botti di vino Bordeaux, un’altra parte invece in botti di whisky: al momento giuste le due birre (che è però la stessa birra) vengono miscelate. Il tutto con il lactobacillus al lavoro. E ha lavorato bene, mi sento di poter dire. Meno acida e aspra di quello che mi aspettavo, relativamente morbida, la parte maturata nelle botti di Bordeaux, a mio parere, che prende il sopravvento sull’altra, caratterizzandone l’insieme. Relativamente poco frizzante, dalla scarsissima schiuma, ha aroma maltato, legnoso, terragno, e quindi abbastanza rustico, con un pizzico di asprezza e di acetico (ma veramente lieve). Il corpo è beverino, relativamente poco alcolico, con un maltato biscottato e, anche qui, relativamente legnoso, ma intrigante e ricco di sfumature. Finale pulito, palato più che soddisfatto.

L’altra sour ale degustata non era per me una novità, e ne avevo già parlato: la It’s Alive della Mikkeller, o, come l’ho definita nel posto a lei dedicato, una Orval (alla quale la birra danese vuole essere un tributo) tradotta in danese, nella lingua produttiva della Mikkeller. La It’ Al(r)ight, sempre della Mikkeller, mi ha “impressionato” un po’ meno. Scarsina di alcool (4,5°), malti caraMunich  e pale, luppoli hellertauer e styrian goldings, e i “soliti” bretta. Leggera, un po’ di deficit nella personalità complessiva, asprina il giusto, scappa veloce, amarognola e amaricante, relativamente fuggevole.

Non sono un patito di lambic, ma per la Vigneronne (5% vol.) della Cantillon  ho fatto un’eccezione. Una druivenlambic, cioè una lambic con l’aggiunta di acini di uva Muscat, quelli raccolti proprio alla fine della vendemmia, ad ottobre inoltrato. Il fruttosio di cui gli acini sono ricchi conferisce a questa birra una morbidezza relativamente più accentuata, frutto anche della lunga maturazione in botte. Bella limpida, scarsissima schiuma, naso delicatamente vinoso più che acetico, parente neanche tanto lontano di quello caratteristico di alcuni vini bianchi morbidi e corposi. Secco e asciutto il finale, contraddistinto sempre dall’eleganza e dalla delicatezza produttiva del maestro Cantillon, uno degli ultimi a potersi ancora fregiare (come si può vedere dall’etichetta di questa birra) della stella a sei punte, simbolo degli alchimisti e anche dei birrai (quelli bravi).

Altre birre ho assaggiato, altre ne ho portate via per successivi assaggi; di tutte queste ne parlerò. Andare a Greve  e ritornarne via a mani vuote è, comunque, sempre difficilissimo (direi impossibile). Provare per credere.

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