Due birre dal Pianeta della Birra

A qualcuno piace chiamarla così, la Germania, il “Pianeta-birra” per eccellenza. Difficile dar loro torto: primo paese produttore di birra in Europa (nel 2008  102 milioni di ettolitri prodotti), 1300 (circa) birrifici attivi con circa 5.000 marchi prodotti, più di 200 brewpub aperti negli ultimi 15 anni, un consumo pro-capite attestato stabilmente sopra i 110 litri. Grandi numeri per un grande tradizione, legatissima all’ Editto della Purezza. Un bell’universo da esplorare, anche se le difficoltà non sono poche: come già accennavo in un precedente post, regionalità dei prodotti, parcellizzazione produttiva e poca propensione a far “girare” le birre rendono difficoltosa la reperibilità extra-Germania della maggior parte dei loro prodotti. Attrezzandosi on-line, qualcosa comunque si riesce a trovare; ultimamente ho “pescato” due birre che ho trovato molto piacevoli, la Weltenburger Kloster  Barock Dunkel e la Schneider Aventinus Weizen-Eisbock.

Weltenburger Kloster Barock Dunkel

La birra scura più antica del mondo, brassata nel monastero più antico della Baviera, quello di Weltenburger, adagiato su di un’ansa del Danubio vicino a Kelheim. Fondato nel 617 da due monaci dell’ordine di San Colombano, nell’ 800 “passa” alla regola Benedettina, e dal 1050 (lo attestano carte ufficiali) inizia a produrre birra. Dissoltasi nel 1803, durante l’ondata di secolarizzazione che travolge tutte le istituzioni religiose europee dopo la Rivoluzione Francese, l’abbazia risorge nel 1858, e ad oggi può contare sulla presenza di 14 monaci. Come tutte le altre birre di questa abbazia la Barock Dunkel (che nel 2004 riceve il premio come migliore birra dunkel al World Beer Award , al World Beer Cup di San Diego nel 2008 vince la medaglia d’oro nella categoria Münchner Dunkel , e quest’anno la medaglia d’argento nella medesima categoria) riposa per almeno tre mesi nelle cantine scavate a 40 mt. di profondità nella roccia giurassica che circonda il monastero. Birra pluripremiata dunque, e, a mio modo di vedere, a buon diritto. E’ una delicata ambrata di 4,7% vol. alc., magari non eccessivamente raffinata e/o ricchissima si sapori/odori, ma beverina ed elegante, della stessa eleganza del Barocco, ricordato nel nome. Nel colore compaiono riflessi ramati, la schiuma è abbondante, cremosa e relativamente ricca di malto, cannella, caramello e un leggero sottofondo di cioccolato, equilibrato e piacevole. Il corpo è rotondo, classicamente beverino, come a volte solo nelle birre tedesche succede: l’alcool non invadente, una “acquosità” lievemente pronunciata e la frizzantezza moderata la fanno apprezzare per quella che è: una birra classica. moderata ma non modesta, con un ricordo finale di biscotto e malto delicatamente tostato che viene equilibratamente completato da una luppolatura fine e soffusa. Facile finirla, difficile smettere di berla. Assaggiata in bottiglia da 0,50; Alc. 4,7% vol.; ©Alberto Laschi.

Schneider Aventinus Weizen-Eisbock.

La birra originaria è la weizenbock Schneider Aventinus, birra da 8,2% vol. alc.  creata  nel 1907 (e da allora prodotta initerrottamente) da Mathilde Schneider, “dedicata” dalla Brauerei G. Schneider & Sohn allo storico tedesco della Baviera Johannes Turmair detto Aventinus (1477 – 1534), il primo storiografo tedesco che nel 1550 scrisse in lingua volgare la storia della Baviera. Considerato il fondatore della moderna storiografia bavarese, è stato accolto nel pantheon (Ruhmeshalle) di Monaco e nel Walhalla di Regensburg. Già era spettacolare la versione base: anticipo da subito che è ancor di più eclettica e appagante la versione “ghaicciata”. Perchè, appunto, di una eisbock qui si tratta, una robustissima ambratona di 12% vol. alc. Tecnica ormai collaudta, quella delle eisbock, “sfruttata” fino alla sua estremizzazione da quelli del Brewdog e degli altri tedeschi della Schorschbrauerei, ma che in questo caso da vita non ad un mostro di alcolicità ma ad un ottimo esempio di robustezza e complessità degustativa. Più scura del “modello base”, più concentrata anche nel colore  e nell’aroma: un marrone scuro con riflessi rossastri, e un naso ricchissimo di note sciroppose e caramellate. La frutta matura, un malto ben tostato, un’idea di caffè, e la cioccolata che viene in superficie. Questo è il naso, raffinato definitivamente anche da una delicata speziatura. In bocca è quasi solida, e comunque molto corposa: la si deve degustare, e non bere, sorseggiare con calma e ponderatezza. In questo modo se ne può apprezzare ricchezza, solidità e complessità, un mix che sprigiona le note calde dell’alcool, la rotondità e la dolcezza non stucchevole di un bel malto caramellato, e  la delicatezza finale data da un’astringenza e una pulizia torrefatte. Bevuta nel momento giusto e alla temperatura giusta è un vero spettacolo. Bevuta in bottiglia (numerata) da 0,33; alc. 12% vol.; ©Alberto Laschi.

2 Responses to “Due birre dal Pianeta della Birra”

  1. Le tedesche “scadute” | inbirrerya

    […] quando l’ho assaggiata, tempo addietro, entro i parametri “di legge”. Birra che il monastero che da più secoli al mondo produce birra dedica ai fratelli Asam, costruttori dell’antica chiesa interna al monastero, ha  robusta […]

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