Tutta roba “pesa”

La prima, la Duvel Tripel Hop: ne avevo parlato, in un post ad essa dedicato, quasi due anni e mezzo fa, in occasione del suo lancio sul mercato internazionale. Birra ad edizione limitata, bottiglia serigrafata, molto elegante, birra più che robusta, particolare, brassata con tre tipi di luppolo (Saaz, Amarillo e Styrian Goldings). 20.000 bottiglie o poco più per questo primo ed unico (fino ad oggi) lotto prodotto dalla Duvel Moortgat di questa birra particolare (che non avevo apprezzato più di tanto). La “riesumo” perchè c’è di mezzo la potenza dei social network. Per ammissione dello stesso Johan Van Dyck, direttore del marketing di Duvel, la brouwerij belga ha deciso di ri-produrre una seconda volta questa birra, perchè le richieste di un “corposo”  gruppo su Facebook, autochiamatosi “Vogliamo la Duvel Tripel Hop” non potevano rimanere inascoltate. Folgorati dalla loro prima (ed unica, ad oggi) esperienza degustativa, ben 10.000 persone hanno dato vita a questa nuova forma di “condizionamento” produttivo, chiedendo a gran voce alla Duvel di rimettere mano ai tini di produzione. E la Duvel li ha accontentati, sembra. E’ questo il futuro?

La seconda birra “pesa”. Di questa non si sa ancora il nome, mentre se ne conosce la data di nascita, il 21 Agosto prossimo. In quel giorno la Stone Brewing di Puerto Escondido, California, celebrerà il suo 14° compleanno, e come per gli anni precedenti (usanza tipicamente americana, ne avevamo già parlato per la Lost Abbey/Port Brewing), lo festeggerà con una nuova birra, brassata per l’occasione. Si sa che sarà una Imperial IPA, di stile anglosassone, brassata con luppoli East Kent Goldings, Target e Boadicea, varietà, quest’ultima, raramente usata negli USA. Verrà organizzato, per l’evento, un vero e proprio “festival degustativo”: impressionante l’elenco delle birre presenti alla scorsa edizione, veramente impressionante.

La terza birra “pesa” di questo brevissimo elenco: la Panzer Imperial Pilsner della Port Brewing Brewery. Io sono sempre portato a pensare che il nome di una birra difficilmente è scelto a caso, così come la veste grafica (leggasi 
etichetta) del prodotto stesso. O almeno, quelli bravi fanno così. L’etichetta della Panzer fa intravedere (dal “solito” oblò) un omino scamiciato con elmo uncinato seduto, con binocolo in mano, su di un panzer, che scruta lontano. Il panzer, innanzitutto: il termine panzer deriva da plattenpanzer (piastra per proteggere la pancia), una specie di armatura/corazza che i soldati di ventura tedeschi indossavano nel XVIII secolo quando vennero a combattere in Italia. Panzer che diventa sinonimo di carrarmato, protagonista principe di quella particolare tattica militare detta blitzkrieg usata dall’esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale. Sinonimo di carrarmato, a sua volta sinonimo di forza e potenza, di qualcosa di massiccio, come questa imperial pilsner di 9,5° in effetti è. Una imperial pilsner, dicevo, tipologia birraria molto americana (“capeggiata” dalla Samuel Adams Hallertau Imperial Pilsner) nella quale mi ero già imbattuto due volte: la prima, parlando della Collaboration n° 1, la seconda, parlando della italo/americana My Antonia. Brassata a fine estate, la Panzer, con una camionata di luppoli ceki e tedeschi (Tettnang, Hallertuaer e Saaz), questa strong lager da una bella botta gustativa, con un corpo decisamente robusto e un amaricante che sembra aggrapparsi per un tempo lunghissimo a ciascuna (e tutte) papilla gustativa. Bel colore dorato, leggermente opaco, bella la schiuma fine e a bolle mediamente grosse. Il naso è robusto di malto, leggero di note leggermente citriche, e finisce per arrotolarsi addosso ad una luppolatura secca e floreale. Il tosto viene quando la si comincia a bere: non spiccatamente frizzante, ha corpo massiccio, nettamente amaro e amaricante, nel quale le note maltate non emergono quasi per niente. Una esplosione di luppolo, un luppolo classico, “europeo”, non molto fantasioso nè variato. E qui sta, per me, poco appassionato di pils, un po’ il suo limite: abbastanza monocorde, costruita per colpire più che per stupire. Le note amare proseguono per un tempo lunghissimo, saturando palato e testa. Una vera birra da blizkrieg (la bevi e ti stende fulminenamente, lasciandoti poco tempo per organizzarti), per sorseggiare la quale si rende quasi indispensabile l’essere dotati di una bella “piastra protettiva“.  Per qualcun altro, è la birra ideale per guardare il tramonto seduto sulla torretta di un carrarmato tedesco. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 9,5% vol.; ©Alberto Laschi.

5 Responses to “Tutta roba “pesa””

  1. IINDASTRIA

    personalmente sono rimasto un po’ deluso dalla panzer; me l’aspettavo più decisa. Invece scende giù abbastanza facilmente senza soddisfare né il naso, né il palato. Il carattere dei luppoli europei si sente, ma non si va molto oltre.

    Va detto che, sbagliando l’ordine, avevamo bevuto prima una nogne double IPA e sicuramente la tolleranza all’amaro era già settata molto in alto.

  2. alberto

    Concordo perfettamente: “abituato” male dai prodotti della Port Brewing, mi aspettavo molto di più.

  3. saerdna

    speriamo che questa volta la tripel hop non la facciano infetta…

  4. alberto laschi

    Anche quelli bravi, dunque, c’hanno le proprie magagne …

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