Non ci potremo essere …

… e quindi lo “celebriamo” in anticipo. Si tratta di Nicola Perra, mastrobirraio del birrificio Barley, dell’amico Nicola Perra, eletto “birraio dell’anno” grazie ad una indagine fra quaranta esperti del mondo birrario italiano promossa dal web magazine Fermentobirra. Riconoscimento quasi dovuto, meritatissimo, per la qualità dei suoi prodotti e la grande filosofia che sta a monte di ciascuna delle birre, che cominciano ad essere tante. Friska, Zagara, BB10, BBevò (versione piatta e versione normalmente luppolata), Sella Del Diavolo, Maccameda (che letteralmente spopolò nell’ultima edizione del Villaggio della Birra), Toccadibò e TuviTuvi, l’ultima nata. Lunedi prossimo, all’Open Baladin di Roma verrà effettuata la premiazione di questo concorso, con le birre di Nicola protagoniste della serata. Non ci potremo essere, e ci dispiace; per rimediare, qui di seguito un breve percorso degustativo legato alle sue due birre che più si addicono a questo inizio di stagione calda: la Friska e la Zagara.

FRISKA

Friska = Fresca, in dialetto sardo. E la prima cosa che viene in mente assaggiandola è: “ma lo sai che fresco che ti fa venire quando là fuori è caldo?” Perfetta per l’estate, o comunque per la stagione calda,  perfetta come aperitivo o per accompagnare piatti freschi di pesce, questa witbier di chiara ispirazione belga. Brassata con fiocchi di frumento e d’orzo, le spezie classiche di una blanche (scorza d’arancio amara, coriandolo) e un luppolo leggero e non invadente. Il colore è quello dell’oro nuovo, leggermente velato, la schiuma è abbondante, cremosa e relativamente persistente, di un bel colore bianco panna. L’aroma è ricco e variegato, dal lievito alla crosta di pane, un che di agrumato, naturalmente, e un tocco citrico che si ripercuote anche nel gusto. Nonostante i alcolici la Friska ha comunque un corpo relativamente consistente e nettamente strutturato: è rotondo, al primo impatto, poi vira nettamente sulle note speziate di coriandolo, agrumate e leggermente acidule, che la rendono perfettamente asciutta e dissetante. Il finale è corretto, magari non molto prolungato, ma che rilascia gradualmente quella sensazione di asciutta pulizia che la rendono perfetta, come dicevo all’inizio, per le calde giornate (sarde e non solo) estive. Assaggiata in bottiglia da 0,75; al. 5% vol.; ©Alberto Laschi.

ZAGARA

Zagara: è il fiore dell’arancio, quello che spesso compone il bouquet delle spose; il miele d’arancio proveniente da apicoltura biologica è uno degli elementi/base di questa birra. Bucheméli (letteralmente “bocca di miele”) è il nome sardo della donnola, vivace (si fa per dire) e vorace roditore, ghiotto anche di alimenti dolci. Questa l’origine dell’accostamento (quasi un divertissement) fra il nome della birra e la donnola rappresentata sulla label di questa birra, la prima (come ci conferma Nicola) di una linea di birre al miele che nel futuro produttivo del Barley dovrebbe ampliarsi. C’è chi la definisce una “birra da bere con il naso”, chi invece una vera e propria “sala giochi”di aromi e sapori: di fatto, anche questa è una splendida produzione del birrificio di Maracalagonis. Una birra dal bellissimo colore aranciato, leggermente opalescente, e dalla schiuma ricca e cremosa, che si “attacca” al bicchiere e non lo molla fino alla fine. Miele d’arancio: di non facile produzione e, nel mondo della produzione birraria artigianale, di rarissimo utilizzo: qui lo si sente nettamente fin dall’aroma, che, logicamente, si rivela decisamente agrumato, con un bella corona di spezie che correttamente lo sostengono. Il corpo è molto rotondo e beverino, la componente alcolica si defila leggermente, contribuendo ad aumentarne la freschezza gustativa. Non molto frizzante, nella degustazione alterna sentori maltati a quelli agrumati, che si ripresentano, come nell’olfatto affiancati da uno speziato tenue e corretto e da un luppolato finale che la rende asciutta e dissetante. Una birra che si fa ricordare, a lungo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5,1% vol.; ©Alberto Laschi.

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