Interessante, molto interessante l’articolo scritto da Charlie Papazian in riferimento ad un libro scritto da Stephen Bubner sulla storia dell’uso delle erbe medicinali nella fabbricazione della birra, e della loro successiva “sostituzione” con il luppolo. Riassumendo a grandi linee il contenuto del libro, Papazian sottolinea come nella prima fase storica della produzione birraria preponderante era l’uso delle erbe e delle spezie, che vide la sua massima espressione in Belgio nel gruyt, del quale ogni birraio degno di tale nome conservava gelosamente il segreto. Questo faceva della birra un vero e proprio pharmacon, un mezzo attraverso il quale veicolare in colui che la
beveva gli effetti benefico/curativi che ogni erba impiegata portava in dote. E cita alcuni esempi: la liquirizia, aggiunta alla birra, è un buon rimedio per contrastare lo stress, l’erba di san Giovanni come antidepressivo, l’abete rosso aiuta a prevenire lo scorbuto, lo zenzero è utile per curare alcune disfunzioni sessuali, l’achillea e il rosmarino aiutano a ravvivare la libido assopita, il sambuco è un efficace antiossidante. Tutte queste erbe, assieme ad altre, venivano impiegate nel medioevo da quasi tutti i mastri birrai (che spesso erano anche monaci).
L’autore del libro individua nell’Editto tedesco della Purezza del 1514 il decisivo punto di rottura di questa tradizione, e lo mette in stretta correlazione con la Riforma Protestante (Lutero, d’altra parte, affiggerà le proprie 95 Tesi sulla porta dell’abbazia di Wittenberg solo tre anni dopo, il 31 Ottobre 1517). La legge che tendeva a proteggere il consumatore finale nei
confronti di possibili alterazioni del prodotto, nella pratica restringeva di molto il campo degli ingredienti usabili: dal momento in cui l’editto venne pronunciato, si poteva fare birra solo con orzo, luppolo e acqua (il lievito era ancora il convitato di pietra, non conoscendone natura e azione). Quasi come se il mutato clima religioso di quell’epoca avesse bisogno di condizionare anche attraverso questo canale il modus vivendi delle persone. Si dice basta all’uso fantasioso e generoso di erbe e spezie fatto fino ad allora nel produrre birra: si preferisce, o meglio, si prescrive di usare il luppolo, sicuramente più “soporifero” e meno “licenzioso” di tutte quelle sostanze che avevano reso la birra (sotto l’influsso culturale della Chiesa Cattolica) una piacevole bevanda, oltre che pharmacon e alimento sostanzioso. Charlie Papazian, tenuto conto di tutto ciò, fa un passo ancora più in là, per esplicitare il concetto: l’Editto della Purezza assomiglia molto all’odierna sventagliata di “no” a riguardo di molte sostanze ritenute “scorrette”: alcool, tabacco, caffeina, grassi etc. etc. La storia che tende a ripetersi, quindi. Ma quella narrata da Papazian è comunque una bella storia.
Dato che siamo in America, ci rimaniamo, con altre due notizie.
Avevamo già descritto la bella abitudine che c’è da quelle parti di celebrare un vero e proprio compleanno della birreria, quasi sempre con una birra
brassata solo e soltanto per quella occasione. Abbiamo ricordato la Port Brewing con la sua linea delle Anniversary Ale, e la Stone Brewing , che fra poco più di un mese organizza la propria, di festa. In perfetta “sintonia produttiva” con la Stone e con l’attuale andazzo modaiolo, la Great Divide annuncia attraverso un canale sempre più in voga in questo momento, Facebook , per il prossimo 12 giugno la propria 16° festa di compleanno, e la birra che sarà al centro dei festeggiamenti, la Great Divide 16th Anniversary Wood Aged Double IPA. Ancora una dubbel/imperial Ipa, dunque, invecchiata in botte, non una novità assoluta, comunque, visto che la birra non è altro che la riedizione della birra celebrativa dello scorso anno, brassata sulla base della loro pluripremiata Denver Pale Ale.
Ultima notizia per un italiano che sbarca in America, un altro dopo la coppia Teo Musso – Leonardo Di Vincenzo . Alex Liberati, dopo la sua grande performance nella veste di intervistatore di Mikkeller , fa il lavoro che gli riesce sicuramente meglio, riuscendo a far arrivare sul mercato americano le proprie birre, le 4 della Woodwork Series . E’ il prestigioso importatore americano Shelton Brothers che aiuterà Alex a fare il grande salto: un riconoscimento meritato, oltre che dovuto, ad un grande talento birrario.
