“Strategie” legislative americane e la Flying Dog Raging Bitch

I su e giù delle borse, non solo europee, di questi ultimi giorni sono quasi sicuramente il segnale che la bufera della crisi economica globale non si è ancora definitivamenet acquietata. Le rogne sono ancora in giro, e sembra che ci sia qualcuno che ci stia mettendo anche del suo per ingarbugliare ancor più la matassa. Qualcun altro però sta cercando di aprire qualche spiraglio, anche attraverso l’adozione di una nuova (o diversa) “strategia” fiscale. La notizia (e il segnale) ci viene dall’America, dove due politici di rango (John Kerry e Mike Crapo, rigorosamente bipartisan) hanno avanzato una proposta di legge federale tesa ad alleggerire il prelievo fiscale dei vari stati della Federazione nei confronti dei birrifici artigianali americani. Il ragionamento che c’è dietro questa proposta di legge è (relativamente) semplice: l’industria artigianale birraria americana è di molto cresciuta negli ultimi tempi, raggiungendo volumi produttivi ed introiti finanziari più che significativi, costituendo uno dei pochi segmenti produttivi non in rosso dell’intera economia americana. “Adesso che la crisi è alle spalle” (dice in maniera molto ottimistica il senatore John Kerry), bisogna dare ossigeno alla ripresa: nello specifico, bisogna aiutare i piccoli birrifici ad espandere ancor di più il proprio business, attraverso una graduale diminuizione delle accise federali. Il senatore infatti propone (assieme ad altre misure)  di ridurre da $ 7 a $ 3,5 l’accisa da pagare per ciascuno dei primi 60.000 (!) barili di birra prodotti, e da  $ 18 a $ 16 per tutti i barili da 60.001 a 2 milioni (!!), fissando, nel contempo, proprio in 2 milioni il numero massimo di barili da poter produrre se si vuole essere considerati “birrifici artigianali” (con le realtive agevolazioni). Da uno studio commissionato alla facoltà di Harvard, i benefici derivanti dall’approvazione di questa legge sarebbe quantificabili in circa 2.700 nuovi posti di lavoro per i primi 18 mesi, con  una media di 375 nuovi posti di lavoro all’anno per i successivi 4 anni, che compenserebbero ampiamente i diminuiti introiti fiscali statali. Il tutto in un contesto produttivo che conta già in America qualcosa come 1.500 piccole birrerie e occupa quasi 100.000 persone, generando più di 3 miliardi di dollari in salari e 2,3 miliardi dollari in imposte sui consumi e contributi sul personale. Poi si può disquisire ampiamente sulla definizione di “birrificio artigianale”, già non semplicissima in America, e ancor più lontana dal target al quale siamo abituati qui in Italia. Ma il segnale, di per sè, è  più che positivo, di segno quasi opposto alla tendenza italica di appesantire sempre di più l’accisa statale sulla produzione della birra, il cui peso poi si rischia di dover “scaricare” necessariamente sul consumatore finale. Speriamo che l’iniziativa americana (che è possibile monitorare in tempo reale ) faccia drizzare le antenne a qualcuno anche qui in Italia ….

Restando in America, la seconda parte di questo post è dedicata alla Flying Dog Brewery, che ha organizzato per il prossimo 19 Giugno l’annuale edizione (questa è la terza) della Gonzo Fest , evento promosso dalla Gonzo Foundation (strettamente legata, come è ovvio, alla brewery) la cui  mission dichiarata  è “to promote literature, journalism, and political activism through the legacy of Hunter S. Thompson“. Il tutto legato anche alla buona birra, perchè è ovvio (per loro) che good people drink good beers. Per chi capitasse da quelle parti ….

A me invece è capitato, per fortuna, di mettere … nel bicchiere la famosa Raging Bitch, la loro Belgian IPA di 8,3% vol. alc. e 60 IBU, prodotta per celebrare come si deve il 20° compleanno della brewery di Aspen. “Ci sono voluti venti anni per arrivare da lì a qui“, disse poco più di un anno fa (quando questa birra è stata messa per la prima volta sul mercato) Ralph Steadman, disegnatore di questa e di tutte le altre (splendidissime e provocatorie) labels della Flying Dog. Ed è sicuramente un bellissimo punto d’arrivo, questa birra ambratona, corposa, robusta, ricca ed un pochino eccentrica, che coniuga sapientemente tradizione e lieviti belgi con l’innovazione “luppolariamente” esplosiva made in USA. Warriors, Columbus e Amarillo, con dry hopping ad opera dello stesso Amarillo, malto Crystal, per una birra dal bel colore ambrato, un po’ torbido, che regala un dignitoso cappello di schiuma bianca, pannosa e cremosa. L’aroma è veramente dominato da una miriade di gradevoli note fruttate, con il mandarino su tutto, portato in dote dall’Amarillo così diffusamente impiegato. Un naso veramente ricco, forse anche un pochino troppo “grasso”, ma comunque spettacolare per esplosività. In bocca si fa notare, non passa certo inosservata: ha struttura solida, che ricorda un po’ quello delle Triple belghe, dove si ritrovano tutti o quasi i gusti fruttati presenti nell’aroma, una bella base maltata, e un finale dal carattere eccezionalmente luppolato, ben preparato da una frizzantezza diffusa e non prevaricante. L’alcool c’è, ma non è troppo: è quello giusto, che contribuisce a regalare una sensazione generale di calore e compiutezza. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,2% vol.

3 Responses to ““Strategie” legislative americane e la Flying Dog Raging Bitch”

  1. IINDASTRIA

    la RB mi è piaciuta abbastanza. Condivido la tua analisi.
    Della FD ADORO la gonzo, mentre le altre loro birre che ho bevuto mi hanno lasciato piuttosto deluso.

  2. alberto laschi

    Delle Fliyng Dog sto “finendo il giro” della degustazione dei loro prodotti (me ne mancano un paio). Per innovazione, robustezza e peculiarità ad ora quella che mi ha più soddisfatto è la Double Dog, una Double Pale ale che mi ha molto colpito (e della quale parlerò appena possibile)

  3. Beer in the UK | inbirrerya

    […] rosea, ad eccezione, forse, degli USA, dove in molti stati sono state varate leggi atte ad alleggerire la pressione fiscale sulla birra, il cui mercato è (conseguentemente a ciò?) in forte crescita. Il noto […]

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