Due modi diversi di “invecchiare”

Il parallelo fra le due birre delle quali parlerò qui di seguito può sembrare un po’ azzardato, vista, soprattutto, la diversa tradizione “storica” che c’è alle spalle di ciascuna delle due: “mostruosa” per la prima (la Chimay Dorée), recentissima per la seconda (The Woodwork Series, maturata in botti di rovere francese). Il parallelismo però l’ho ricercato volutamente, degustando la prima (la Chimay) 2 anni dopo la sua scadenza naturale impressa sull’etichetta (2008) e la seconda a tre mesi di distanza dal precedente assaggio dell’altra birra del birrificio romano Revelation Cat, quella fatta maturare in botti di acacia. Quindi nessun paragone fra le due, ma solo la curiosità di vedere “l’effetto che fa” del tempo su due birre, una conservata in vetro, l’altra maturata in botte.

La Chimay dorée è la quarta sorella del range produttivo dei trappisti belgi di Notre Dame de Scormount, quella che si trova con assoluta minore facilità, solamente “in loco”. E’ la birra dei frati, nel senso che è la birra che quasi ogni giorno è servita alla mensa dei monaci di Chimay, ed è la birra che si può acquistare (e degustare alla spina) all’ Auberge de Poteaupré, posto a pochi chilomentri dall’abbazia, dove si possono degustare tutti i prodotti dell’abbazia stessa. Bionda, 4,8% vol. alc., è assolutamente birra da tutto pasto, con meno personalità delle altre magnifiche tre, ma che comunque riesce a ritagliarsi un ruolo dignitoso nel contesto produttivo dell’abbazia. Il tempo (l’ho bevuta a distanza di due anni dalla scadenza, lo ricordo) le ha reso un po’ meno giustizia, sottraendole ancora un po’ di personalità (che di per sè era “solo” normale). Di molto evaporata  la componente alcolica, già di per sè low, naso leggermente scarso, che conserva comunque le sue caratteristiche di freschezza fruttata, schiuma dalla ancor più veloce scomparsa. Perdendo (o attenuando) un po’ della propria alcolicità, la Dorée “scaduta” si è rivelata nettamente watery, dal corpo veramente sgusciante, fresco ma anche molto acquoso, scarsamente carbonato e non molto ricco dal punto di vista gustativo. Un luppolo leggero leggero, la tessitura del malto abbastanza sgranata, il fruttato che dall’aroma si trasferisce anche nel gusto, questo ancora relativamente marcato. Lascia una bella impressione di freschezza, ma niente di più. Risultato: la Dorée non è certo birra da far invecchiare, va bevuta, quando uno ne ha la possibilità, al momento, quando può dare il meglio di sè.

The Woodwork Series, la versione dell’ IPA da 11% vol. alc.  maturata in botti di rovere francese. Sarà stato l’intervallo di tempo trascorso tra il precedente assaggio e questo, che ha un poco attenuato ricordi e sensazioni, ma la birra che ho assaggiato l’ho trovata molto diversa dall’altra, quella maturata in botti di acacia. Diversa, non migliore o peggiore. E forse è proprio un effetto “voluto”, o comunque direttamente conseguente all’impiego di un legno diverso per la botte. Quindi l’esperimento messo su da Alex Liberati è riuscito: è dimostrata cioè  la tesi che legni diversi danno risultati diversi, seppur con la medesima birra. Creando un termine che non esisteva prima, questa birra, a mio parere, si è “stillenachtizzata“, e vuol essere un complimento. Ha assunto cioè una quantità maggiore di calore e alcolicità, risultando così più robusta e complessa della sorella. A dirla tutta, il nelson sauvin, ha perso un po’ di forza aromatica e gustativa, lasciando spazio ad uno spettro gustativo più orientato sul dolce candito, sul miele, sull’alcolico maltato e robusto. Ha una consistenza e una ricchezza fruttata (di frutta bianca e candita) che l’avvicina molto alla splendida birra natalizia del De Dolle, e regala forza e complessità. Ancora complimenti.

3 Responses to “Due modi diversi di “invecchiare””

  1. Chimay, Orval, Palm | inbirrerya

    […] che avevo assaggiato anni fa proprio all’Auberge e che poi avevo ri-assaggiato nel corso di un … esperimento di invecchiamento, della quale porto ancora (nella sua versione “fresca”) un piacevoloe ricordo. Una […]

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