Un’IPA italiana, tripla…

… di un birrificio italiano del quale non conoscevo personalmente i prodotti, ma del quale in giro si dice un gran bene. La TriplIpa del birrificio teramano Opperbacco, brassata per rendere omaggio a due stili e tradizioni birrarie molto care a Luigi recchiuti, patron del birrificio stesso.

La tradizione belga, quella legata allo stile delle beers“triple” (alla quale Luigi si è ispirato per l’uso di malti e lieviti)  e l’innovazione americana, che si esprime nella rivisitazione dello stile anglosassone delle IPA (dalla quale sempre Luigi ha ricavato utili indicazioni per la luppolatura “giusta” da dare a questa birra). Simcoe, Columbus, Saaz e Amarillo (anche in dry hopping): questo il tessuto amaricante della TriplIpa (l’immagine della bottiglia qui di fianco è tratta dal sito Birraland), dal significativo IBU di 56, che la rende nettamente asciutta e relativamente beverina. Una birra di successo: si è già ”beccata” un bel 90/100 nelle votazioni dei beerhunters di Ratebeer, e sta vivendo un periodo di grazia sul mercato norvegese, dove ha venduto più di 2500 bottiglie in due mesi. La birra ha un bell’aspetto, dal bel colore dorato carico, la schiuma è ricca e relativamente persistente. L’aroma è il trionfo del luppolo:un luppolo fruttato, leggermente agrumato, ricco e molto “invadente”, anche se non stucchevole. Il corpo è rotondo, dalla beverinità non proprio spiccata: il luppolo la condiziona molto, con un amaricante netto e deciso  che richiede un paio di pause durante la bevuta. Ha carattere, deciso, con il malto che comunque alza la testa con sentori mielati e un alcool consistente, che la luppolatura stempera e accompagna. Me l’aspettavo un po’ più “varia”, visto l’importante e variegato uso dei luppoli, ma il giudizio resta  comunque più che positivo, corroborato dal finale lungo ed equilibrato che la TriplIpa è in grado di garantire. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,8% vol.

Due parole anche sul birrificio di Notaresco (TE), in contrada Casarino. La zona, quella dove si trova il birrificio, è molto nota per la produzione vinicola: per questo, Luigi Recchiuti, patron e anima del birrificio teramano , ha scelto come proprio logo il famoso Bacco di Caravaggio, con la variante rappresentata da un evidente bicchiere di birra al posto del calice di vino. 41 anni, ex agronomo, una lunga gavetta da homebrewers e i “soliti” problemi burocratici: questa in breve, la scheda del produttore e del “prodotto”. La prima cotta ufficiale è del 5 febbraio del 2009 (fatta con l’ “assistenza” di Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo), ma se l’UTIF non avesse, con un suo rigetto, rallentato vistosamente il progetto, Luigi Recchiuti avrebbe cominciato da molto prima (il birrificio è stato “fondato” assieme alla moglie nel 2008) a produrre e commercializzare le proprie birre (in attesa delle necessarie autorizzazioni non era comunque rimasto con le mani in mano: aveva già aperto un beer shop on-line e un proprio locale di mescita .

La birra, quindi, come passione e professione. Passione che nasce una decina di anni fa, affinata poi da innumerevoli esperimenti produttivi casalinghi, viaggi di studio (Belgio) e importanti amicizie italiane (Leonardo di Vincenzo, fra tutti). Con il sostegno di Sviluppo Italia, Luigi riesce ad aprire il proprio birrificio nel 2009, con un impianto costruito da un artigiano di Vasto (seguendo i consigli sempre di Leonardo), e brassa, attualmente,  già cinque diverse birre, la 4punto7, la Bianca Piperita, L’una, la TriplIpa e la 10 e lode, nate da ricette di ispirazione belga, tedesca e inglese. Il valore aggiunto di ciascuna è rappresentato dall’acqua che il birrificio impiega, quella proveniente dall’acquedotto del Ruzzo , che “pesca” nel grande bacino del dal Gran Sasso. Austero ed essenziale, anche nella grafica che contraddistingue i propri prodotti, Luigi è molto legato agli altri due esponenti di punta della produzione birraria abruzzese (Jurij Ferri di Almond22 e Massimiliano di Prinzio del Birrificio Maiella ), con i quali ha da non molto (2008) fondato un’associazione culturale Birrai-Homebrewer abruzzese

4 Responses to “Un’IPA italiana, tripla…”

  1. Notizie dai blog su 9 birre per l’estate, quali sono le vostre?

    […] Un’IPA italiana, tripla… … di un birrificio italiano del quale non conoscevo personalmente i prodotti, ma del quale in giro si dice un gran bene. La TriplIpa del birrificio teramano Opperbacco , brassata per rendere omaggio a due stili e tradizioni birrarie molto care a Luigi recchiuti, patron del birrificio stesso. blog: inbirrerya.blog | leggi l'articolo […]

  2. 3 x Opperbacco | inbirrerya

    […] Opperbacco, la “creatura” di Luigi Recchiuti è diventata ormai “grande; tre anni di attività (il birrificio è stato aperto nel 2009) sono già abbastanza, di questi tempi, per “certificarne” lo stato dell’arte, per verificarne il raggiungimento degli obiettivi prepostisi, per dare un’occhiata significativa alla tendenza produttiva. Non sono poche le birre che in questi tre anni sono uscite dagli impianti di Notaresco, nessuna di esse banale o scontata, tutte segno e simbolo di una bella mentalità produttiva, di una fantasia ricercata nella scelta delle materie prime, di una comptenza tecnica nel produrre davvero degne di nota. Tre le sue birre che ho bevuto in queste ultime settimane, tutte e tre davvero meritevoli di essere raccontate. […]

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